Buon pesce, ma aspettative deluse

Recensione di del 30/07/2013

Matermatuta

75 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 75 €

Recensione

Con mio fratello siamo stati a cena in questo locale che ci era stato suggerito come uno dei migliori posti in cui gustare le specialità di mare a Roma città. Il ristorante si trova nella parte di via Milano meno trafficata, non si nota molto, l’ingresso è quasi angusto.
Le aspettative erano abbastanza alte e devo dire che da una parte sono state soddisfatte, dall’altra meno. Vi spiego perchè.
Una volta entrati, notiamo che il locale esteticamente non è così appealing come appare dal sito internet. Entrando abbiamo percepito inoltre un odore di pesce non particolarmente invitante.
Un po’ perplessi da quanto entrambi abbiamo rilevato, avanziamo e siamo accolti in modo cordiale e ci accomodiamo. L’ambiente è tranquillo, è composto da due sale con in tutto una quarantina di coperti. I tovagliati sono di un bel color chiaro, buono il cestino del pane.

Il cameriere è giovane e gentile, ci illustra alcuni piatti e ci consiglia il vino, su cui dimostra una buona preparazione.
Come vino optiamo per un Frascati superiore “Luna mater” di Fontana Candida del 2009, un produttore laziale (26 euro). Un vino di buona struttura e complessità, gradazione alcolica 14,5 gradi, taglio di Malvasia, Bombino e Greco. Dal colore paglierino quasi dorato, esprime note fruttate di pesca e floreali. Sapido e con finale lungo. Un vino importante (paradossale per un Frascati), ottimo, che tuttavia, proprio per la sua austerità, è risultato un po’ impegnativo e nel corso della cena mi ha fatto desiderare qualcosa con una bevibilità un po’ più facile.

Come prima portata, ordiniamo un crudo di Matermatuta (40 euro) e i cappellacci di spigola e gamberi in salsa di pomodorini e timo (13 euro). Il crudo è buono, comprende ostriche (fresche, ma non freschissime), tartare (buona in particolare quella di triglia, freschissima), tartufi di mare (uno dei quali non era fresco come gli altri) e altre preparazioni buone ed originali; buoni anche i cappellacci.

Come seconda portata, un’orata alla Vernaccia (sui 22 euro) e un astice alla catalana (36 euro). Buona l’orata, pescata e fresca, anche se la preparazione era abbastanza ordinaria. Monumentale l’astice, preparato al momento con degli ottimi pomodorini e cipolla leggera; era un astice intero, ben preparato, in modo che lo si potesse mangiare senza dover troppo trafficare con gli arnesi o, peggio, con le mani (cosa che detesto e che purtroppo spesso si è costretti a fare perchè in genere questi crostacei vengono preparati senza pensare a chi li dovrebbe poter gustare al tavolo con facilità).
Assaggiamo sul pane l’olio evo che il ristorante produce in una sua tenuta, buono, sapido, fragrante e leggero.

Non prendiamo nulla come dolce perchè proprio non ce l’avremmo fatta, eravamo satolli. I dolci erano invitanti, sui 7 euro l’uno: mousse di ricotta e nocciola, tortino al cioccolato con cuore morbido, crème brûlée, sfogliatelle, un semifreddo al pistacchio. Non abbiamo rilevato tuttavia niente che abbia attirato particolarmente la nostra attenzione.
Chiudiamo con un conto di 150 euro in due.
Concludendo, buoni i piatti, fresco il pesce (ma non tutto all’altezza), l’ambiente delude abbastanza rispetto alle aspettative.

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