Il caldo torrido e l'afa opprimente stanno per abb...

Recensione di del 23/07/2010

La Cantina di Nazzano

30 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

Il caldo torrido e l'afa opprimente stanno per abbandonare la pianura proprio mentre ci dirigiamo verso le colline, dove la tempesta ha già  lasciato il ricordo di un rassicurante arcobaleno. Passata la rotonda di Rivanazzano, in direzione Varzi, imbocchiamo una stradina sulla sinistra che ci conduce sino alla Frazione di Nazzano. Qui giunti, svoltiamo ancora a sinistra percorrendo una viuzza acciottolata, sulla quale sobbalziamo sino alla meta prescelta.

La Cantina di Nazzano è una graziosa palazzina seminascosta dai boschi da cui è circondata e di cui offre la bella veduta dall'ampio porticato in cui vengono serviti i pasti nella stagione estiva. Il temporale ha imposto di ripiegare nella sala interna, ampia, a forma di elle rovesciata con le pareti dipinte in colori vivaci, dal rosso mattone al giallo carico, e due lunghe file di finestre. Pavimento in ceramica, una maestosa stufa a legna che suddivide idealmente il locale in due zone, colonne ricoperte da pezzi di legno grezzo che sembrano ricavati dalle casse di vino, di cui riportano i nomi, e alle pareti vi sono quadri naturali in tre dimensioni recanti canne di typha, rami dipinti e ciottoli. La sala è affollata, l'ambiente è gradevole e accogliente con tavoli ben distanziati, apparecchiati con piatti quadrati bianchi, doppio ordine di posate, calici d'ordinanza su tovaglie e coprimacchia giallo carico. Acustica non al top ed impianto di aerazione da potenziare.

Il menu riporta piatti sia di carne che di pesce e la lista dei vini offre un buon numero di etichette, per lo più della zona.
Da bere ordiniamo acqua minerale e Bonarda dell'Azienda Cabanon, anno 2009, vivace e corposa, buona .
Per il cibo ci affidiamo alle cure della titolare che preannuncia di volerci allietare con plurimi assaggi.
Cominciamo così a gustare un buon patè di prosciutto cotto con piccoli pezzi di focaccia: buono il patè, amalgamato con formaggio tipo ricotta, un po' molle la focaccia.

Gli antipasti ci vengono serviti pressochè tutti, dai funghi sott'olio, agli affettati misti con bagnetto verde, alle zucchine in agro dolce, accompagnati da buon gnocco fritto fumante e non unto. In mezzo a tanti abbondanti assaggi, apprezzabili ma anche un po' scontati, si distingue un ottimo carpaccio di manzo cosparso di scaglie di grana. Carne saporita e tenerissima, che apprezzo incondizionatamente pur non essendo una delle mie passioni. Antipasto nel complesso più che sufficiente, tendente al buono.

Tra una chiacchiera e l'altra, una gentile ragazza straniera depone sul tavolo due piatti di portata, uno colmo di risotto alle pere, l'altro di pisarei e fasò. Vapori inebrianti si innalzano da tutto questo ben di Dio, che gustiamo con soddisfazione. Il risotto è bianco, molto all'onda, con deliziosa nota di burro, accostata al gradevole sentore delle pere di cui rinveniamo alcuni tocchetti nella preparazione; cottura e mantecatura perfette, non pasticciato, un piatto che valorizza degnamente la pera il cui dolce sapore si mantiene in appropriato equilibrio con il gusto delicato e cremoso del riso. Ottimo.
Intriganti e ben eseguiti anche i pisarei, cucinati con fagioli borlotti, sugo giustamente fluido, insaporito dall'insolita presenza di piccoli pezzi di pancetta affumicata. L'impasto dei pisarei è consistente, ma non pesante, la fattura degli gnocchetti denota qualche incertezza nella piegatura, ma nel complesso si aggiudicano un elevato indice di gradimento. Buoni.

Il secondo non ci sta, e solo una nostra amica che saggiamente non ha ordinato i primi piatti, si concede una tagliata con patate, uno dei cavalli di battaglia dello chef Giorgio, che già avevamo avuto modo di conoscere quando gestiva un altro locale. Porzione più che generosa e giudicata ottima anche per la qualità della materia prima.

Come dessert opto per un banale sorbetto al limone e vodka, rinfrescante, leggermente granuloso, ma gradevole. Socrate e il nostro amico ordinano biscottini con calice di Zibibbo e la moglie del nostro amico meringa al cioccolato. Assaggio i biscotti: frollini. Caserecci? Forse, più probabile artigianalmente confezionati da una discreta panetteria. Così viene decretato anche dall'amico chef, al quale il mio consorte rivela di preferire senz'altro i biscotti di "santippica" fattura! I dolci si aggiudicano la sufficienza, non mi hanno entusiasmato.
Terminiamo con caffè e grappa per i signori.

Il servizio, molto gentile e premuroso, è però caratterizzato da qualche sbavatura e da tempi di attesa piuttosto lunghi, comprensibili sia per l'affollamento, sia per il repentino trasloco dal portico all'interno del locale, che ha messo a dura prova il personale.
Poco graditi gli effluvi di carne grigliata verso la fine della cena.

Paghiamo il conto: euro 120 in quattro; benché i prezzi esposti sul menu siano senz'altro onesti, ho comunque l'impressione che ci sia stato accordato un piccolo sconto che non sono in grado di quantificare.
Il menu propone sia piatti di pesce che di carne, con comprensibile prevalenza per questi ultimi. Piatti, per lo più tradizionali che concedono tuttavia piccoli spazi anche a qualche innovazione. Buone materie prime, buon vino. In cucina una mano sicura e collaudata che pone al riparo da sgradevoli sorprese.
Torneremo.

Gabriela Giunzioni

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