Un sottile filo rosso svela la trama di un’accogli...

Recensione di del 31/08/2007

Dolada - Albergo

90 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 90 €

Recensione

Un sottile filo rosso svela la trama di un’accoglienza che si tramanda sapiente: i sorrisi non sono di maniera, l’ingresso del cliente salutato prima da un paesaggio di montagna che non si vorrebbe mai abbandonare e poi da una sala confortevole, elegante senza perdersi in una inutile profusione di lusso. Concretezza e mestiere si ritrovano in cucina, il passaggio di testimone di padre in figlio ormai realizzato da tempo, a sancire il motto della classe che non è acqua anche nella diversità dell’approccio, una linea tesa ancora a soddisfare le platee palatali più vaste.

Riccardo De Pra, per chi scrive, è un talento che si esprime al meglio quando spinge sull’acceleratore. E questo non significa pappette, sifoni e astruse mescolanze. No, si tratta di alcune personalissime invenzioni, tra il provocatorio e l’estetico, mai banali e certamente (e qui sta l’essenza della questione) da mangiare.

Giochi divertenti, come lo spritz dissociato nell’alambicco multisfera, tanto per iniziare frizzanti.

E poi, sapide, croccanti, piccoli shock titilla-papille come le pelli. Pelli? Sì, nel menu trovate...Skins. Ovvero anche bucce. Di patata, melanzana, pesca, la crosta del formaggio, lo "scorzic" del maiale, la pelle di trota. Vanno viste, annusate, masticate lentamente per assaporarle a pieno. E godere sorridendo.

Ancora la trota, di torrente, apparentata in un connubio apparentemente dissonante di miseria e nobiltà al foie gras scaloppato e ad una magica passata di tuberi cromaticamente dominata dalla rapa.

La lasagnetta con le seppioline di Barena è perfetta anche se più normale e meno eccitante.

Così, per farsi provocare e godere ancora con il cinghial burger, sorta di panino al “pastin cinghializzato” che non si finirebbe mai di masticare oppure con quella trovata di affumicare (dissacrandone felicemente l’immagine tradizionale) l’agnello cuocendolo alla brace di caffè indiano.

Bella mano anche sui dessert, ghiotti ma forse solo un po’ troppo dolci, come l’opulento zabaione con le pesche. Da non scordare il fatto che il cuoco propone formaggi autoprodotti da urlo

Cresce questo bel posto, sale di quota lo chef e si arricchisce la carta dei vini, con Benedetta ad inserire qua e là accorte proposte alternative alle classiche, frutto di una ricerca meditata con un occhio particolare alla nicchia biodinamica, anche se la serata è trascorsa tra un brut Altemasi, piacevole sorpresa dal cantinone Cavit, ancora un profumato uvaggio trentino Val di Cembra Besler Bianck di Pojer & Sandri del 2003, per finire col naso sontuoso e la potenza del friulano Celtico, uvaggio rosso di Moschioni (per la cronaca una magnum del 2000).
I 90 euro del conto, bevande comprese per sette commensali, si lasciano spendere volentieri.

Voti 9 9 9, rapporto qualità/prezzo corretto.

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