Eppure siamo a meno di dieci chilometri dal casell...

Recensione di del 12/02/2010

Dolada - Albergo

85 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 85 €

Recensione

Eppure siamo a meno di dieci chilometri dal casello autostradale di Belluno, altrettanti i minuti che servono per raggiungere Plois e l’aria sottile dei suoi novecento metri sul livello del mare. Sullo sfondo, il lago di Santa Croce divide l’Alpago dal colle della Faverghera. Luce permettendo, d’inverno con la neve è sempre uno spettacolo. Piccolo palazzo di inizio secolo, ristorante e mini albergo a quattro stelle, la creatura della famiglia De Prà conserva nelle sue sale un garbato, caldo fascino: eleganti i tavoli e la loro mise en place, un servizio di ottimo livello e per nulla ingessato, l’atmosfera ovattata che rende questo ristorante di montagna uno dei più romantici.
Pur presente nell’orientamento di linea di cucina e menu, Riccardo ormai è a Londra in pianta stabile, con un Dolada UK che pare avere un buon successo: nulla da temere, il vigile occhio del grande Enzo è sempre presente e la mano di Raffaello (in nomen omen?) Mazzolini in cucina è sicura e se non garantisce effetti pirotecnici, offre note di rassicurante concretezza e di qualità decisamente elevata.
Il menu degustazione, fresco di stampa, è una sequenza di tentazioni cui è difficile rinunciare.

Così, servito su nostra richiesta prima delle altre portate, arriva un bicchierino con un’idea nuova del “frico” friulano: sovrastata da fili di patata croccanti, una spuma dello stesso tubero avvolge morbida la piacevole presenza piccante del formaggio (fiore delle Dolomiti, forse).

Si continua con “la seppia in montagna, passando per l’orto”: la seppia, cotta a bassa temperatura e servita su una crema di broccoli salata con piccoli pezzi di cotechino, è farcita con astice e scampi: bel piatto in cui prevale sempre una netta sensazione marina.

Avanti con l’uovo croccante nel pane nero ai cereali con cavoletti e bottarga di muggine: un tuorlo che sa finalmente di tuorlo, l’uovo impanato nel pane nero grattugiato. La bottarga? Elemento piacevole, ma la forza dell’uovo è già sufficiente di suo per connotare il gusto.

Eleganti, a seguire, i ravioli “Paul Smith” al caprino su busara di astice blu. Non sapevamo che lo Smith fosse uno stilista, in effetti i ravioli sono realizzati con paste colorate con diversi vegetali. Niente male.

Bella e golosa idea lo “gnocco carbonaro”: di patate e ripieno di marmellata di cipolla, di dimensioni molto generose e del resto è uno, servito con una salsa d’uovo e pancetta – peccato per la croccantezza un po’ sotto tono – e parmigiano delle vacche rosse.

Grande, immancabile classico, soprattutto per la qualità indiscutibile della carne, l’agnello dell’Alpago questa volta viene servito con una crosticina gratinata di spezie e zenzero, bel contrasto con la dolcezza della materia.

Sembra che la vena creativa della premiata (è stata maître dell’anno per una guida) Benedetta sia in evoluzione, dato che è lei che suggerisce i nomi per i nuovi piatti: per il dolce da Paul Smith infatti si passa niente meno che ad Andy Wahrol con una finta piccola banana di crema di latte cotta, un tortino di banana vera e una purea di menta: bizzarro a dirsi quanto ghiotto a mangiarsi.
Prima della piccola, abbondante, pasticceria la degustazione prevede la Pinha Dolada, elegante versione sui generis dello sgroppino della casa che prevede un divertente – e un poco scomodo – rito di somministrazione con l’uso di una sorta di alambicco articolato.
In sintesi, la conferma che quei dieci minuti di deviazione dall’A27 sono sempre più che meritati.
Per la cronaca, il prezzo di 85 euro a testa (sette persone) per la serata comprende la degustazione a 78, decisamente a buon mercato, un paio di bottiglie di buon Prosecco San Fermo 2008 di Bellenda - purtroppo la Stradale in agguato non consente di pescare qualcosa di più impegnativo dalla splendida carta - acqua e caffé.

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