Ritorniamo in questo locale dopo due anni e, come ...

Recensione di del 19/08/2011

Dolada - Albergo

95 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 95 €

Recensione

Ritorniamo in questo locale dopo due anni e, come è piccolo il mondo, ritroveremo un altro temporale estivo che raffrescherà la caldissima giornata e un noto Mangione con amici ristoratori che tenterà subito di baciarmi sulla bocca. La signora Da Prà si muove cautamente per la sala con due stampelle canadesi, esito di una fastidiosa caduta, che sarà anche motivo di cordiale conversazione con qualche battuta esorcizzante.
Il servizio è quasi sempre inappuntabile nei tempi e nelle forme, con un evidente interesse alle necessità del cliente e senza alcuna invasività, anche se in certi attimi si è come un po' dimenticati, talchè la serata scorre via in modo fluido seduti su comode poltroncine in paglia di Vienna, davanti ad un desco elegantemente composto in cui si alterneranno grandi porcellane dalle varie forme, stoviglie in acciaio pesante, bicchieri idonei per l'acqua e il vino. Nulla di nuovo, insomma, rispetto all'ultima visita di due anni fa, se non la presenza del Bistrot Doladino, presente nello stesso edificio che verosimilmente dirotta attenzione e impegno nella gestione simultanea.

Dalla ricca lista dei vini scegliamo un Lagrein riserva Nusserhof, Bolzano, 13,5% vol., unghia granato carico, al naso vinoso leggero, con profumo di prugna matura, alla beva buona acidità con sentori di frutta matura e qualche nota speziata. In realtà nulla di trascendentale, ma un discreto vino che, alla maniera del Sturm und Drang, "innaffierà" (gardener syndrome, ndr) il pranzo. Come acqua minerale, la San Pellegrino che viene scaraffata. Entrambe le bevande non rimangono sul tavolo, ma vengono poste su un tavolino di servizio da dove, con precisione cronometrica, verranno rabboccati i bicchieri alla bisogna.
Viene portato al tavolo un contenitore con del pane affettato e più volte durante la serata vengono offerti dei lunghi grissini, il tutto ovviamente autoprodotto.

Come inizio, una ciotolina di olio di Benevento in cui intingere il pane per saggiarne l'aroma di carciofo e il delicato piccante.
Scegliamo alla carta e come benvenuto della cucina ci viene servito un tocchetto di trota affumicata su misticanza di verdura. Gradevole, ma niente di eccezionale.
Come antipasto, lumache gratinate con erbe aromatiche. Viene servito un discreto numero di lumache appoggiate su una fonduta di formaggio assai delicata, che ben si compone con la carne tenerissima e l'aroma altrettanto delicato della gratinatura alle erbe. Piatto perfettamente riuscito.

Come primo, il raviolo liquido con formaggio Dolada. In un ampio piatto un discreto numero di ravioli colorati a strisce bianche e verdi che messi in bocca scoppiavano lasciando uscire il contenuto liquido, verosimilmente un brodo di carne molto saporito, che ben si abbinava con la crema di formaggio creando una vera armonia di sapori. Intrigante, come piatto.

Come secondi ci siamo differenziati. La mia commensale ha scelto un guazzetto di rane con riso pilaf che è stato portato al tavolo dentro una ciotolina. Il guazzetto era posato, avvolto in un foglio di cellophane trasparente, in un piatto fondo: aperto il cartoccio, emergeva un profumo di erbe e del sugo in cui erano state cotte le rane, la cui carne bianchssima e tenera imponeva l'uso delle due dita per "ciucciare" gli ossicini. Infatti, a corredo, veniva posata sul tavolo una cialda di cellulosa sui cui versata acqua calda, la stessa si gonfiava trasformandosi in una salvietta per detergere le mani golose. Necessaria ovviamente, come finale, la scarpetta nel fondo di cottura. Buono senza esaltare.
Per lo scrivente invece agnello alle tre cotture. In un piatto rettangolare una costina del carrè accompagnata da rapa rossa, una polpa con del purè di patate e un filetto con una pallina di polenta. Carne delicata, senza alcuna venatura di grasso, di ottimo sapore ma alla fine senza picchi eccelsi, direi nulla che potesse stupire.

Anche nei dessert abbiamo preso strade differenti. Mia moglie lo zabaione caramellato con fichi e gelato alla vaniglia. Un dessert strepitoso sia per la quantità, decisamente abbondante, sia per la qualità e il sapore; delicata la consistenza dello zabaione che si armonizzava con la morbidezza dei fichi, contrastato in modo mirabile dal freddo del gelato alla vaniglia. Sicuramente una preparazione insolita, di altissimo valore gustativo.
Lo scrivente invece, la piňa Dolada con spuma di rum, meringa, cocco, ananas. In un bicchiere multistrato, una rivisitazione alpaghina della piňacolada portoricana; affondando il cucchiaio si mescolavano i vari ingredienti dalle diverse consistenze: la masticabilità dolce dell'ananas con la granulosità del cocco, la scioglievolezza della spuma di rhum con il croccante della meringa. Un vero arcobaleno di sapori, gradito sino al fondo del bicchiere.
Per finire un caffè accompagnato dai chupa chups di frutta caramellata: su alcuni bastoncini grani d'uva, fragole e alchichinger. Accompagnamento goloso e gustoso al tempo stesso.

Che dire? Gradevole il soggiorno presso la locanda nella stessa camera rossa della volta precedente (ogni camera ha un colore diverso), cordiale e attento, premuroso senza mai essere invadente il servizio; eccellente la qualità degli alimenti, con un livello, seppur lieve, inferiore a quello che ci aveva accompagnato nel menu degustazione del 2009.
Il conto: due antipasti 46 euro, due primi 44 euro, due secondi 48 euro, due dolci 20 euro, una bottiglia di vino 28 euro, un caffè e un'acqua minerale 5 euro, per un totale di 191 euro. Ricevuta fiscale XARF010804/2011.

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