Arrivati a Riccione ad ora di pranzo, i quasi tren...

Recensione di del 13/05/2012

Sol y Mar

56 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 56 €

Recensione

Arrivati a Riccione ad ora di pranzo, i quasi trenta gradi del giorno precedente sembrano un lontano ricordo. Siamo accolti da vento e pioggia, con mare in burrasca che ha sempre il suo fascino benché, diciamocelo pure, non avremmo certo disdegnato una soleggiata giornata di tarda primavera...
Se io fossi Leonardo Di Caprio (sì, vabbè si fa per dire...) e mia moglie fosse Mark Ruffalo (idem...), la vicinanza del ristorante alla vecchia colonia abbandonata al confine tra Riccione e Miramare e il nostro ingresso nel ristorante potrebbero ricordare vagamente la scena del film “Shutter Island” in cui i nostri due “eroi” si riparano dall’ira di Giove pluvio entrando nella vecchia chiesa.
Noi invece siamo qui per altri motivi, veniamo quindi fatti accomodare dopo averci chiesto la preferenza tra le due salette. La bella veranda purtroppo, ma ovviamente, è chiusa causa meteo.

Pani di produzione propria (focaccia, pane bianco e pane alle noci) e un Mojito al basilico gentilmente offerto precedono l’inizio del nostro pranzo.
Degustazione “dello chef” la nostra scelta, composta da “crudo, piatto storico, bis di paste, secondo, dessert”; l’assenza di particolari esigenze e/o allergie alimentari ci permette di lasciare assoluta mano libera.

Come vino, scelgo un Neblù metodo classico brut – Les Crêtes – Prëmetta 100%. Un encomio ad una carta dei vini che anche un poco competente come il sottoscritto riconosce essere molto personale e ricercata, con alcune chicche in ambito Champagne, per esempio, e cosa non trascurabile con dei ricarichi molto onesti. Il tutto visualizzabile con relativi prezzi anche sul sito internet del ristorante.

Elenco di seguito i piatti che ci sono stati proposti. Per tutti vale il fatto che ci hanno soddisfatto, la qualità del pesce non si discute e anche una buona mano dello chef. Durante il pranzo ho visto sfilare davanti ai nostri occhi altri piatti altrettanto sfiziosi che avrei provato volentieri.

Il crudo.
Carpaccio di muggine, arancia, pinoli e cipolla rossa di Tropea. Abbinamenti azzeccati, ma avevamo già sentito voci che qui sui crudi non si scherza.
Lo storico.
Gamberi alla greca con pomodoro fresco, olive e formaggio fuso.
Sono serviti al tavolo nella padella, direi con obbligo di scarpetta finale. Ho notato che molti commensali scelgono questo piatto anche alla carta, credo sia un must del locale.

Bis di paste.
Due portate distinte: Ravioli di branzino e rapa rossa al profumo di timo e Gnocchetti con sogliola e pomodorini.
Ottima pasta in entrambi i casi, buono l’equilibrio dei piatti, nel primo caso la rapa rossa fa solo da "sparring partner" al pesce e non ne sovrasta il gusto, nel secondo caso il condimento lega perfettamente con i piccoli gnocchetti di produzione propria.

Secondo.
Filetto di rombo in crosta di pane, crema di patate, pomodoro appassito e chips di patate.
Una riuscita rivisitazione del classico “rombo al forno con patate”.

Il vino da me scelto si è abbinato in modo soddisfacente ad antipasti e ravioli, sicuramente esistevano abbinamenti migliori invece per i rimanenti piatti; la scelta è stata unicamente del sottoscritto per cui questa è una personale considerazione che esula totalmente dal giudizio sul servizio.

Dessert.
Mia moglie chiede un sorbetto al limone in sostituzione della Piña colada.
Dal basso all’alto abbiamo una squisita composta di ananas, gelato al rhum e spuma di latte di cocco, da mangiare rigorosamente “carotando” il dolce con il cucchiaio. Ottimo.
Due caffè e la cortese offerta di un liquore alla liquirizia di loro produzione con assaggio di crema catalana al caffè chiudono il nostro pranzo.

Il conto finale è di euro 111,50 così ripartiti: due menù degustazione 80 euro, vino 25 euro, acqua 2,50 euro, due caffè 4 euro, per un rapporto qualità/prezzo che direi buono.

Ambiente.
Si entra direttamente in una sala rettangolare, con un fila di tavoli sulla sinistra, quasi in fondo sulla destra si apre un’altra sala, che a sua volta sul lato destro comprende il bancone della reception e da cui si intravede la cucina. Vi è poi la veranda e un altro piccolo spazio all’aperto, che non so se venga utilizzato in estate anche per cenare o magari solo per prendere un aperitivo. Il colore predominante è il bianco; alla mise en place non faccio mai troppa attenzione perché vado al ristorante per altri aspetti. Bagni puliti con salviette monouso per asciugare le mani. Ubicato proprio sul confine tra Riccione e Miramare, vicino alla già citata colonia abbandonata, non è certamente una delle zone più belle della Riviera romagnola, ma la posizione sulla spiaggia è notevole e i comodi parcheggi gratuiti a pochi metri dall’entrata un plus.

Servizio.
Svolto da colei che credo essere la proprietaria e altra cameriera, cortesi ed efficienti. Tempi di servizio corretti, nonostante le due salette quasi piene.

Cucina: già detto della buona materia prima e dell’altrettanto valida mano dello chef/patron Teo. Menzione particolare perché ogni piatto che ho visto servire agli altri tavoli mi ha in qualche modo incuriosito. Abitassi più vicino farei a breve un’altra visita per approfondire.

In definitiva un ristorante sicuramente da consigliare. Si parla spesso della “ristorazione di mezzo”, quella fascia di ristorazione che magari non ambisce a stelle e forchette (ad onore di cronaca il “Sol y Mar” comunque viene menzionato da più guide e non so se abbiano grandi progetti per il futuro, mi baso unicamente su mie sensazioni), ma che propone ottima materia prima sapientemente trattata e piatti non banali, senza orpelli quali cambio di venti posate per pranzo o cristalli costosissimi in cui bere. Si dice spesso di come questa tipologia di ristorazione sia sempre meno diffusa e che il rischio sia quello di voler fare in cucina e in sala più di quanto sia realmente nelle proprie possibilità, ma non mi sembra il caso del ristorante in oggetto. Ho tratto un’impressione di un locale con una linea molto chiara in grado di appagare la clientela più variegata (con accezione positiva) senza richiedere un mutuo per poter degustare del buon pesce. Se da una parte abbiamo una ristorazione standardizzata e turistica con prezzi crescenti e una “altissima” ristorazione con prezzi (come logico) spesso inarrivabili per i comuni mortali, ben vengano locali come il “Sol y Mar”: identità propria, carta con piatti mai banali ma a prezzi corretti e carta dei vini da applausi.

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