L’atmosfera delle valli del Mincio, in un nebbioso...

Recensione di del 30/11/2011

Trattoria La Stella

50 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

L’atmosfera delle valli del Mincio, in un nebbioso mercoledì sera di fine novembre, non poteva non riportare alla mente i versi carducciani di S. Martino, così come la cucina di Daniele, chef e patron della Trattoria “La stella”, non può che ricordare una moderna poesia che affonda le sue rime nella tradizione di una delle più ricche cucine d’Italia.
Il locale, semplice ma di buon gusto, ha spazi adeguati fra i tavoli, un ampio giardino per le cene estive ed è improntato ad una gestione rigorosamente famigliare e casalinga; il locale è costituito da due sale per un totale di circa cento coperti al massimo. Tutto ciò che è possibile è fatto in casa: pane, grissini, paste, dolci, mostarde nonché alcuni liquori. Il servizio, nonostante l’approccio molto famigliare è attento, corretto ed estremamente cordiale; inoltre, è possibile avere spiegazioni e consigli accurati sia sui piatti sia sui i vini da abbinare.

La mia cena inizia, dopo un leggero aperitivo con grissini e prosecco, con l’ “Accoglienza mantovana”, un antipasto misto costituito da salumi misti con polenta e sott’oli, luccio in salsa verde, insalata dei Gonzaga, nervetti con cipolla e fagioli, grana 24 mesi con mostarda di pere. Tutte le portate erano decisamente valide ma, volendo mettere in risalto alcuni piatti, ritengo che il luccio in salsa (gustoso il luccio in perfetto equilibrio con la classica salsa mantovana), la mostarda di pere (ancora ben riconoscibile il sapore del frutto, consistenza piacevole in bocca e piccantezza decisamente indovinata e adatta anche a tutti i palati) e l’insalata dei Gonzaga (insalatina verde, radicchio, carote, pollo tiepido, uvetta, pinoli, vinaigrette alle verdure e crema all’aceto balsamico) spiccassero per realizzazione e cura nella scelta delle materie prime.

La limitata, per quanto imponente, dimensione del mio stomaco mi ha spinto a malincuore a rinunciare ai primi tra i quali spiccavano i tortelli di zucca burro e salvia, gli agnoli in brodo, il risotto alla pilota e il risotto con pesce gatto spolpato o tinca.
Tra i secondi un piatto ha subito colpito la mia attenzione: rotolini di anguilla con polenta abbrustolita. Si tratta di una preparazione propria dello chef che consiste nel preparare con l’anguilla, dopo averla accuratamente aperta a libro e spellata, dei rotoli che saranno in seguito cotti allo spiedo. Finita la cottura i rotolini saranno mantenuti per alcuni giorni in una marinata a base di vino bianco e aceto. In tal modo l’anguilla perde parte del suo grasso durante la cottura, mantiene intatto il proprio delicato sapore divenendo però meno stucchevole in virtù della nota acida derivante dalla marinatura.

La cena si è conclusa con un’eccellente meringa affogata nello zabaione tiepido.
Il prosecco superiore di Conegliano, Valdobbiadene DOCG Dry dell’Azienda Primo Franco servito come aperitivo mostrava un perlage fine e persistente con la caratteristica nota fruttata di pera Williams decisamente riconoscibile: un ottimo prodotto con un importante residuo zuccherino essendo stato vinificato in versione dry. Il resto della cena è stato accompagnato da un Castelli di Jesi DOC Classico 2008 14% vol. Castelfiora della Tenuta San Francesco: vino fresco, di corpo, caldo, rotondo e persistente con marcate note minerali che emergono da un’insieme di frutta e fiori bianchi. La meringa è stata accompagnata da un calice di passito Alto Mincio IGT Le Cime 2008 dell’Azienda Agricola Ricchi a base di Moscato giallo e Garganega in egual misura.

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