Arrivare a Ragusa Ibla al tramonto di una sera d’a...

Recensione di del 17/08/2006

Duomo

117 € Prezzo
10 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 117 €

Recensione

Arrivare a Ragusa Ibla al tramonto di una sera d’agosto mi ha quasi commosso: il controluce sullo sfondo di un cielo dai toni tra il blu e il corallo ombreggiava le case aggrappate alla roccia; lampioni fiochi disseminati fra le costruzioni rendevano il paesaggio simile ad un grande presepe; e poi un numero inverosimile di chiese (solo dalla strada, arrivando ne ho contate almeno cinque).

A Ibla non conviene girare con l’auto, perciò decidiamo di lasciarla nell’ampio parcheggio ai piedi della città e ci incamminiamo a piedi.

Per i vicoli, ciottolati o lastricati, spiccano le costruzioni della città barocca: palazzi, ancora chiese con le cancellate in ferro battuto, scalinate... peccato che sia già tardi! Mi riprometto senz’altro una visita diurna...

Arriviamo alle spalle del Duomo di S. Giorgio, in un vicolo in cui a stento passa qualche auto (solo quelle dei residenti).
Il ristorante Il Duomo è ricavato in un vecchio palazzo; l’entrata, segnalata da un’insegna luminosa, è un piccolo portoncino a vetri, quasi un negozio.

Entriamo: siamo attesi perché senza prenotazione è sarebbe molto difficile trovare posto.
Il locale è raffinato ed intimo: alle pareti tappezzerie sui toni oro e azzurro, discretamente broccate, tende in tinta, mobili antichi ed eleganti, divani “d’epoca” (almeno così pare), pavimenti in pietra scura, tappeti: sembra la casa di una ricca nonna!

Veniamo accolti con molta cortesia ed attenzione e accompagnati al nostro tavolo.

L’apparecchiatura è in tono con l’ambiente: candide tovaglie risaltano sulle sottotovaglie azzurre; le stoviglie disposte ordinatamente; un portacandele in vetro per una tea light crea un punto luce accogliente.
I tavoli sono ben distanziati: nella saletta che ci ospita, oltre al nostro, rotondo ed ampio, per cinque persone, ce ne sono solo altri due da due.

Ci portano subito il menù; anche questo si presenta molto raffinato, in cartoncino rigido grigio, con le pagine interne color crema ed elenca tutte le portate, oltre a suggerire quattro menù degustazione.

Tutta la famiglia (siamo in cinque) opta per il menù Mare, ovviamente a base di pesce.

La carta dei vini (per la maggior parte siciliani) sembra l’elenco telefonico della provincia di Ragusa! Per non perderci, vista anche la nostra scarsa dimestichezza con i vini locali ci affidiamo ai suggerimenti del sommelier, che ci propone, dopo due bicchieri di Champagne “introduttivi”, un Sinestesia della Abbazia di S. Anastasia, un bianco di corpo (e che corpo!), dalla gradazione abbastanza forte.

Il servizio si rivela sollecito ed attentissimo; lo stesso Chef gira tra i tavoli ed in alcuni casi si occupa della comanda e offre suggerimenti e chiarimenti.

Portano in tavola il “cestino” del pane: si tratta di un piatto con diversi tipi di pane, grissini, stuzzichini alle cipolle e al pomodoro, cialde croccanti che di per sé costituisce già una portata. … E lo “spazzoliamo” (i miei figli, fortunati quanto lesti di mano si aggiudicano dallo stesso un assaggino di lasagne).

L’appetizer di benvenuto consiste in una pallina di gelato al tartufo (cosiddetto “scorzone invernale” del luogo), fra due cialde sottilissime croccanti di pane ed una pioggia di lamelle dello stesso.

Si prosegue con il menù vero e proprio, e qui incominciano i problemi... a ricordare tutto ciò che ci hanno servito (che sia colpa del vino?!...) Ci provo.

Tra gli antipasti ricordo il cucchiaio di carpaccio di cernia su ricotta aromatizzata alle erbe, sormontato da un cucchiaino con caviale iraniano e miele (una goccia); gambero bianco con crema di mandorle e zenzero; cucchiaio con uova di riccio e ricotta aromatizzata al limone; tartare di ricciola con anguria; cernia affumicata (produzione del ristorante), con cipolline, melone bianco e crema di pistacchi di Bronte; una “finta pizza” con seppie e gamberi su crema di burrata, con cialda di seppia croccante.

Come primo ci portano degli spaghetti neri, con crema di peperoni e molluschi e successivamente delle caserecce con broccoli e pesce gratinato.

Ai secondi per il vino si cambia musica: finito il Sinestesia, proseguiremo con un Grillo, della stessa azienda.

Il secondo consiste in un ottima ventresca di tonno arrostita, di una morbidezza indescrivibile, con patata e cipolle.

Il predessert è un sorbetto alla pesca, poi arriva il dessert: gelo di cioccolato con gelato al latte e menta e zucchero filato e un vassoietto con piccola pasticceria.

Per dare un’idea, se pur vaga della bontà dei piatti, posso solo dire che dopo i primi commenti positivi (“bravo!” all’indirizzo dello chef, “eccellente”, “meraviglioso”... e via di questo tono) già alla seconda portata di antipasti eravamo tutti e cinque ammutoliti dalla goduria!

Certamente, andare a cena da uno Chef che si chiama Ciccio Sultano e dire che si è trattato di una cena da Mille e una notte, sembra quasi banale e scontato; il fatto concreto è che tutte le portate erano a dir poco notevoli.

I cinque menù mare a euro 95 l’uno; il vino (due bottiglie ragguardevoli) e l’acqua, portano il conto ad un totale di euro 585: non è davvero poco, ma usciamo soddisfatti da un’esperienza gastronomica e sensoriale veramente rara!

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