Piacevole e genuino intermezzo di una gita

Recensione di del 26/10/2014

Antica Locanda del Contrabbandiere

53 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 53 €

Recensione

Locanda posizionata in frazione Martelosio, vicino a Pozzolengo in Provincia di Brescia, laddove s'interseca in un fazzoletto di terra con le confinanti provincie di Mantova e Verona.

Per la precisione sulla Provinciale 106 tra Pozzolengo, appunto, e Ponti Sul Mincio. Per chi arriva dalla vicina A4, possiamo dire che la località è al vertice di un triangolo equidistante ca 6 chilometri dalle uscite di San Martino della Battaglia (indicata anche con Sirmione) e Peschiera.

Il locale, in una antica casa del 1700, è immerso tra le colline coltivate prevalentemente a Vigneti. All'esterno uno sterrato ampio consente un agevole parcheggio.

Ristrutturato, come ci racconta il proprietario un pò alla volta, ora può ospitare alcune camere e due sale da pranzo contigue.

Lo stile ha mantenuto l'impronta di queste antiche case di campagna con soffitti in legno con travi lunghe massiccie per tutta la lunghezza che reggono le travi più corte e di dimensioni più modeste per la larghezza del soffitto stesso.

Lampadari che richiamano quelli antichi di ceramica schermati con veli ricamati e impianto elettrico che riproduce tempi passati con fili intrecciati e interruttori in porcellana.

Colori pastello alle pareti, più intensi nella parte bassa e più tenui da metà parete al soffitto. Sedie e tavoli in legno massiccio con qualche credenza tipica di campagna.

Noi, siamo i primi avventori arrivati un po' prima delle 13, prendiamo posto nella seconda delle sale con possibilità di "sbirciare" attaverso il varco di una porta, la cucina.

Su un tavolino una bilancia "Berkel" con il "rituale" cartello "vietato toccare, grazie".

Dopo essere stati accompagnati gentilmente al tavolo da una signora, la moglie dello chef e titolare del locale, ci viene offerto come aperitivo un Bardolino rosè spumante, fresco, piacevole ma di poche pretese con un bemvenito costituito un vol-au-vent con crema di funghi e tartufo.

L'allestimento dei tavoli è simpatico e anche abbastanza originale.

Tavoli rettangolari coperti da una tovaglia elegante chiara con disegni floreali solo leggermente più scuri e sistemata in maniera assimetrica rispetto al tavolo in modo da lasciare scoperto il legno nei quattro angoli.

Sottopiatti, bicchieri dell'acqua colorati, blu, rossi, verdi, trasparenti quelli del vino e diversi a seconda dell'importanza di quello ordinato.

Per l'ordinazione arriva il titolare/chef con un'enorme carta che viene appoggiata ritta sul tavolo e che viene illustrata in ogni sua proposta prima di allontanarsi per lasciare il tempo per una scelta meditata.

Il menù consta di un unico foglio scritto con i piatti scritti a mano con una grafia elegante sotto la stampa in un rosso granata dei capitoli (antipasti, Primi piatti...).

In tutto 4 antipasti, 5 primi piatti tutti, non solo i risotti come solitamente avviene, proposti insolitamente per due persone e 5 secondi cui si aggiungono due entrée fuori carta descritte con passione.

A caso per fornire un'idea della cucina elenco qualche piatto tra quelli non ordinati: cestino di pasta filo con verdure su fonduta, spuma di lavarello affumicato su crostini, tagliatelle con ragout di cortile, gnocchi di patate con sarde di lago e pomodorini, tagliata di "cube roll" alla brace.

Oltre a pesci d'acqua dolce, anche un paio di piatti di mare

Spaghetti neri con sugo di crostacei e, nei secondi, filetto di branzino con sauté di asparagi.

Il nostro pranzo è iniziato con i due antipasti fuori menù: Un tortino di zucca su crema di funghi per me, consistente in uno stampino di zucca, precedentemente cotta con dello scalogno, adagiata su una crema abbastanza liquida di funghi.

Porzione decisamente d'antipasto inserita nell'incavo di quei piatti fondi con una parte centrale molto ridotta e profonda. Direi un piatto ben riuscito, piacevole, non sorprendente.

Per mia moglie, una torta salata di cipolla e sfilacci di manzo. All’interno come ripieno la cipolla precedentemente spadellata con il rosmarino con l'aggiunta degli sfilacci.

Un buon connubio nato, ci ha raccontato lo chef, quasi per caso nella gestione degli “avanzi”.

Come primo piatto optiamo, tra i due proposti, per il risotto con formaggella e tartufo nero. Molto saporito con un formaggio dal sapore intenso. Un un piatto deciso che possiamo definire semplicemente buono. Dosi giuste, del resto per l’intensità non sarebbe stata opportuna una porzione più generosa.

Per secondo mi faccio tentare, a seguito di una esaltazione simpatica del piatto da parte dello chef, da un guanciale di vitello brasato all’ Amarone.

Scelta combattuta in quanto residendo a Verona, le occasioni di mangiare questo piatto sono frequenti per cui non ne avvertivo nessun desiderio.

Tuttavia la mancanza di piatti che mi incuriosissero particolarmente tra i secondi e, ripeto, l’entusiasmo dello schef soprattutto nel descrivere la qualità della carne mi hanno convinto.

Effettivamente carne tenerissima, dosatura corretta del vino. Un ottimo, semplice, piatto che peraltro ho trovato a questo livello in tante occasioni ovviamente in locali dove abitualmente vado e che scelgo a priori perchè lo sanno fare bene.

Mia moglie ha scelto l’ultima porzione disponibile di Lombatine di Coniglio spadellate alle erbe aromatiche. Un piatto direi normale che non ha suscitato particolare entusiasmo.

Bevendo, almeno nella circostanza solo io, ho dovuto scegliere tra le mezze bottiglie tutte di vini della zona o della confinante Provincia di Verona. tra un numero di proposte di mezze bottiglie peraltro superiore alla media di tante carte: 7 bianchi e 10 rossi.

Anche per le bottiglie di formato tradizionale, la carta dei vini è ricca, anche con proposte di vari champagne.

Nella circostanza ho optato per un vino prodotto in una casa Vinicola della zona, un Negresco 2010 dell’Azienda Provenza, un uvaggio di Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino con un passaggio di 12 mesi in barrique.

Un vino con una sua personalità che fa 13,5 gradi ma meno strutturato dei Volpolicella superiori o ripassi della nostra zona. Un buon compromesso che ha retto comunque la pietanza senza essere troppo corposo.

scelta condizionata anche dalla temperatura decisamente primaverile di quel giorno.

Per finire offerto un limoncino fatto da loro e che ho preso solo per questo motivo odiando quelli industriali.

Conto finale 113,5 euro piacevolmente scontati a 105 per

Coperti 7 euro, vino 14 euro, acquaa 2,5, antipasti, risotti e secondi rispettivamente 10, 18 e 15 ciascuno. Un caffè 2 euro.

Ovviamente il prezzo dei risotti risente della presenza del tartufo, ancorchè nero e non quello più nobile e prezioso bianco. Gli altri primi in menù costavano dagli 11 ai 13 euro.

Tutto sommato un posto piacevole da inserire in una gita. Bei paesaggi tutt’intorno, bella la casa storica di campagna, buona la cucina senza pretese da riconoscimenti stellati.

Valido anche il servizio, non eravamo in molti per la verità e cordialmente simpatico lo chef.

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