Eccoci arrivati alla nostra ultima fatica romana, ...

Recensione di del 25/05/2010

Il Pagliaccio

165 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 165 €

Recensione

Eccoci arrivati alla nostra ultima fatica romana, la cena al bistellato Pagliaccio di Anthony Genovese chef e Marion Lichtle chef pasticcera, prendiamo il bus fino a Piazza Navona e in circa 10 minuti, attraversando i luoghi della movida della capitale, arriviamo in via dei Banchi Vecchi sede del ristorante.
Veniamo fatti accomodare in una saletta lunga e stretta con tavoli piccolini e abbastanza ravvicinati, l'arredamento è un mix fra classico ed orientaleggiante, con tovaglie bianche lunghe ed apparecchiatura elegante.
Il gentile maître ci consegna la carta delle acque minerali che ci interessa fino ad un certo punto e quindi ordiniamo una classicissima San Pellegrino frizzante, subito dopo arriva invece, il ben più interessante menu delle vivande che presenta due degustazioni a "sorpresa", uno di dodici portate a € 155 ed una di dieci, proposta a € 135, più una ricca possibilità di scelta alla carta, noi provati dal week-end, ma non troppo scegliamo la degustazione da dieci.
Per il vino dopo aver dato una sbirciata alla carta, e non sapendo la sequenza delle portate decidiamo di affidarci alle cure del sommelier che ci consiglierà una bottiglia di Sauvignon 2008 del Collio, di cui non ricordo il produttore, molto semplice e profumata, che di suo non è niente di speciale, ma che si rivelerà adatta al tipo di piatti molto ricchi di profumi di spezie e di richiami all'oriente.
Arrivano i pani, ottimi per qualità e quantità, soprattutto il pane alle noci e quello tipo carasau, gli stuzzichini di benvenuto e poi si comincia a fare sul serio.

Gamberi rossi crudi, yogurt, barbabietola, basilico. Due ottimi gamberi siciliani sgusciati accompagnati da yogurt chiuso fra due dischi di barbabietola e rinfrescati da salsa al basilico, piatto semplice, ma molto piacevole ed equilibrato.

Involtino di ricciola, anguilla affumicata, burrata liquida. Al contrario questo è un piatto molto complesso, si presenta come un involucro di ricciola con al suo interno anguilla affumicata e pomodoro e, a parte, un bicchierino di burrata, certamente una portata che non lascia indifferenti secondo me equlibrato, ma con la burrata che dà un'ulteriore nota grassa inutile; secondo la mia dolce metà invece è l'affumicatura dell'anguilla ad essere preponderante, ai posteri l'ardua sentenza.

Ddim sum di seppia e piselli zuppa al nero. Classico della cucina orientale rivisitata dallo chef, la parte esterna della seppia diventa l'involucro dei ravioli ripieni dello stesso invertebrato e piselli ed accompagnati dalla zuppetta del suo nero, un piatto giocoso e molto piacevole.

Gnocchi di patate ripieni di ricotta di pecora, sgombro e ricci di mare. Due grossi gnocchi di pasta di patata ripieni di ricotta e sgombro per un connubio mare-terra ben riuscito, ricci di mare non pervenuti.

Ravioli, guanciale di amatrice, salsa di pomodoro, origano e pecorino. O
ottima rivisitazione della classica matriciana dove il guanciale diventa il ripieno dei ravioli, spolverati di pecorino ed accompagnati da una concentratissima salsa di pomodoro.

Sogliola in crosta di riso asparagi e canolicchi. Il pesce viene presentato sotto forma di una pallotta passata su una impanatura di riso, per i miei gusti un po' troppa grossolana, accompagnata da un asparago bianco e da uno violetto ottimi e cotti a puntino e da una specie di cannolo ripieno con un canolicchio, un altro piatto che mette a dura prova il nostro apparato sensoriale.

Costina di maiale, caramello al pan di spezie, mousse di liquirizia. Una splendida costina di maiale (non maialino) ottimamente caramellata e cucinata al forno con il risultato di avere una succulenza incredibile per una carne, normalmente, stopposa e poco interessante accompagnata da una mousse di liquirizia buona, ma che secondo me non aggiunge niente al piatto già più che interessante di suo.

Finisce così la parte salata della cena e dopo un gelato di cui poco ricordo ecco arrivare il dolce vero e proprio Pera in cartoccio al caramello di limone. Viene servita al tavolo in un cartoccio di carta fata ed aperta al momento in modo da rimanere caldissima e sprigionare tutti i profumi della speziatura il risultato è eccellente, buona la pera, ma soprattutto il sughetto che non si smetterebbe mai di mangiare.
Con un'ottima ed abbondante piccola pasticceria ed un ottimo caffè scelto da un'apposita lista finisce la nostra cena ed il nostro soggiorno romano.
Il servizio è di gran livello, sorridente il giusto e molto disponibile nell'assecondare le richieste del cliente, la cucina è sicuramente molto interessante, permette di viaggiare stando seduti a tavola attraverso le spezie, i profumi e le suggestioni dello chef, alcuni piatti non sono forse il massimo della persistenza e non rimarranno impressi nella memoria per sempre, ma meritano sicuramente di essere provati senza nessuna esitazione.

BUZZY

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