Alta cucina a prezzi accessibili

Recensione di del 17/09/2013

Marzapane dolce&cucina

65 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 65 €

Recensione

Ho avuto occasione di leggere di recente una rivista gastronomica che parlava molto bene di Alba Esteve Ruiz, giovane chef (24 anni) e di questo nuovo locale. Spagnola di origine, ha iniziato a lavorare in importanti ristoranti in Spagna ed è approdata in Italia nel 2010.
Marzapane è un piccolo locale con 20 coperti, stile bistrot parigino. E' gestito da due giovani soci, di cui uno è, oltre che collega di lavoro, compagno nella vita di Alba.
Pur essendo diventato uno dei ristoranti emergenti più importanti di Roma, ho notato con sorpresa che sul sito de ilmangione.it non era ancora stato anagrafato.
Ho pensato quindi di fare da “apripista” per i mangioni.
Essendo quasi sempre sold out, avevo prenotato per tempo, per me e mia moglie.
Il locale si trova in una via abbastanza tranquilla, vicino a piazza Fiume.
Lo stile della location è semplice ma curato, tovagliette di carta, tovaglioli di stoffa.
Buono, ma non eccelso, il cestino del pane (prodotto dalla Boulangerie in corso Rinascimento, vicino a Piazza Navona). Si tratta di pane fatto con lievito madre, seguendo le ricette della tradizione francese. La cucina è a vista.
Il menù offre la possibilità di cenare alla carta o di scegliere un paio di menù degustazione, uno a 35 euro e l'altro a 55 euro.
La scelta è abbastanza limitata, la filosofia (che condivido) è di puntare su poche cose fatte bene.
La lista dei vini prevede una buona scelta: alla mescita sono disponibili cinque bianchi, altrettanti rossi e un paio di bollicine. La scelta dei vini a bottiglia comprende una cinquantina di rossi, altrettanti bianchi e una decina di champagne, oltre ai vini da accompagnare ai dolci. Ho notato con piacere che non compaiono i soliti produttori. Sono presenti anche alcune cantine francesi.
I camerieri sono gentili, ci spiegano la composizione dei piatti.

Iniziamo con una entrée (“amuse bouche”), che consiste di un trancetto di rombo cotto al vapore su una salsa vellutata di rucola e feta. Delicata e ottima nella sua semplicità.
Come vino, optiamo per una barbera d'Alba del 2009 di Luigi Pira (30 euro): rosso rubino intenso, al naso si presenta giovane, ma complesso, di buon corpo e caratterizzato da una certa acidità e freschezza.
L'acqua è Lurisia, in bottiglia di vetro (3 euro).

Come prima portata, ordiniamo la quaglia in scapece con fichi e noci (14 euro) e l'ostrica con zenzero candito, crema di mela, eclat d’or, granita di vodka e tonica Lurisia (14 euro).
La preparazione in scapece è tipica del sud Italia, sostanzialmente prevede la frittura e la marinatura con cipolla, aceto e zafferano. La quaglia era servita su una tavolozza di ardesia, prevedeva la coscetta in scapece (delicata) e il petto, la cui cottura in padella era magistrale: una sottile crosticina dorata e fragrante avvolgeva la carne morbida.
L'ostrica era buona, fresca e quasi abbondante, il mollusco adagiato nel centro del piatto, ricoperto dal ghiaccio, perfettamente abbinato al gusto della crema di mela (quasi una mou) e all'amaro della tonica. Mi è stato suggerito di abbinarla ad un bicchierino di calvados francese (ottimo), che, alla fine del piatto, ripristinava la bocca bilanciando l'amaro della tonica e richiamava l'aroma della crema di mela.

Come seconda portata, ordiniamo le pappardelle con tonno di coniglio, pabrella e olive taggiasche (16 euro) e i cappelletti allo zafferano ripieni di pancia di maiale, crema di ceci e brodo alle erbe (15 euro). Buone le pappardelle, profumate alla pabrella, un'erba aromatica usata in Spagna dal profumo simile all'origano ma un po' più intenso; il “tonno di coniglio” riprende una ricetta piemontese, in cui la carne di coniglio viene sfilacciata.
Ottimi i cappelletti (tutta la pasta è fatta in casa), su cui è stato versato al tavolo il brodo alle erbe: erano guarniti da qualche petalo di pomodoro asciugato al forno, perfettamente abbinati al sapore della crema di ceci su cui erano adagiati, il tutto avvolto dal profumo del brodo, leggero e invitante, che sprigionava l'aroma del maiale arrosto.

Dulcis in fundo, il dessert. Per la maggior parte sono prodotti da un pasticcere esterno, un paio sono fatti da Alba. Sono monoporzione e proposti a 6 euro l'uno. Optiamo per uno a base di mousse e ganache di cioccolato (se ricordo bene) e una crema di mascarpone al rosmarino, guarnita con pinoli e fogliette d'oro, entrambi buoni. In abbinamento, visto che amiamo il buon bere, azzardiamo due calici a testa di vini da dessert, rispettivamente: Sherry Pedro Ximenez 20 anni, moscato rosa trentino, moscato d'Asti e un passito dal profumo di mandorla amara, tutti buoni (16 euro in tutto).
Chiudiamo con un caffè, una grappa e un conto di 131 euro in due.

Concludendo, ho finalmente trovato un ristorante con una cucina di ottimo livello a prezzi ragionevoli, locale carino e moderno, buoni i vini, un team di persone giovani, di talento e professionali: ve lo consiglio. Esistono pochi posti con queste caratteristiche. Sicuramente ci tornerò più volte, merita.

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