"Costanza"
Il titolo non è il nome della chef...

Recensione di del 24/03/2010

La Corte

54 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 54 €

Recensione

"Costanza"
Il titolo non è il nome della chef del ristorante la Corte di Pogliano Milanese (che in realtà è uno dei fratelli Buoso, ossia Leonardo), ma ciò che abbiamo riscontrato nelle prestazioni culinarie fin qui proposte.
Si ritrova la comitiva del gusto, con l'aggiunta della donzella di Joe che non disdegna le buone tavole (Silvia non Costanza).
La prenotazione è ormai un rituale al quale non vogliamo rinunciare, anche in giornate calme in sala, come lo può essere un mercoledì a pranzo.
Giungiamo poco prima delle 13, suoniamo il campanello. Ad aprirci sarà Giovanni, il sommelier e fratello di Leonardo, come sempre generoso di sorrisi e battute.
Ci è stato riservato un tavolo molto luminoso al termine della sala. Mi sembra che qualcosina sia cambiato ma non capisco cosa, fatto sta, la sala mi aggrada più della passata occasione. Saranno le tovaglie in pendant con il colore dei muri della sala, sarà la corretta mise en place o forse i raggi di sole che rendono più gradevole l'insieme, chissà?
Ci vengono porti menu e carta dei vini. Questi sono rimasti invariati, copertura esterna di carta liscia con fogli interni sostituibili, credo che potrebbero essere migliorati, nella forma, non nella sostanza, ossia improntata decisamente sulla tradizione, sempre aggiornati sul sito del locale.
Siamo già ben indirizzati sui menu degustazione, ci rimane soltanto da decidere se carne, proposto a 35 euro, bevande escluse, o pesce proposto a 38 euro, bevande escluse. I miei compagni assecondano le mie preferenze odierne e ci si butta sul primo.

Per quanto riguarda il vino giusto, diamo un lettura all'equilibrata carta, con circa 400 etichette (italiane ed estere), mai banali, con ricarichi sopra la media. Veniamo invogliati dai prodottori friulani, tra quali il responsabile di sala ci consiglierà un Cabernet Sauvignon '07 Ronchi di Manzano per iniziare.
Ci viene servita una piacevole bollicina con quattro crostini di pane con paté alla milanese (con carne di manzo e vitello, senza fegato) entrambi graditi. Il cestino del pane è composto dal pane bianco dei crostini, uno con semi vari sulla crosta e una focaccia, tutta per Nik, particolarmente amante del genere.
Il Cabernet Sauvignon presenta sentori di confettura di frutti di bosco e amarena, tondo, tannino gestito allo stato dell'arte, morbido, suadente e caldo (il Joe pensiero, si capisce che è piaciuto? io mi attesto un gradino più giù, pur avendo molto apprezzato).
Durante il servizio del vino notiamo un certo affiatamento tra Giovanni e Joe che saranno protagonisti di simpatici siparietti durante il nostro pranzo.

Il primo piatto del degustazione tradizionale è Il nostro antipasto degustazione di terra e creativo composto in ordine da: bresaola, lardo con venature rosate, lingua salmistrata affettata con salsa verde, due tipologie di salame, cipollina borettana agrodolce, insalata russa, salame cotto, petto di anatra morbido leggermente affumicato e terrina di oca e anatra. Questi ultimi due si aggiudicano il primo premio. Un antipasto ricco e classico, da noi centellinato fino all'ultimo boccone.
Manco a dirlo, la bottiglia piange e, una volta ritirati i piatti, ecco ricomparire la carta dei vini per la scelta di una seconda boccia che possa sposarsi con i sapori delle successive pietanze. La scelta cadrà su un Nebbiolo Langhe Surisjvan '04 Icardi, grandissimo al naso con intenso sentore di chiodi di garofano, in bocca i tannini erano eccessivamente aggressivi.

Tagliatelle all’uovo con ragout d’anatra e ricotta fornata, pasta dalla stupenda consistenza, perfetta masticabilità. Il sugo è buono, forse dovrebbe essere un attimo più generoso di profumi e quantitativamente parlando.
Nel frattempo speriamo che il Nebbiolo si ammorbidisca un po', ma niente da fare, forse ci vorrà ancora qualche momento? Alla fine non faremo in tempo a capirlo.
Le pause vengono perfettamente calibrate, non ci viene messa in alcun modo fretta pur non essendo la nostra forchetta un fulmine di guerra.

Manzo all’olio stufato con verdure. La carne è accompagnata da una goduriosa salsa verde con capperi, carotine dolcissime e cubetti di patate a pasta gialla. La carne è appetitosa anche se non rientra nei top della gamma della tenerezza.
Siamo quasi alla fine del percorso. Chiedo una modifica al menu che mi viene gentilmente concessa.

Crostata alla frutta secca con crema alla vaniglia, si presenta sotto forma di fetta bassa, con base di frolla, con confettura e frutta secca. La salsa concentrata di vaniglia è molto vellutata. Unica puntualizzazione sulla confettura utilizzata, decisamente dolce. Anche questo nel complesso un buon piatto.
Cestino di cioccolato con mascarpone, cacao e caffè. Una reinterpretazione del classico tiramisù ben riuscita, a giudicare dal gusto col quale i miei amici lo hanno assaporato.
Prima del caffè viene servita la piccola pasticceria: baci di dama, mini salamini di cioccolato, scorze d'arancia e cioccolato, ananas caralamellato, papaya (?) caramellata.
Come chiusura gli uomini veri prendono una grappa morbida, io e Silvia terminiamo con i biscottini.
Chiediamo il conto che recita: 140 euro per i quattro menu degustazione, 57 euro i due vini (a memoria 25 euro il Cabernet e 32 euro il Nebbiolo), 3 euro la minerale, 6 euro tre caffè, due grappe 8 euro. Totale 214 euro.
Conclusione.
Cucina: una cucina dalla quale non bisogna aspettarsi colpi di scena. Classica, ben eseguita, equilibrio delle proposte all'interno del degustazione.
Servizio: costantemente attento ma mai sopra le righe. Saper intervenire nei momenti giusti vale, a mio modo di vedere, molto più di riverenze eccessive. Preciso e simpatico.
Ambiente: qualche miglioria sembra sia stata apportata. Le comode sedute e l'atmosfera soft fanno il resto.
Tempo fa diedi voti molto alti, nel frattempo qualche posticino l'ho visitato e ho dovuto riequilibrare i miei giudizi per una cucina stabile ma non ferma.

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