In occasione di una gita alla "Festa dell'uva e de...

Recensione di del 24/09/2006

Da Marino

40 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
3 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

In occasione di una gita alla "Festa dell'uva e del vino di Carema" (TO), prenotiamo per domenica a pranzo presso il ristorante da Marino a Quincinetto, indicato sulla guida Michelin e decantatomi da un'amica come uno dei posti migliori nella zona dove mangiare i funghi.

Il locale si trova in una delle vie principali del piccolo paese all'uscita del casello autostradale ed è facile da trovare in quanto ben segnalato. Al nostro arrivo in auto troviamo un giovane parcheggiatore incaricato di sfruttare al meglio lo spazio disponibile per un ristorante che, a giudicare dal posteggio, ci pare da subito abbastanza affollato. D'altronde è domenica ed è stagione di funghi.

All'ingresso ci accoglie la cordiale proprietaria che ci indica un tavolo al centro dell'unica sala dove, alle 12:45, siedono già parecchie persone, sala che risulta così affollata e un po' rumorosa.

Non facciamo nemmeno in tempo a sederci che si precipita letteralmente al tavolo una gentile signora (che poi capiamo essere la responsabile di sala), la quale ci domanda se intendiamo partire subito con gli antipasti.
Io e il mio commensale, finendo di accomodarci, restiamo un po' allibiti da questo benvenuto che non ci lascia neanche il tempo di dare un'occhiata al menù o di essere informati circa le proposte del giorno, come l'ABC della ristorazione raccomanderebbe.

Devo avvertire che la mia recensione sarà da questo punto in poi molto critica nei confronti del servizio. Desidero allo stesso tempo esternare un certo rammarico per la mia severità in quanto il personale di sala è stato comunque cortese e premuroso, preoccupandosi sempre che i piatti fossero di nostro gradimento. Probabilmente c'è stato qualcosa nella gestione generale che non ha funzionato, la mia critica non è quindi indirizzata a nessuna delle cameriere in sala.

All'irruento, ancorchè gentile, approccio della signora faccio presente che siamo lì apposta per mangiare solo funghi, e, come già avevo chiesto all'atto della prenotazione, possibilmente locali e freschi. Lei mi rassicura circa la mia aspettativa e nel contempo ordina alla cameriera che guida il carrello apposito, due piatti di antipasto misto, da noi non richiesti.
Non riuscendo a ribattere, in quanto la signora si era già dileguata, getto uno sguardo sul carrello dove campeggiano alcuni recipienti di ceramica pieni di verdure e altre pietanze che non ho meglio identificato. Non ci ispirano, e chiediamo, se possibile, di avere soltanto un antipasto a base di funghi.
Torna la responsabile e ci propone un carpaccio con funghi sott'olio. Chiedo se si può avere un'insalata di porcini freschi ma mi risponde che l'ASL ha vietato al locale di servirli in quanto troppa gente, in giro, era finita in ospedale (sic!). La guardiamo allibiti per la seconda volta.

Dopo pochi minuti ci viene servito l'antipasto e solo a questo punto prendono l'ordinazione del vino mentre ci portano mezzo litro di acqua minerale Sant'Antonio.
Il carpaccio in fettine molto sottili, quasi trasparenti, è sovrastato da generose cucchiaiate di funghi sott'olio. Piatto dai sapori slegati: voto 6.
Il Carema, uve Nebbiolo 100%, della Cantina dei produttori di Carema, etichetta nera anno 2002, ci viene portato quando l'antipasto è ormai terminato.

Di primo scegliamo il risotto ai funghi; l'alternativa sono le tagliatelle.
Per il secondo, la scelta fra carne oppure funghi impanati e funghi trifolati cade su questi ultimi.

Nel frattempo il mio commensale ed io decidiamo di prendere con filosofia la situazione e ci dedichiamo ad osservare il locale. La sala è tappezzata con perline di legno e arredata con vecchie dispense. Un'esposizione di paioli in rame e lanterne di ferro battuto fa bella mostra di sè lungo le travi. A lato dell'ingresso si trova il bancone del bar che ospita una lunga fila di bottiglie di vino. I tavoli e le sedie sono di vimini; la "mise en place", discreta, è composta di tovaglia e sottotovaglia, comuni posate e bicchieri per acqua e vino, ma il Carema ci viene servito in calici adatti.
Il cestino del pane contiene grissini fatti a mano, una baguette tagliata a fette e una specialità fatta in casa, da loro chiamata "carta di musica": una leggera foglia di pasta di pane lievitata con aggiunta di sale e rosmarino, molto gustosa.

In attesa del risotto osserviamo il via vai sempre più caotico delle cameriere che si scambiano ordini da un capo all'altro della sala e che transitano nello spazio angusto con i due carrelli: uno, già citato, degli antipasti, e l'altro su cui poggiano alcune pentole di rame contenenti faraona, pollo, polenta, funghi. Questo carrello è proprio invitante. Un po' meno bello vedere posare i piatti, pronti per essere serviti, sopra le padelle, in attesa che la collega in posizione favorevole li serva ai clienti che li stanno aspettando.

Senza cambio posate tra l'antipasto e il primo, arriva rapidamente anche il risotto e la responsabile, precisando che il riso è già mantecato, ci chiede se gradiamo un'ulteriore spolverata di parmigiano. Il mio commensale dice di sì, io dico di no, e lei, con l'uso di una bella grattugia di legno, lo gratta sia sul suo che sul mio risotto (non sono riuscita a fermarla in tempo), con una cospicua esondazione di scaglie di formaggio anche tutt'attorno al piatto e sul mio tovagliolo.
Nonostante quello che ci ha detto, il riso, la cui cottura è buona, non risulta però così ben mantecato e manca un po' di sapore. Voto 6.

Ci rendiamo conto che la fretta è dovuta alla necessità di liberare i tavoli per fare il doppio turno. Infatti, un istante dopo aver terminato il risotto ci viene detto che sarebbero subito arrivati anche i funghi di secondo. Alla mia richiesta di fare con calma, la gentile signora mi risponde che i funghi sono già in corso di impanatura e che bisogna mangiarli appena fatti!

Infatti di lì a poco ci servono, da due padelle di rame, una razione abbondante di funghi impanati e trifolati. Le posate questa volta sono state cambiate.
La panatura è una pappetta molliccia e umida che non dà fragranza e croccantezza al fungo (ma qui si tratta di gusti personali, credo); il sapore del fungo peraltro è indefinito. Quelli trifolati sono invece molto buoni tant'è che, essendo l'unico piatto davvero gradito fino a quel momento, chiediamo il bis che ci viene prontamente servito con due cucchiaiate su un unico piccolo piattino.

Per la scelta del dolce è il turno della proprietaria che ci elenca una serie di proposte fatte in casa. Optiamo per un bunet e per una crostata di mirtilli con gelato alla vaniglia.
Il bunet era più simile a un crème caramel e l'abbiamo lasciato a metà. Invece la crostata e il gelato erano davvero molto buoni: voto 8.
Per dare un'idea della rapidità, ci siamo seduti alle 12:45 e alle 13:30 avevamo finito il dolce.

E' sempre la solerte padrona a prendere l'ordinazione per i caffè. Da quel momento diventiamo invisibili e passano trenta minuti prima che riusciamo a farci notare da una delle tante cameriere per sollecitare i due caffè richiesti. Inspiegabile data la fretta precedente.

Il conto si paga alla cassa: 82,50 euro in totale, gentilmente scontato a 80 con regolare ricevuta. Di questi, 13 euro sono per il vino (del cui ricarico posso dare un'idea precisa in quanto la medesima bottiglia l'abbiamo pagata 6,80 euro il pomeriggio stesso nella cantina dei produttori di Carema).

Il rapporto qualità/prezzo, al di là del servizio rocambolesco, mi è sembrato comunque scarso. Porzioni abbondanti ma non particolarmente curate, anzi direi frettolose, e funghi non così saporiti come ci aspettavamo.

Posto assolutamente sconsigliabile la domenica a pranzo (a meno che non abbiate una gran fretta e molta fame!) ma, se siete in zona e avete voglia di un buon dolce, andate magari a gustarvi la crostata ai mirtilli col gelato.

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