“Benvenuti nella finestra sull’Alpago”

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Recensione di del 06/07/2008

Dolada - Albergo

70 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 70 €

Recensione

“Benvenuti nella finestra sull’Alpago”

È la bellezza rassicurante di Benedetta De Prà ad accogliervi dopo un percorso che solo da quassù appare perfettamente compiuto, nel suo panorama mozzafiato che dalle pendici del monte Dolada scende verso il lago di Santa Croce e più giù alla pianura, mai così piacevolmente distante. Vestita con il caratteristico abito valligiano, Benedetta vi spalanca le porte di un ristorante che ha scritto grandi pagine di storia della cucina bellunese, veneta e infine settentrionale. In cucina non c’è più papà Enzo, impegnato in faccende diverse ma non per questo meno appetitose. E tuttavia, pur avendo mancato per ragioni anagrafiche colui che portò il Dolada al prestigio della doppia stella, crediamo che i segreti della cucina e le leggi non scritte del sangue si siano tramandate perfettamente in Riccardo, che conosce la materia e la elabora secondo il proprio concetto, raggiungendo risultati eccezionali.

Il Dolada, finestra sull’Alpago, è già stato ampiamente descritto e nulla probabilmente è cambiato da chi mi ha preceduto. L’hotel ha visto soggiornare generazioni di grandi italiani, catturati dalla vocazione per l’ospitalità che contraddistingue la famiglia De Prà, che non la negò neppure – altri tempi e altri rischi, vissuti sulla propria pelle – ai partigiani durante la guerra di liberazione. Al termine del pranzo, vale la pena godere del bel giardino vista lago utilizzandolo come camera di decompressione dei piaceri provati a tavola. Quali? Raccontiamoli subito.

Si inizia con la gelatina di pomodoro e burrata come appetizer. La sorpresa all’interno del pomodoro è di quelle ghiotte e non vi diciamo altro, verificate di persona. Nell’attesa dei primi – al Dolada fortunatamente c’è il pienone domenicale e i tempi si allungano di conseguenza – ecco arrivare il carpaccio di manzo, parmigiano e tartufo che copre splendidamente il vuoto, ammortizzato anche dai pani serviti assieme a un burro scovato da Enzo De Pra versione foodbuster in Alto Adige (l’alternativa? Quello dell’Alpago, produzione propria).

Arriva il primo: i maltagliati di grano antico con funghi porcini (provati questi, tutti gli altri passati e futuri saranno messi in secondo piano) e zafferano, il tutto adagiato su una crema di aglio dolce che dà sapore e non appesantisce affatto l’alchimia. Ma il meglio deve ancora arrivare. Il secondo è un piatto inserito in agenda da mesi: l’agnello al forno, cotto nella maniera tradizionale e accompagnato dalle verdure dell’orto di casa De Prà. E non avrei mai immaginato di scovare il migliore degli agnelli possibili proprio qui, in provincia di Belluno! Mea culpa, perché questo è un ovino dell’Alpago, presidio Slow Food e tracciabilità totale, alimentato come si deve e preparato secondo una tecnica consolidata. Non mancherò, incrociando a fine pasto lo chef, di complimentarmi per il risultato.

Due piatti a pranzo possono bastare, anche perché le porzioni presentate da De Prà non scherzano (e il bis dell’agnello è reso possibile dall’abbandono anticipato di un commensale, costretto dall’aereo). Ma per il dolce uno spazio c’è sempre, soprattutto se al tavolo arrivano i bignè in sequenza (zabaione, zenzero e lime, caramello, pistacchio, arancia) e lo spettacolare sandwich di mandorle, amaretto e caramello che diviso in quatto parti eque verrà distribuito tra tutti i presenti, raccogliendo unanimi consensi. Chiusura con caffè e piccola pasticceria che merita una o più foto, tra praline e frutta caramellata, senza dimenticare gli ottimi vasetti di cioccolata.

Il conto è accessibile. Per un menu degustazione piuttosto impegnativo si viaggia sui 70 euro, cifra che abbiamo speso noi per un pasto completo di due piatti a testa, dolce e vini compresi. E a proposito di questi ultimi, affidatevi a Benedetta: conosce il suo mestiere e vi proporrà delle chicche con particolare orientamento verso i biodinamici.

Due piccole note. La prima: manca davvero poco per raggiungere la perfezione, complice l’atmosfera informale che il servizio riesce a diffondere tra le sale del ristorante, un gioiellino incastonato tra altri gioielli, le Dolomiti. La seconda: il Dolada è pronto per tornare a centrare risultati di prestigio, dopo aver pagato con gli interessi le naturali conseguenze del ricambio generazionale. Fosse posizionato più giù, prossimo alle nebbie padane, chissà quanto si parlerebbe di Riccardo De Prà e della sua cucina. Fosse posizionato più giù, non sarebbe tuttavia il Dolada. E allora spetta a noi percorrere qualche curva verso il paradiso del gusto, risparmiato per fortuna dalle orde del conformismo.

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