Trovare un buon ristorante a Roma per un pranzo do...

Recensione di del 27/05/2007

Siciliainbocca

51 € Prezzo
5 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 51 €

Recensione

Trovare un buon ristorante a Roma per un pranzo domenicale non è facilissimo, molti sono chiusi e i pochi affidabili sono spesso pieni. Dopo qualche tentativo a vuoto provo a telefonare a “Siciliainbocca”, di cui ricordo una cucina siciliana accettabile e porzioni abbondanti: il locale in via Faa’ di Bruno, dove sono già stato un paio di volte, è chiuso, ma trovo posto per sei nella sede gemella di via Flaminia 390.

L’arredamento delle diverse sale, così come il menu immutabile e consultabile in rete su www.siciliainboccaweb.com, è identico a quello del locale che ho già frequentato. Ceramiche di Caltagirone, un grande murale che riproduce la Vucciria di Guttuso, teste di Gorgoni, arredamento forse un po’ kitsch, ma indubbiamente colorato e allegro. I tavoli sono abbastanza vicini, apparecchiati con tovaglie a quadri bianchi e verdi da osteria, posateria e bicchieri entry level. Il servizio è molto informale, anche troppo per i miei gusti, con la voglia di risultare simpatico a tutti i costi, ma sempre disponibile. Per quanto riguarda la cucina, elenco quanto abbiamo preso commentando solo quanto sono riuscito ad assaggiare. Le porzioni sono state tutte piuttosto abbondanti.


Cinque antipasti.

- Alicette marinate (8,5 €). Condite con aglio, olio e peperoncino fresco, le ho trovate discrete.
- Misto di carpacci (fuori carta a 18 €). Sinceramente insapori, come molti altri dei seguenti piatti.
- Tris di affumicati (12,5 €). Spada, tonno e salmone su letto di rucola, serviti con tre fette di pane abbrustolito e un panetto di comunissimo burro ancora nella stagnola. Anche qui, dove conta la materia prima, c’è da registrare un’assenza di sapore sconcertante, le diverse qualità erano quasi indistinguibili.
- Insalata di mare (10 €) Buona, morbido il polpo, gustosi i due totanetti presenti.
- Caponata di melanzane (8 €).


Due primi piatti (9 € l’uno)

- Sedanino Ciccio Contraffatto, cioè con basilico fresco, zucchine, pepato vecchio. Anonimo.
- Spaghetto catanese. Molto buono nella sua semplicità, la pasta è mantecata in un saporito fritto di aglio e acciughe.


Sei secondi piatti.

In due abbiamo diviso una spigola alla palermitana (con pan grattato), addebitata a 60 €, per un Kg. Decisamente troppo asciutto, perché troppo cotto, il pesce. Questo, unito ad una quantità enorme di pangrattato, ne appiattisce decisamente il gusto.
- Spiedino di Aci Trezza (16 €) Gamberoni, scampi, calamari ed un involtino di spada, spruzzati di salmoriglio, ma con lo stesso problema di tutto il pranzo, l’assenza di un qualsiasi riscontro a livello di papille gustative.
- Involtino di Spada (14 €).
- Misto gratinato (15 €). Cozze, gamberi, vongole, un riccio. Insulso, da dimenticare in fretta.
- Terrina di parmigiana di melanzane (10 €).

Come contorni una grigliata di verdure (6,5 €) chiesta senz’olio ma purtroppo arrivata abbondantemente condita, e tre caponate (8 €), sufficienti.

Le porzioni abbondanti e la giornata calda ci hanno spinto verso dessert leggeri (tutti a 5,5 € tranne i fruttini, a 7,5 €): un sorbetto al limone, un sorbetto al mandarino, un semifreddo alle mandorle, due gelatini di frutta, una cremolata al gelso, l’unica degna di nota. Li abbiamo accompagnati con quattro rosoli e uno zibibbo (2,5 € l’uno, ci è piaciuto il rosolio)

Abbiamo bevuto quattro bottiglie d’acqua (3 € l’una) e una buona bottiglia di Sant’Agostino bianco di Firriato (24 €), scelto da un’ampia (ma c’è qualche buco sui vini “importanti”) carta di vini esclusivamente siciliani dai ricarichi medio-alti, in cui sono riportate le fotografie delle etichette delle bottiglie stesse. Il vino è stato stappato al tavolo ma non proposto all’assaggio.


Abbiamo pagato 307 euro, senza coperto, cioè circa 50 euro a persona avendo preso una bottiglia di vino e soli due primi, per una cucina mediocre, al di sotto di quanto ricordavo, che si dimentica in fretta. Rileggendo quanto ho già scritto mi rendo conto di non aver buttato giù una bella recensione, ma trovo difficile commentare un’offerta dai sapori tanto standardizzati da risultare indistinguibili tra loro, chiaramente senz’anima, se non per la sicilianità esteriormente ostentata, incapace tra l’altro di valorizzare un pescato già di qualità non eccelsa. Sia che l’obiettivo sia mangiare del buon pesce, oppure avvicinarsi alla cucina dell’isola, consiglio di rivolgersi altrove.

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