Venerdì sera, cena alla Locanda del Carmine di Pav...

Recensione di del 09/09/2011

Locanda del Carmine

75 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 75 €

Recensione

Venerdì sera, cena alla Locanda del Carmine di Pavia. Il locale è posto nella zona a traffico limitato controllata dalle telecamere. Per chi non conosce la città, conviene parcheggiare in Piazza Castello o Piazza Petrarca e fare due passi a piedi. Arrivati nella bella piazza del Carmine troviamo con facilità il ristorante. All’ingresso viene subito ad accoglierci con modi affabili Livio, che ci propone per il tavolo due opzioni: la sala principale od una saletta a lato più riservata. Scegliamo la saletta raccolta, che ci consente una visione della sala principale ma con il vantaggio di una conversazione più intima. Colori solari alle pareti (uno spugnato giallo/arancio), luci calde, nicchie colorate di blu e armadi in legno chiaro contenenti bottiglie di vino rendono il locale molto accogliente. Quadri d’autore in diversi stili e frasi argute dipinte alle pareti completano l’ambiente. Musica in sottofondo.
La cucina è “a vista”. La mise en place è essenziale ma elegante, un lume di candela rende il desco adatto a cene romantiche. Unico neo la dimenticanza del coprimacchia che evidenzia le sottostanti tovaglie sovrapposte. Ci vengono consegnati i menu in un’originale carta goffrata, contenente cinque opzioni per ogni portata e due menu degustazione di terra e fiume (minimo due persone). D’apprezzare il pane ed i grissini fatti in casa e la selezioni di sali ed oli.

Nell’attesa ci viene servita in omaggio una piccola e gradita entrée. La carta dei vini ha delle ottime proposte con ricarichi più che onesti.
Scegliamo per la cena un vino di Livio Felluga C.O.F. Rosazzo Sossò riserva 2003 (Refosco dal Peduncolo Rosso, Merlot, Pignolo), all’olfatto si esprime con generosità di profumi, cassis, frutti di bosco, viola appassita, anice, tabacco e caffè. I tannini ben presenti sono di stoffa pregiata, il corpo avvolgente; forse una punta di eccessiva alcolicità.

Tra gli antipasti optiamo per i fiori di zucca ripieni di funghi porcini con vellutata di “formaggio” Nostranello (14 euro): discreto, disturba un po’ una leggera nota amarognola e riso venere con gamberi al vapore e crema allo zenzero (14 euro) il piatto non è armonico, slegato.

Come primi scegliamo Fagottini al radicchio e taleggio serviti con pesto di lattuga (13 euro) leggero il fagottino con una leggera nota d’Umami, troppo salato il pesto e Gnocchetti di ortiche, baccalà e bottarga (16 euro) il baccalà è predominante tanto da rendere impercettibile il gusto degli gnocchetti.

Per secondo la scelta cade sulla tagliata di manzo con patate al forno (21 euro) ottima materia prima (la carne è di Cazzamali) discreta la cottura e tavolozza di formaggi con composte varie (17 euro), ben dieci formaggi tra cui un Bagoss, un blu di bufala e un capreggio della Val Brembana, peccato l’eccessiva stagionatura che sfiora l’ammoniaca, ma c’è anche chi ricerca questo gusto, buone le composte di prugne e lime.

I dessert tutte e due ben fatti sono: cilindri di croccante ripieni di mousse alla nocciola e mezza sfera di pistacchio mantecato e cupola alle pesche con crema al moscato di Volpara (8 euro) accompagnati da un calice di discreto Aleatico di Antinori ed un piatto (forse dipendente dal momento della stappatura) Moscato “il Dorato” di Travaglino. Due ottimi caffè chiudono la serata.
In sintesi, apprezzabile la professionalità e gentilezza del servizio, più che discreto l’ambiente, la cucina è un po’ la nota dolente, pur riconoscendo l’utilizzo di buone materie prime manca qualcosa nell’esecuzione dei piatti, presentazioni in stile retrò. Prezzo a persona 75 euro.

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