Felice a Testaccio è un’istituzione cittadina. Chi...

Recensione di del 27/05/2010

Felice a Testaccio

35 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Felice a Testaccio è un’istituzione cittadina. Chi è un po’ in là con gli anni racconta di come il burbero proprietario decidesse con un’occhiata se darti un tavolo o meno, mentre chi ha la mia età si limita a decantare la bontà della famosa cacio e pepe mantecata al tavolo.
Dopo averlo finalmente provato, devo dire che a differenza di altre istituzioni romane (la pizza di Baffetto a via del Governo Vecchio, tanto per citarne una) la cui fama risulta per me a tutt’oggi un mistero, prenotare con una settimana di anticipo un tavolo da Felice ha il suo perché. Il cameriere vi snocciolerà a voce (ma è disponibile anche il menu cartaceo) i classici della cucina romana, proposti a rotazione seguendo il calendario settimanale: i piatti che vi arriveranno in tavola seguono le ricette tradizionali, senza alleggerimenti o rivisitazioni di sorta. A prezzi che, nonostante il successo e i doppi turni del finesettimana, sono rimasti onesti: per un primo, secondo e dolce, tutti piatti abbondanti, preventivate circa 30 euro.

Tra i piatti assaggiati: buona la gricia, molto buoni i ravioli ripieni di ricotta con pomodoro e basilico, ottimi sia l’involtino al sugo sia le polpette di bollito, fatte con gallina, mortadella e odori e poi fritte. Menzione d’onore per la cacio e pepe, saporita e straordinariamente cremosa. Porzione abbondante, ma ne avrei mangiato volentieri il doppio.
Ulteriore nota di merito l’assenza dell’antipasto “faccio io”, ormai un classico tra Trastevere e Testaccio, purtroppo spesso prodromico alla sola. Qui il cameriere è andato subito al sodo, senza accennare ad eventuali antipasti. Abbiamo provato invece diversi ottimi dolci, su tutti la mia crostatina con fragoline di bosco (quelle vere, profumatissime), il trancio gigante di torta ricotta e pere e la torta black forest, con cioccolato e amarene. Ci aspettavamo qualcosa in più invece dal tiramisù.
Dalla discreta lista di vini, prevalentemente regionali, abbiamo pescato un buon Vitiano Rosso Falesco, che ha accompagnato la cena insieme a due Peroncini e diverse bottiglie d’acqua di Nepi. Peccato non aver avuto i calici giusti, che abbiamo adocchiato ad altri tavoli dovendo però accontentarci dei classici bicchieri da osteria.
Due note su servizio e ambiente: il primo è coerentemente informale, sorridente e veloce nonostante l’enorme mole di lavoro, mentre le due sale sono inevitabilmente rumorose, a causa dell’affollamento più che della vicinanza dei tavoli, abbastanza distanziati. Come già detto, conto comprensivo di bevande sui 35 euro a persona. In attesa di provare il pesce, di martedì e venerdì, e la cucina del quinto quarto, il giudizio è sicuramente positivo.

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