La rimpatriata con i vecchi amici dell’adolescenza...

Recensione di del 12/10/2012

Villa Cerillo

40 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

La rimpatriata con i vecchi amici dell’adolescenza è un appuntamento inderogabile che deve essere consumato intorno ad un tavolo nella maniera giusta. Quindi bisogna focalizzarsi su una trattoria senza troppe pretese, dal costo contenuto per accontentare tutte le tasche, spartano quel tanto che basta, dove i decibel della conversazione e delle risate possano crescere senza imbarazzare nessuno: siamo in dodici e Villa Cerillo viene inquadrato come il posto ideale.
Locale pulito e decoroso, ti immergi subito in un ambiente famigliare da paese di provincia tagliato fuori dai riti della movida e del glam. Qui il tempo sembra essersi fermato: tra quadri e poster vintage appesi alle pareti che fanno ricordare un po’ troppo i nostri tempi passati, spicca anche una locandina anni ‘30 con il tariffario delle case chiuse frequentate da quelle signorine che tanto fecero arrabbiare la senatrice Merlin: 1,50 lira la prestazione singola, 2,50 la doppia, sapone 0,20 ecc.

Il menu è stato naturalmente concordato preventivamente con l'oste per evitare confusione e perdite di tempo, e la scelta si è rivelata azzeccata: iniziamo con un antipasto di polenta tartufata con sugo di funghi dell’Appennino e involtini di mela con speck affumicato e aceto balsamico stravecchio. Porzioni abbondanti e sapori decisi, gustosi abbinamenti di una sapiente cucina casalinga. E poi vuoi mettere la piacevolezza del passarsi il piatto di portata e servirsi da soli, “c’è rimasto l’ultimo boccone, qualcuno lo vuole?”...
Il vino è quello della casa, un bianco frizzante imbottigliato dai gestori e un lambrusco locale i cui sedimenti sul fondo del bicchiere lasciano intendere la genuinità del medesimo, anche se a non tutti gradito: troviamo quindi un compromesso e si prosegue con del Prosecco Foss Marai (come se piovesse!).

A seguire incalzano tre assaggi di primi piatti: i tortelli verdi al sugo di faraona con fonduta di formaggio sono da urlo al punto che, pur serviti in quantità abbondante, richiedono un bis, incuranti della lunga maratona che ancora ci attende.
Le giallissime casalinghe tagliatelle con ragù di carne che incalzano non sono da meno, si percepisce il crescendo di sapori dal delicato al più sapido: il terzo piatto infatti è uno spaghetto alla chitarra con sugo di acciughe e pinoli e peperoncino. Piatto quest’ultimo molto fresco che, servito alla fine, ti rinfresca e pulisce la bocca. Nessun appunto per cottura e consistenza, tutto veramente ottimo.

Due gli assaggi di secondo, con un formidabile e morbidissimo brasato con patate al forno, e una tagliata di scottona con rucola: piatti che anche con la sazietà incipiente non vengono assolutamente snobbati.

Per chiudere un po’ di dessert tra sorbetti un po’ diversi dal solito e qualche fetta di torta della nonna di cui si perde traccia di varianti e porzioni. L’atmosfera è idilliaca, sfuma sempre più la cognizione del tempo e non vorresti mai che la serata finisca: la inserviente che inizia a pulire i pavimenti, e le luci che cominciano a spegnersi ci fanno capire che a mezzanotte e trenta è proprio il caso di andarcene.
Non prima di saldare il conto, scende un leggero imbarazzo quando vengono conteggiate le bottiglie di vino e su cui preferisco sorvolare: l’oste propone intelligentemente una forfait di 40 euro a testa (tenete presente che con amici un po’ più " normali" ne pagherete circa una trentina per un pasto completo).

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