Recensione di del 20/12/2019

Lo Scalo

55 € Prezzo
9 Cucina
6 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 55 €

Recensione

Da molto tempo desideravamo visitare questo ristorante pizzeria abbastanza noto ormai nella riviera di Levante sia per la qualità delle pizze che della cucina 'siciliana'. L'accesso non è semplice, il posteggio è scarso (nullo sull'Aurelia, a fortuna nella stradina ZSL sottostante), escluso che qualunque persona con disabilità o anche solo difficoltà di moto possa superare scalette e acciottolati.

La famiglia Farsaci gestisce il locale da anni, il pizzaiolo ha vinto qualche premio e ciò fa sì che la maggioranza degli avventori siano giovani (rumorosi, visto che l'unica sala non dispone di pannelli o pareti fonoassorbenti e i tavoli sono decisamente ravvicinati) e la pizzeria sembra ormai l'attrattiva principale.

Abbiamo prenotato per quattro alle 20,30, ma ci presentiamo qualche minuto prima: uno dei tre giovanotti che fanno servizio in sala, piuttosto improvvisati a dir la verità, ci indica un comodo tavolo centrale, rettangolare, come altri apparecchiato solo con bicchieri, posate e tovaglioli, senza tovaglia (?!); alla richiesta di un tavolo tovagliato (ce ne sono due rotondi ma alle estremità della sala, lato ingresso e lato cucina) ci viene disinvoltamente risposto "fate come volete, vale la regola chi primo arriva meglio alloggia". E la prenotazione? No comment. Restiamo al tavolo indicato. Mancando la tovaglia, ci sono due sassolini dove appoggiare le posate dopo/durante l'uso, visto che i tovaglioli si presume stiano sulle ginocchia o al collo (de gustibus).

La (presumibilmente) figlia del patron e compagna del pizzaiolo ci porta i menu e ci indica un fuori menu dal pescato del giorno. Due bottiglie di acqua purificata (ahimè, poi fatta pagare 4€) e un vassoio di pane comune a fette arrivano mentre scegliamo le pietanze.

Optiamo per un assaggio di pizza, Semplicemente Napoli, ripartita in quattro, seguita da antipasto siciliano di mare, antipasto di acciughe, tortino di rossetti, polpo croccante con verdure; quindi spadino alla ghiotta, frittura, orata, baccalà in tempura.

Vino 'alla spina', c'è solo bianco, decisamente dimenticabile, se non fosse per il prezzo esagerato che troveremo nel conto (13€ il litro, ma dubito che la bottiglia fosse da litro, piuttosto da 750).

Ci intratteniamo a conversare, mentre la sala si riempie (ma non del tutto) e cominciano ad arrivare le pizze agli altri tavoli. Quando è il turno della nostra, ci viene servita già porzionata nei piatti, cosa in sé apprezzabile se non fosse intervenuto un intervallo di tempo eccessivo fra lo sfornamento e il taglio, l'impiattamento e il servizio: risultato, si fredda quasi subito. La pizza, se fosse stata servita 'frisch vom Ofen' sarebbe stata ottima, buona la pasta e di qualità la farcitura. Il lavoro del pizzaiolo è stato però annientato dall'incompetenza e dalla disorganizzazione del servizio (e sì che ci sono almeno tre giovinotti più la patronessa e la sala non è piena!). Primo segnale d'allarme.

Il tempo di attesa per gli antipasti si allunga. Quando arrivano, sono fuori sincrono e, come succederà anche per le altre portate, il cameriere non sa mai a chi vanno. Alla cucina va dato atto, (dis)organizzazione a parte sui tempi, che i piatti sono veramente buoni, ricchi e molto apprezzati dai commensali, con l'eccezione di parte del polpo che risulta bruciacchiato anziché croccante.

L'attesa per la pietanza principale si allunga ancor di più (eh, le pizze dei ragazzi hanno evidentemente la precedenza...) e, ahimè, la situazione peggiora sia perché di nuovo non riescono a servire tutto il tavolo (4 persone, non 12!) a tempo, sia perché ... al posto dell'orata al forno arriva una seconda frittura! Certo la sala è rumorosa, ma la giovane che ha preso l'ordine non sembrava usufruire di apparecchi acustici.

Alla segnalazione dell'errore, ci viene proposto di sostituire il piatto, ma, ovviamente, ci sarà da aspettare un po': preferiamo rinunciare e accettare la frittura. Che ovviamente ci sarà addebitata per intero!

Le pietanze sono comunque molto buone, temperatura di servizio a parte, visto che fra la cucina e la sala il perditempo è la regola. Il pane è finito, nessuno se n'è accorto, lo chiediamo a voce noi, ma non ci verrà mai portato.

L'ora si allunga (usciremo dopo le 23,30 circa) e al ritorno del cameriere, dopo ritirati i piatti del secondo, ci vengono proposti dei dessert: prendiamo un sorbetto, una cassata, una tarte tatin, quattrocaffè e un limoncino. I dolci sono la cosa migliore.

Al momento di pagare ci viene portata una sbiadita ricevuta in cui, oltre all'esagerato ricarico del vino sfuso, del coperto (8€), ben sette portate sono etichettate fuori menu (in realtà era una sola, lo spadino alla ghiotta!), nessuno sconto viene riconosciuto per l'errore nell'ordinazione della frittura, e il totale ammonta a 221 €, a cui per dimostrarci molto benevoli uno dei commensali vuole aggiungere una mancia di 5€ in contanti (personalmente avrei dedotto invece i 21 € per le gravi mancanze del servizio). Non ho sentito che qualcuno dicesse grazie.

Aggiungo due particolari di contesto: la visita ai servizi igienici, scomodi, nel sottoscala, rivela che hanno bisogno di una urgente ripassata, se non ristrutturazione. La porta di ingresso, che dà sulla sala, non si chiude automaticamente e costringeva ogni volta ad alzarsi per chiuderla, quando qualcuno non la accompagnava, per evitare di far entrare la fredda aria della sera.

Il prezzo di 55 € a testa, infine, è giusto solo se si considera la qualità della cucina. Il servizio è al di sotto di ogni standard: il nostro voto sarebbe zero, se possibile.

No, a queste condizioni, non ci ritorneremmo.

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