Per chi suona il campano: quando l'età universitar...

Recensione di del 12/03/2010

Il Campano

61 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 61 €

Recensione

Per chi suona il campano: quando l'età universitaria è passata ormai da un po' e una cena adulta e rilassata ce la si concede più che volentieri, ancor di più se ci si lascia coccolare dall'apparente ruvida immediatezza pisana.
Week end toscano, gradevoli passeggiate lungo Arno, vicoli e vicoletti del centro in cui si scova questo ristorante, situato all'interno di una casa torre del XVIII secolo e a pochi passi dall'omonimo campanile che nei tempi passati serviva proprio a scandire l'orario delle lezioni universitarie.
Ci sembra una buona idea prenotare in anticipo per la sera, e la scelta si rivelerà quanto mai felice in considerazione del posizionamento nella più intima saletta superiore, con capacità di circa una trentina di coperti, i tavoli forse un tantino ravvicinati fra di loro tanto da costringerci alla triste visione forzata della finta bionda magrissima di turno che gioca, per quasi un'ora, con i grossi filetti di pesce che ha nel piatto sino a raffreddarli completamente e rispedirli in cucina praticamente integri. Quando si dice che il servizio impeccabile e sincero non venga apprezzato dai più: la giovane ragazza che, da sola e con piglio esperto e deciso, gestisce egregiamente la sala aveva chiaramente avvisato i due incoscienti commensali di attendere prima di ordinare un secondo, in virtù di una prima portata piuttosto consistente e variegata; come una diseducazione del mangiare e una parimenti sciagurata gestione delle risorse riescano a far danno nello spreco odioso del cibo.

A distoglierci dall'intento di inviare un'occhiataccia al tavolo accanto arrivano in nostro soccorso i menu, rilegati in pelle, e la carta dei vini, corposa e ben articolata per varietà di proposta, dalla cui prima pagina, che reca la dicitura "Ce ne è solo una", scegliamo un Nemo 1997, azienda Castello di Monsanto, Cabernet Sauvignon in purezza dall'intenso color rubino e sapore tannico, ottima beva e degno accompagnamento della cena che verrà, ricarico dignitoso.
Apprezziamo l'essenzialità della mise en place che si articola in tovaglie color grigio e coprimacchia abbinati a disegni optical, solida e classica la posateria, decisamente ben assortita la varietà di calici da degustazione: unitamente al decanter che permette al vino che abbiamo scelto di aprirsi, ci vengono portati in tavola due baloon e il cestino del pane contenente pochissimi quadrotti di focaccia, fette di un fragrante filone toscano, fette di pane nero e alle noci, tutti parimenti invitanti. Bella la parete in mattoni a vista e la luce soffusa che si propaga da piantane strategicamente posizionate all'interno della sala, coadiuvata dalla presenza in tavola di una candela accesa, contribuisce a rendere l'ambiente caratteristico e raccolto.
Il menu è articolato ed invitante tanto per quanto concerne le carni, quanto per ciò che invece è più strettamente marino, con l'aggiunta di qualche piccola incursione col tartufo tardivo; decidiamo di orientarci sulle pietanze legate alla terra e, completata la comanda, può avere inizio il nostro percorso gastronomico che sarà scandito da tempi adeguati alla preparazione espressa dei piatti, come riportato in menu.

Misto di crostini e bruschette: quattro fragranti fette di pane tostato, presentate in un piatto in ceramica smaltato, nelle varianti di bruschetta classica al pomodoro e ottimo olio evo, patè di fegato dal sapore deciso e vellutato, fonduta di pecorino con salsiccia cruda in un insieme stuzzicante e saporito, e con battuta di lardo dal sapore erbaceo e speziato; un inizio promettente e sicuro.
Pecorino al forno servito con tartufo: in una pirofila in ceramica colorata, una porzione generosa di pecorino appena ammorbidito ma non filante, tiepido sì da amplificare la propria sapidità ed esaltare il profumo ed il sapore del tubero.

Pici all'anatra imbevuta di Brunello: porzione abbondante e ben fumante, pasta dalla chiara fattura casalinga che risente tuttavia di una cottura, a nostro gusto, eccessivamente prolungata; eccellente il ragout di anatra a quadrotti, succoso e tenero nel connubio ben riuscito col vino di cui rimane un gradevole retrogusto anche a fine degustazione.
Pappa al pomodoro: il più classico dei piatti toscani, irrinunciabile nella sua semplicità, fra i migliori provati ultimamente, denso e rinfrescante, con una giusta dose di peperoncino e generosamente condito con olio toscano; apprezziamo particolarmente la mano attenta e cauta nell'utilizzo dell'aglio e la freschezza consistente del pomodoro impiegato per la preparazione.
Tortelli rustici al capriolo e ricotta di Pienza con ribes rosso: la stoviglieria prosegue nei colori della ceramica smaltata, essenziale e pulita la presentazione col ribes rosso che sembra svolgere però una funzione puramente estetica; eccellente la pasta dei tortelli, gustoso e consistente il ripieno al capriolo ben smorzato dalla delicata dolcezza della ricotta; un piatto ottimo, non fosse per la tiepidezza dello stesso che verso la fine rasenta quasi il freddo.

Fiorentina: presentataci all'atto della comanda su un tagliere in legno, sì da valutarne taglio e grandezza, arriva in tavola con cottura perfetta, appena croccante all'esterno grazie all'utilizzo di fior di sale, e morbida, calda e succosa all'interno; ci viene tagliata al tavolo e non fatichiamo a terminare la carne dal peso complessivo di circa 1 chilo. A voler pignolare, uno scontrino che attesti il peso della carne non ci starebbe poi così male: trasparenza e chiarezza sono doti esigibili tanto dai ristoratori quanto dai clienti.

Chiudiamo la cena rinunciando ai classici cantucci e preferendovi due sorbetti: pere e zenzero e ananas e maraschino, in assoluto tra i migliori provati, perfetta la consistenza e eccellenti per freschezza ed aroma, chapeau.

Soddisfatti e satolli chiediamo il conto, per un totale di 122 euro (ric. XRF 17387709) che sarà così articolato: un vino 35 euro; un'acqua 1,50 euro (erroneamente conteggiati e defalcatici nella serata seguente unitamente ad un piccolo sconto); due antipasti 11 euro; 3 primi piatti 22 euro; un secondo 35 euro; due dolci 6 euro; servizio 10% 11,50 euro. Doverosa puntualizzazione a riguardo: applicare il servizio a percentuale anche sul vino, che già di suo prevede un ricarico che dovrebbe essere omincomprensivo di spese di gestione/stoccaggio e servizio, ci sembra ingiustamente sbilanciante e penalizzante sulla cifra finale che varia, e anche di parecchio, a seconda dei vini ordinati.
Il Campano è un posto in cui ritornare, senza incertezze: migliorabile di sicuro, soprattutto per il discorso fatto poco sopra, ma con un rapporto qualità/prezzo equilibrato, cucina della tradizione ben eseguita con materie prime di partenza di indubbia qualità; una menzione particolare per la gestione della sala: anche le richieste più bizzarre sono state accolte con un diplomatico sorriso e gestite con garbo e pazienza, doti sempre più rare e non facilmente riscontrabili nell'ambito della buona ristorazione al giusto costo.

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