Il quartiere ebraico di Roma situato direttamente ...

Recensione di del 16/11/2005

Al Pompiere

42 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 42 €

Recensione

Il quartiere ebraico di Roma situato direttamente alle spalle della Grande Sinagoga è ricco di ristoranti mediamente di buona qualità, che propongono menù tipicamente romani; in realtà è una cucina romana un poco differente dalla “classica” cucina romana, tipica del Testaccio per intenderci, perché è positivamente contaminata dalla tradizione ebraica.

Il quartiere annovera quindi diversi nomi noti della ristorazione della Capitale, ma il ristorante protagonista di questa mia recensione è “dal pompiere” di via S. Maria dei Calderari.

Il parcheggio, ovviamente per chi conosce il luogo di cui stiamo parlando, è un incubo. L’unica speranza, se non ci si vuole inoltrare in un intrico di viuzze, è il Lungo Tevere. Comunque, con un po’ di pazienza e di fortuna siamo riusciti a parcheggiare l’auto.

Il ristorante è collocato al piano superiore di un antico palazzo, quindi, una volta entrati nell’ingresso principale, si percorre una rampa di scale e si arriva al ricevimento. Il locale è disposto su più sale attigue, di solito sempre piene.

Non era la prima volta che cenavamo dal Pompiere, ma questa sera lo abbiamo voluto provare proprio su quei piatti di tradizione che dovrebbero essere la sua eccellenza: spaghetti alla carbonara, per me, e tonnarelli alla gricia per i miei due colleghi. Poi fritto misto vegetale per tutti con aggiunta di baccalà fritto e soprattutto di carciofi alla giudia.

Ci fanno aspettare un po’ per servirci, ma tutto sommato ciò è garanzia che i piatti sono preparati su ordinazione. Quando mi serve la mia carbonara il cameriere mi raccomanda di mangiare senza indugio perché il piatto è delicato e si rovina se non è gustato nei giusti tempi.
In effetti la carbonara di questo quartiere è speciale: si discosta di molto dalla pasta con uova, guanciale, pecorino romano e pepe che troppo spesso viene servita altrove. Ottima.

Decisamente valido anche il fritto vegetale che prevede peraltro, oltre alle verdure anche mela, ma soprattutto mozzarella e ricotta, tutte rigorosamente fritte.

Una menzione particolare al carciofo alla giudia, vera prelibatezza della cucina romana.

Il vino che ha accompagnato la nostra cena è stato un greco di tufo delle Cantine Grotta del Sole, non all’altezza dello stesso vino dei Feudi di San Gregorio o di Mastroberardino, ma dignitoso. Poi caffè e una grappa di moscato per tutti.

Prezzo 42 € a testa; forse un po’ caro per gli standard romani, ma cena piacevole e di buona qualità.

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