La mia esperienza in questo locale inizia così:

Recensione di del 06/08/2008

Antica Locanda del Contrabbandiere

45 € Prezzo
5 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 45 €

Recensione

La mia esperienza in questo locale inizia così:

"Vorrei prenotare a cena per due persone domani sera".
"Per quale ora? Tenga conto che la nostra cucina è aperta dalle 20 alle 22".
"D'Accordo, arriveremo dalle 20 alle 20:30, va bene?".
"Dovrebbe essere più preciso. Noi abbiamo solo otto tavoli e scaglioniamo le prenotazioni di quindici minuti. Intendiamoci, cinque minuti di ritardo sono tollerabli, di più sarebbe un problema".

Accipicchia! Mai, in centinaia di precedenti prenotazioni mi era stata richiesta tanta puntualità.
Fissiamo quindi per le 20 e ci presentiamo alle 19:30. Andrà bene? Ovviamente no, dovremo attendere - metaforicamente - il suono della campanella.

Il posto è isolato nei campi ma molto bello. Tutto è ben curato, sia le coltivazioni circostanti che il giardino di questo vecchio casolare rimesso a nuovo.
Riuscire a trovarlo potrebbe mettere in difficoltà qualche navigatore satellitare ma non un vecchio segugio. Dopo aver preso la strada che da Ponti sul Mincio porta a Pozzolengo, distanti circa cinque chilometri, a metà percorso c'è un cartello indicatore che fa svoltare a destra. Poche altre centinaia di metri e si giunge alla meta, che si trova alla perfetta confluenza di tre province: Brescia, Mantova e Verona. Da questa ubicazione trova origine il nome della Locanda, che veniva utilizzata dai contrabbandieri per non pagare le gabelle di un tempo. Oggi, invece, si deve solo fare attenzione a evitare le foto dei numerosi autovelox.

Veniamo fatti accomodare nel piccolo cortile, a uno degli otto tavoli apparecchiati con gusto e coperti da belle tovagliette dai bordi ricamati. Alcuni ombrelloni riparano da occasionali gocce di pioggia. Un paio di graziose salette possono accogliere i tavoli nelle altre stagioni o in caso di maltempo. I bagni sono lindi e accoglienti.
Il servizio è svolto con semplicità e cortesia dalla moglie e dal padre del cuoco. In cucina, dalla finestra a vista, oltre al cuoco si intravede un aiuto femminile: sarà un altro familiare?

Dopo una breve attesa vediamo avvicinarsi a noi lo chef con un quadro sotto il braccio. Cosa sarà mai? mi domando. La curiosità è presto soddisfatta, è solo il menu, che sarà proposto un tavolo dopo l'altro in questo modo originale. Contiene sedici preparazioni che spaziano tra terra, mare e lago: quattro antipasti e, a seguire, altrettanti primi, secondi e dolci. Il cuoco spiegherà pazientemente i primi dodici piatti prendendo le relative ordinazioni. La descrizione e la scelta del dolce viene rimandata a tempo debito.
Ci viene concesso di sostituire un primo di pasta (i maccheroncini freschi con i garganelli) ma non di ordinare due primi diversi, e questo senza che fosse in ballo il classico risotto!
La cosa non ci ha fatto ovviamente piacere. Il motivo la gestione alquanto autarchica ed impostata per ottenere il massimo risultato col minor impegno possibile. Questa, almeno, è stata la mia impressione.
A conferma di ciò, infatti, quando più tardi da un tavolo vicino sarà chiesto ai titolari perchè non aggiungessero qualche altro tavolo è stato risposto: "Per quale convenienza? Il maggior guadagno sarebbe assorbito dai costi del personale che dovremmo assumere e i tempi in cucina si allungherebbero. Così com'è siamo riusciamo a servire agevolmente la clientela in un paio d'ore".

La cena inizia con l'offerta di un aperitivo: un fresco e gradevole Lugana brut delle vicine Cantine Brunello (del quale ordiniamo una bottiglia per il seguito), accompagnato da un benvenuto della cucina costituito da una minuscola terrina di ricotta e zucchine dal gusto anonimo. Seguono le nostre ordinazioni.

Antipasti (uno per ciascuno): timballo di zucca con fonduta ai finferli e terrina di pesce d'acqua dolce su crema di finocchio.
Primo (uguale per due): garganelli con pistacchi, pomodori secchi e persico.
Secondo (uguale per due, senza imposizione): persico-spigola in crema di latte con polenta.

Tutti i piatti sono serviti in piccole quantità che, al massimo, potrebbero andare bene per un menu degustazione di più portate, ma non alla carta.

I dolci sono il miglior ricordo della serata: semifreddo ai pistacchi di Bronte e mandorle e creme brulé con frutti della passione.

Il voto alla cucina lo valuto intorno al sette. Non si fa ricordare per particolare originalità e gusto, tuttavia si percepisce che le pietanze sono preparate da una mano esperta e capace.
Devo però sottrarre un voto per il diniego di un primo diverso e un altro per le esigue quantità.
Ritengo inammissibile, pur avendo ordinato - in modo completo - dall'antipasto al dolce, che per saziarsi si sia costretti a "spazzolare" uno o più cestini contenenti buoni grissini industriali e fragranti fette di pane (precedentemente congelato e quindi riscaldato), come abbiamo fatto sia noi che molti altri compagni di serata.
Alla fine ci è stato cortesemente offerto un bicchiere di nocino.

Il conto: due antipasti € 15,50; due primi € 15,00; due secondi € 24,00; due dessert € 13,00; una bottiglie di acqua € 2,00; una bottiglia di vino € 18,00; un caffè € 1,50. Totale € 90,00.

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