Alla metà di marzo il più importante quotidiano it...

Recensione di del 20/03/2010

Agriturismo Cascina Madonna

33 € Prezzo
10 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 33 €

Recensione

Alla metà di marzo il più importante quotidiano italiano ha lanciato il sondaggio "Monferrato, votate il ristorante preferito ". Alla fine questo agriturismo si è piazzato al secondo posto, con un distacco minimo, dietro ad un pluriblasonato ristorante con un mare di stelle che non ho collaudato ma che mi risulta praticare prezzi molto più elevati.
Noi conosciamo questo agriturismo da almeno otto anni e per noi è sempre una festa quando mia moglie riesce a sedurre telefonicamente Andrea (il gigante buono dell'agriturismo) per avere un tavolo, impresa spesso impossibile anche tentando di prenotare con largo anticipo. E' questo l'unico "difetto" che posso attribuire a questo agriturismo ma che è oltremodo giustificato dalla richiesta quasi sempre superiore all'offerta di posti a tavola, derivante dalla qualità dei cibi, dalla cordialità dei proprietari e dalla gentilezza del personale.

Per chi non lo conoscesse dirò che si tratta, come dice il nome, di una cascina che comprende, oltre ad alcune camere per il pernottamento, anche una sala molto carina adatta per gruppi non molto consistenti e provvista perfino di un'acquasantiera (era una cappella, ora sconsacrata), poi c'era una veranda confinante con il giardino nella quale noi preferivamo sempre mangiare (anche perchè lì il fumo non era vietato). Ora questa veranda è stata chiusa ed è interamente adibita alla ristorazione: trova asilo anche un grossa tavolata di 20/25 persone e noi non potremo più (ahimé) fumare. Da questa veranda si scendono tre scalini e ci si ritrova nella sala più grande con rivestimento e soffitto in mattoni, molto carina, con i tavoli ben spaziati e molto luminosa.

In questo agriturismo non manca proprio nulla: c'è un bel giardino con tavoli e poltroncine in metallo, adatto per sorseggiare un aperitivo o un digestivo e per fare conversazione in un ambiente rilassato. C'è un merlo molto chiacchierone con il quale tutti cercano di intavolare una conversazione, ci sono i cigni in un minuscolo laghetto, poi più lontano (lo spazio non manca) ci sono le conigliere ed il pollaio per le necessità della ristorazione nonchè un paio di cavalli biondi, la solita eterna capra (il cavallo è mancato due anni fa, poveretto, di vecchiaia). Camminando oltre la conigliera ed il pollaio ci si ritrova presso le gabbie dei pavoni mentre oltre si vedono le stalle per l'allevamento dei bovini, che poi vengono macellati in azienda ed è possibile acquistare le carni nello spaccio che trova posto nella cascina.

Dicevo che per noi è una festa riuscire a pranzare in questo agriturismo e lo è stata anche questa volta. Ci hanno fatto accomodare, con l'abituale gentilezza e cordialità, al nostro tavolo nella saletta più piccola e siamo a due metri dalla scaletta che porta ad una delle più belle cantine che io abbia visto in vita mia (scendendo occorre abbassare notevolmente la testa perchè la volta della discesa è molto bassa e non ci si china mai abbastanza ma quando si arriva nella cantinetta si rimane meravigliati per l'assortimento, l'accuratezza, l'organizzazione che la caratterizzano). Ho invitato qui due o tre volte degli amici a mangiare e ogni volta ho insistito perchè vedessero la cantina, una buona scusa per rivederla anch'io!.

Bene, ora siamo seduti a tavola. Piatti e bicchieri di classe, anche questa volta orchidee a tavola, vicine al portapane con grissini e pane alle cipolle appena sfornato (quest'ultimo ci fa impazzire e siamo costretti a fare il bis). Si inizia, come sempre, con gli sgonfiotti (palline di pane calde con interno di formaggio fuso) e coppa piacentina stagionata al punto giusto, tutto ottimo. Questa è l'unica portata che si è sempre sicuri di gustare qui perchè la creatività di Mamma Clara e del figlio Andrea sembrano non avere limiti. Passano per chiedere se ne vogliamo ancora ed io, pensando a quello che seguirà, declino mentre mia moglie si lascia tentare.

Segue la carne cruda tagliata al coltello con schegge di parmigiano, una delizia. Nonostante la consistenza quantitativa della portata questa volta accetto il bis che mi viene offerto. Raramente mi capita di mangiare una carne cruda così deliziosa.

I fagottini di carciofi che seguono sono caldi, profumati, invitanti e deliziosi e sono seguiti da una terrina di coniglio su crema di ceci:
la porzione è per due persone ma mi dicono di aspettare a servirmi. In effetti questo piatto non incontra il mio favore per la sola ragione che io non mangio mai coniglio e, mentre io mi accingo a guardare mia moglie che assalta la terrina di coniglio, arriva la cameriera con una porzione di filetti di pollo al rosmarino, croccanti al punto giusto, profumatissimi ed avvolti in un cartoccio di carta da macellaio, quella gialla che credevo non esistesse più. Questa è un'attenzione di Andrea nei miei confronti (si è ricordato che io non amo mangiare coniglio e mi ha fatto servire un piatto fuori ordinanza, preparato appositamente per me). Ne sono molto toccato.
C'è poi un flan di broccoli con fonduta, anche questo un piatto nuovo: ma dove la trovano tutta questa fantasia, in questa cucina?

E con questa finiamo gli antipasti per iniziare i primi e precisamente risotto con radicchio e scamorza realizzato in maniera perfetta, all'onda come piace a me, è perfino un peccato metterci una piccola spolveratina di parmigiano e poi ravioli del plin al burro e salvia (ne ho chiesto una mezza porzione); sono ottimi, ne divorerei un piatto intero ma voglio trattenermi anche se poi i miei sforzi sono vani.

Vedo passare del pollo al forno con patate ma riesco a negarmelo per dedicarmi ai bocconcini al Nebbiolo (come fanno a farli così teneri e gustosi, a me non riesce nonostante tutti gli sforzi degli ultimi anni).

Mia moglie glissa tanto sul pollo che sui bocconcini ed insieme ci dedichiamo ai dessert, tre come sempre: una bavarese al mirtillo con una stravagante decorazione verticale di cioccolata, di aspetto vagamente futurista (molto bella dal punto di vista scenografico ma soprattutto deliziosa per il palato) accompagnata da un bignè alla crema di una delicatezza estrema.
Per finire il mio dessert preferito, ormai è diventato un "must" per me: i tartufi gelati coperti di cioccolato amaro fondente. Li faccio sciogliere lentamente nella cavità orale per gustarli prima di farli scendere a deliziare le pareti gastriche e contemporaneamente sento soavi melodie e vedo cieli azzurri attraversati da voli di rondini.
Abbiamo finito, ci portano un ottimo caffè e la tradizionale "erba luigia" di loro produzione. Anche mia moglie, che non beve mai alcolici, se ne fa versare un bicchierino, io addirittura due. Agli altri tavoli servono diverse grappe e liquori.

Per la cronaca, le portate sono state annaffiate da un Freisa d'Asti vivace DOC 2009 della Cascina Gilli che faceva 13,5°. Una bottiglia che si è ben accompagnata con il nostro pranzo e per la cui scelta siamo stati grati alla Gran Sacerdotessa dei Vini, in arte "Cristina" (è la cugina di Andrea, il gigante buono).
Come sempre, nessun problema a livello gastrico nel corso della giornata nè la giornata successiva; non ci è mai capitato, mangiando qui, nonostante le numerose portate e l'abbondanza delle stesse. Da tener presente che i 70 anni sono due anni che non li aspetto più.
Mia moglie, come sempre, ha fotografato tutte le portate e ne ha fatto un file che abbiamo inviato ai nostri amici; quel file me lo riguarderò quando non sarò più in grado di farmi 150 km più 150 km di guida per venire a mangiare qui.
Il conto è stato onestissimo anche questa volta: euro 28 a cranio (avrebbe dovuto essere euro 33 ma io ho "saltato" un secondo e mia moglie ha saltato tanto i primi che i secondi).
E adesso spero che la prossima volta che prenoteremo in questo agriturismo non ci sentiremo dire che sono al completo perchè siete andati tutti a degustare le loro portate, lasciateci una possibilità, vi prego, ce la meritiamo, ma andateci pure (non nei giorni in cui desideriamo andarci noi) e non ve ne pentirete.

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