Roma….stasera non abbiamo voglia di pajata o di co...

Recensione di del 19/09/2007

Gan Eden Kosher

33 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 33 €

Recensione

Roma….stasera non abbiamo voglia di pajata o di coda, non abbiamo voglia di amatriciana o di cacao e pepe….
Stasera, complice un amico di religione ebraica, si mangia Kosher.
Siamo al “Gan Eden”, vicino a Piazza Bologna, fuori dal ghetto e lontano dai nomi più blasonati della cucina giudaico-romana; qui i turisti sono merce più rara e forse, chissà meno polli da spennare.
Gan Eden non è un locale che colpisca, la via secondaria, l’insegna semplice, tre gradini per un ingresso piccolo e non molto caratteristico, con la cassa sulla destra e un ripiano con liquori commerciali; a sinistra un banco refrigerato con alcuni antipasti.

Siamo un po’ dubbiosi, sicuri che questo sia uno dei pochi ristoranti kosher di carne della città?

Vero che l’abito non fa il monaco, ma ci sentiamo più tranquilli quando entriamo nella saletta da una ventina di coperti, pareti gialline rese più interessanti da un quadro con Mosè che attraversa il mar Rosso e da un bel leggio con portacandele in argento…niente di memorabile, però si inizia a respirare un’aria diversa. Ci accomodiamo mentre una musica orientale molto soffusa riempie l’aria. Sono le 22, solo altre due coppie siedono ai tavoli di legno in stile moderno, apparecchiati con stoviglie di buona qualità.

Un cameriere molto discreto porta menu e carta dei vini (una ventina di proposte tra bianchi e rossi, tutti con indicata produzione kosher); ci accompagnerà tutta la sera con qualche consiglio e descrizioni dei piatti. Presenza costante ma mai invadente; ci accompagna con cortesia e professionalità, così distante dall’approccio tipico della gran parte dei locali della capitale. Bravo a noi, lombardi in trasferta, è così che piace il servizio.

Gli antipasti sono una dozzina, verdure, legumi e affettati tra la tradizione romana e quella ebraica, prezzi sui 5 €. Scegliamo due ottimi carciofi alla giudia (presto per i carciofi locali, questi – ci spiegano – vengono dalla Francia), asciutti e fragranti all’esterno, il cuore morbido e gustoso, un piatto di falafel (polpette di ceci) con salsa hummus (croccanti, sentore di spezie senza esagerare, come diceva un vecchio spot uno tira l’altro) e una concia di zucchine gustosa ma con una mano a nostro avviso un po’ eccessiva sull’olio. Al posto del pane un’ottima pita.

Buono l’inizio, vorremmo innaffiare il tutto con una birra israeliana, purtroppo è finita e tocca accontentarsi di una molto meno evocativa Baffo D’Oro; peccato, sarà l’unica contaminazione che ci concederemo.

Solo uno sguardo ai piatti “romani” presentati (amatriciana, carbonara con carne secca, tonnarelli con stracotto…) e si opta decisi per un cous cous tradizionale (una mezza dozzina le proposte di cous cous, tra carne e pesce), carne di manzo, sugo con abbondanti aromi ad accompagnare un cous cous a grana sottilissima, di dichiarata fattura casalinga. Piatto equilibrato e di soddisfazione, perfettamente cucinato il condimento, saporito senza eccessi). Abbondante e ben presentato in un piatto di terracotta coperto da un cono di terracotta rovesciata.

Sui secondi la scelta è più semplice, ci sono alcuni piatti di pesce che non brillano per originalità, alcuni piatti semplici di carne tra cui un shnitzel la cui traduzione “cotoletta alla milanese” ci fa un po’ sorridere.
Tra le proposte più “particolari” scegliamo due spiedini di kabab, carne molto tenera, sentori di pepe che purtroppo tendono a coprire la complessità delle altre spezie e Meroav Yerushalmì (carne, cuori e fegati di pollo). La carne ha un che di inusuale, si alternano amarognolo e dolciastro in un mix non per tutti i palati. Piatto comunque ben eseguito, personalmente ho gradito.

Chiudiamo con un dolce di pasta fillo, pistacchi e miele. Al nostro palato non educato a questi sapori, i dolci orientali si somigliano molto tra loro, con l’utilizzo di frutta secca, spezie “calde” e miele. Per i non amanti di questo genere di pasticceria, che vogliano provare qualcosa di particolare e diverso meglio fare un salto al ghetto da Boccione e lasciarsi andare a una spettacolare torta ricotta e visciole o ai tortolicchi o perché no alla pizza dolce ebraica.

Il conto è tutto sommato contenuto: 67 € in due per 4 antipasti (16 €), couscous 11 €, due secondi 28 €, dolce 5 €, due birre (6 €) e un cestino di pita (1 €). Coperto non conteggiato.
Indirizzo valido per una serata tranquilla e per mangiare bene -seppur senza forti acuti- qualcosa che esca dagli schemi della cucina romana e si differenzi dal “solito” etnico.

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