Ritorniamo in questo locale sulle colline sopra il...

Recensione di del 17/07/2009

Dolada - Albergo

87 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 87 €

Recensione

Ritorniamo in questo locale sulle colline sopra il lago di S. Croce in una giornata temporalesca che ci permetterà di cogliere, al termine della burrasca, un duplice meraviglioso arcobaleno scavalcante la conca di Alpago. Abbiamo usufruito anche della sistemazione alberghiera posizionati in una camera elegante, individuata non da un numero bensì da un colore (nel nostro caso il rosso), con un grazioso omaggio della maison (una grossa micca e un barattolo di miele autoprodotti) alla mattina al momento della ripartenza.
L’ambiente è raffinato, tutto gestito sul legno e sui toni caldi delle pareti e dei tessuti. La sala da pranzo è illuminata con luci indirette e con moderni lampadari direttamente su ogni tavolo, venendosi così a creare una sorta di isola luminosa, pareti tipo spatolato veneziano con appeso qualche piatto di ceramica, un paio di madie scure con delicati cristalli, alcuni tavolini di servizio con fiori freschi.
I tavoli sono ben distanziati, con tovaglia candida e sottotovaglia in tono a disegni, posate di metallo pesante, bicchieri di cristallo dedicati sia all’acqua che al vino, grandi porcellane per le varie vivande. Una mise en place di grande finezza ed effetto. Le seggiole sono delle comode poltroncine laccate nere con seduta in paglia di Vienna.

Il servizio è svolto in sala da un giovane maître che funge anche da sommelier e che seguirà con attenzione lo svolgersi della serata, pur con qualche piccolo incomprensibile affanno specie durante l’avvinamento dei bicchieri: sia l’acqua che il vino non sono lasciati sul tavolo ma posti in un tavolino di servizio. I bicchieri vengono sollecitamente rabboccati alla bisogna con una tempestività mirabile. In sala anche la signora Benedetta De Prà che seguirà con gentilezza e precisione lo svolgersi della cena soffermandosi a conversare e relazionando brevemente sulla nuova avventura del Dolada di Londra, situato non molto lontano da Piccadilly Street.
La carta dei vini è enciclopedica con un ventaglio amplissimo di proposte, dai ricarichi però importanti e, a volte, eccessivi: per questa serata scelgo un Valpolicella Allegrini 2007, Fumane di Valpolicella, 13% vol., uvaggio Corvina veronese, Rondinella e Molinara, colore rosso rubino, profumo di ciliegia matura, alla beva assoluta levità e freschezza con note di frutti rossi. Tipico vino estivo da accompagnamento sia di portate di carne che di pesce, entry level e con un ricarico decisamente elevato.
Acqua minerale S. Pellegrino.

Sul tavolo viene posta una coppa con pane autoprodotto di diversi tipi, fragrante e tentatore come non mai data la presenza di una ciotolina con delicato e profumato burro; inoltre ci sono dei grissini lunghi al curry che invitano ad essere spezzati. Un bicchiere di prosecco come accompagnamento a questo iniziale momento di scelte.
Tra il menu “Territorio” e quello “Degustazione 2009” scegliamo quest’ultimo perché rappresenta al meglio, a nostro modesto parere, la linea di cucina di questo ristorante. Per non essere ripetitivo anticipo che tutte le portate sono state ottime, ben riuscite e calibrate nelle quantità portandoci alla fine della cena non appesantiti. La presentazione di ognuna di esse è stata all’altezza di una grande cucina, con sapori decisi e delicati al tempo stesso, accostamenti mai arditi o dissonanti e specialmente nessuna destrutturazione per stupire.

Si inizia con un mini club sandwich di fegato grasso stuzzicante nella composizione con alcune verdure di accompagnamento.

Quindi in un grande piatto gamberi reali, melanzana violetta e melissa dove il dolce del crostaceo si abbina all’amaro della melanzana e viene insaporito dal tono acuto della cedronella, ottenendo al palato una speciale sensazione di freschezza.

Poi una lasagna croccante fredda ai sapori del Mediterraneo: una tavolozza di colori in cui le erbe si frammentano ad accompagnare la capasanta e il fondo saporito che lega in modo armonioso tutto il piatto.

Una breve sosta e quindi arrivano disposti su una bianca porcellana casunziei di grano tenero ripieni di asino, erbette rosse: tipici ravioli veneti, di pasta ruvida, con bordi dentellati che possono presentarsi quadrati, a mezzaluna o triangolari. In questo caso la pasta è sottile, morbidissima e la farcia è gustosa e piena, ben accompagnata dalle erbe rosse, di cui purtroppo non ho chiesto l’identità golosa… Preparazione ad altissimo livello, capace di enfatizzare persino il vino di accompagnamento.

Ancora un primo: sensazione leggera all’amatriciana in cui la pasta sottile si confronta con gli elementi staccati dell’amatriciana senza le untuosità e i carichi dell’originale. Singolare interpretazione di questo piatto romano.

Per staccare ecco arrivare lo sgroppi glu una specie di pipa di vetro formata da quattro balloon di diametro differente, contenenti prosecco, succo di pera, un sorbetto che deve essere agitato, facendo scorrere i componenti dall’alto verso il basso, così mescolandoli e quindi bevuto, portando alle labbra un rosario di vetro lungo almeno quaranta centimetri, con un ugello stretto e con il rischio di fare figure fantozziane. Un po’ di brivido ci vuole unito ad un pizzico di divertimento.

Come secondo ci viene portata una porzione di agnello alpangoto in cui la carne è stata sapientemente marinata e cotta in tre modi, perdendo qualsiasi retrogusto selvatico ed è ben accompagnata dalle verdure stagionali e un dolcissimo puré di patate.

Terminiamo con un dessert pesca3 (al cubo) che propone su un piatto rettangolare tre cubetti, in gelatina, a torta, a semifreddo su una base di crema al frutto. Dessert semplice ma estremamente raffinato.
Caffè con accompagnamento di piccola pasticceria o meglio una specie di mattonella con infilzati dei bastoncini sormontati da frutta caramellata e quindi una grappa Poli per finire alcolicamente una grande cena.

Che dire? Un posto, “finestra sull’Alpago”, in cui è gioioso tornare, accolti dalla gentilezza e professionalità della famiglia De Prà, in un ambiente signorile che non mette a disagio, ma trasfonde una senso di appartenenza e di tranquillità, tipico di quella ristorazione veneta in cui l’umanità delle tradizioni non si è modificata e il senso dell’ospitalità ne è l’elemento trainante.
Due menu degustazione 139 euro, una bottiglia di vino 25 euro, un’acqua minerale 2 euro, un distillato 8 euro, caffè offerto, per un totale di 174 euro. Rapporto qualità/prezzo normale. Ricevuta Fiscale XARF-057551/2008

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