Ospiti di amici romani durante il week end, abbiam...

Recensione di del 24/11/2011

Da Danilo

33 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 33 €

Recensione

Ospiti di amici romani durante il week end, abbiamo chiesto loro di provare una trattoria che non fosse già nel repertorio delle nostre uscite precedenti, consci del rischio di una possibile delusione. La posizione del locale da loro consigliato, tra P.zza Vittorio e San Giovanni, nel pieno del quartiere cinese, deponeva a favore, visto che si trattava di una zona non “torpedo nata” dalle comitive dei turisti alla ricerca del colore locale. Dopo aver parcheggiato con difficoltà, ci siamo trovati davanti alla classica vetrina delle trattorie romane: insegna disegnata sopra la porta, teca del menu, dietro la quale si intuiva una sala lunga e stretta, due file di tavoli con relativa tovaglietta a quadretti rossi (dal disegno fine e non vernacolare), pareti a quadretti anch’esse (fotografie di ospiti famosi, bancone classico al fondo e classica cassa) all’entrata. Un lindore e una cura dei particolari, invero, ci hanno subito dato l’impressione di trovarci di fronte a qualcosa di diverso dal solito, una specie di bon ton più romano che romanesco.

Non ci eravamo ancora seduti, che subito siamo stati accolti dalla richiesta della comanda dell’acqua, mentre i menu rilegati erano già sul tavolo. I menu, stampati con i “sottotitoli” in inglese, ci hanno fatto temere pietanze standard per turisti stranieri, ma i nostri timori sono subito stati fugati alla vista della lavagnetta con i piatti del giorno scritti a mano. Ma quello che ci ha rincuorato sono state le risposte del patron (il Silvano in questione) alle nostre richieste (tipo: "I carciofi alla romana nun ce so! È presto..."). Il menu era sì stampato, ma le pietanze no, essendo queste, per evitare sapori surgelati, tutte fresche, e soprattutto il meglio del desiderabile: animelle, coda, carbonara con la immancabile matriciana, coratella, agnello double-face, fritto e arrosto; i contorni, non indicati in lista, risultarono poi accoppiati al piatto, puntarelle, patate, broccoli, ecc.
Il disappunto provato alla scocciata risposta del patròn corpulento (più da rugbista che stile Fabrizi) alla nostra richiesta di porzioni a metà è stato subito fugato, non appena che il “nostro” ha capito che la richiesta non era dovuta a esigenze dietetiche, anzi, dalla nostra volontà di assaggiare il più possibile, tanto che, porgendoci un sorriso da angelone degno di un sonetto del Belli, ci ha subito portato dei piattini di...”arrembaggio” per gli assaggi.

Così i quattro primi e i quattro secondi si sono visti girare come trottole, tanto erano bboni, col rischio che, nella foga, qualche mano venisse “fiocinata” da una forchetta. Ma veniamo al dunque. La carbonara (pluripremiata tra le migliori dieci di Roma) al “triplo dente” con un sugo per nulla “affrittellato” con un guanciale morbidissimo. I rigatoni al sugo di coda, parevano una minestra di verdura, tanto erano bagnati dal sugo al sedano. Ma la “pool position” apparteneva ai tonnarelli cacio e pepe, mescolati al tavolo in una forma di pecorino romano scavata: perfetti.

Non era finito il primo tempo, che subito le luci si sono accese sui secondi, le cui scelta è stata frutto di una discussione complessa, tanti erano quelli che interessavano i commensali. Il primo premio se lo sono aggiudicato le animelle; in bianco, perfette. Accompagnate dal croccanti puntarelle giustamente sapide per una salsetta di acciughe e aglio. L’agnello, vista l’eccessiva richiesta di assaggi, è arrivato in due porzioni, purtroppo accompagnate da carciofi fritti la cui forma tondeggiante mostrava un peccato originario di congelamento che ha fatto perdere tre punti al voto dato dalla giuria: solo un sette!
I fegatelli erano morbidi, non riscaldati, ma fatti espressi.

Dalla carta dei vini, ampissima e originale (anche se il ricarico era un po’ eccessivo) abbiamo scelo un Lambrusco introvabile: Otello dell’azienda Ceci, un cinque grappoli, 91 di Maroni, due bicchieri Del Gambero rosso e tre dell’Espresso. L’abbiamo scelto per motivi di grado alcolico ed ...economico.
Di questo ingozzamento (abbiamo voluto anche i broccoli con le acciughe) hanno fatto le spese gli alluzzabilissimi dolci: solo una coppa con quattro cucchiaini a duellare per la conquista di una tenerissima mousse di ricotta di bufala, cioccolata fondente e sfoglia friabilissima.
Rimessi i cucchiai nel fodero,abbiamo pagato il pegno di 65 euro a coppia, mentre un altro cameriere, stazza all’Aldo Fabbrizzi; accorreva a felicitarsi del nostro entusiasmo,assicurandoci di essersi fatto fare una maglietta con scritto: “Ero magro”.
Questo a testimonianza che in quella serata il cibo si sposava perfettamente con la simpatia di chi ne curava il servizio.
Anzi aggiungeremo che neanche la clientela si sottraeva a questa atmosfera, tanto da farci sentire, come raramente accade, dei privilegiati, Di questi tempi, pieni di spocchia o trasandatezza, è cosa rara.

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