L’ultima mia visita al ristorante Parizzi risaliva...

Recensione di del 24/03/2011

Parizzi

78 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 78 €

Recensione

L’ultima mia visita al ristorante Parizzi risaliva alla fine dell’anno 2000. Era un momento di transizione: la cucina esclusivamente della tradizione dei genitori di Marco lasciava gradatamente il passo ad una cucina più moderna, pronta a recepire le spinte innovative nazionali ed internazionali. Da allora Marco e la bella moglie Cristina ne hanno fatta di strada: scelte giuste in cucina, particolare attenzione alla immagine (“la prova del cuoco docet”), apertura ad altre culture artistiche. In ultimo la completa ristrutturazione del locale con la contemporanea creazione di tredici stupende suite, fiore all’occhiello della offerta alberghiera parmigiana.
Il nuovo locale è veramente bello: elegante ma non pomposo, luminosissimo, con tavoli ben distanti e sedie comode, toilette ipertecnologica. Il tutto mi fa sentire subito a mio agio in ciò aiutato dalla estrema gentilezza del personale in sala e di Cristina, splendido anfitrione.

Siamo in quattro, tutti espressamente venuti a Parma per provare la cucina di casa Parizzi. Possiamo scegliere fra un menù degustazione di terra a 65 €, di mare a 70 €, fra i piatti tipici della tradizione parmigiana oppure ordinare liberamente alla carta. Due di noi fra i quali il sottoscritto propendono per il menù degustazione di terra, gli altri restano fedeli alla tradizione. Arrivano acqua, grissini al parmigiano e pane caldo fatto artigianalmente. Da una carta dei vini enciclopedica e veramente ben fatta, scelgo, come mia abitudine, un umile ma gioioso prodotto locale: un Lambrusco di Parma Dimoretti, giovane, frizzante, facile da bere, dal buon rapporto qualità/prezzo.
Dopo un piccolo assaggio di crema al cavolfiore con orzetto (corroborante) si parte: il menù degustazione prevede due antipasti, un primo un secondo, formaggio e dolce.

Cominciamo con una “composizione di manzo crudo con oli essenziali, piccolo hamburger e birra”: tre dadi di splendida carne cruda aromatizzata rispettivamente con olio al basilico, olio agrumato ed aceto balsamico, un piccolo hamburger di carne cruda, un mini hot-dog da gustare con un assaggio di birra tipo stout. Un piatto fresco e decisamente piacevole.
L’altro antipasto è un “patè di lepre con pane brioche, gelatina di zibibbo e salsa al Porto”: patè fatto a regola d’arte e facilmente spalmabile su dell’ottimo pane brioche. Per gusto personale trovo il piatto con gusto virato eccessivamente verso il dolce: non mi dispiacerebbe riassaggiarlo con delle note di piccante o più spiccatamemte saline.

Come primo piatto il menù prevede dei “ravioli di fagiano con porri croccanti e salsa al marsala secco”; il piatto è decisamente buono: ottima la tiratura della pasta, sapido il ripieno, equilibrata la salsa.
Per il secondo facciamo una variante: invece del filetto di vitello farcito al foie gras, prendiamo lo spiedino di stracotto di manzo alla parmigiana con polenta fritta (classico piatto della tradizione). Anche in questo caso grande la qualità della carne ed ottima la cottura: piatto conosciuto, fatto a regola d’arte ma non entusiasmante.

Per gli altri due compagni d’avventura assaggio di culatello di 26 mesi, di prosciutto di Parma a diversa stagionatura, di tortelli alle erbette e di zucca, di risotto con gamberi e carciofi (questo ultimo piatto una new entry). Assaggio un po’ tutto, do un dieci pieno ai tortelli di zucca.

Dopo una degustazione di parmigiano reggiano a diversa stagionatura passiamo ai dolci perché non ci piace farci mancare nulla.
Nell’attesa, come predessert, arriva una spuma di cioccolato con frutta secca decisamente piacevole. Assaggio dai miei commensali della “zuppa inglese con gelato alle nocciole e gelatina di alkermes” (gran piatto, bello esteticamente ed altrettanto buono) e del “cremoso allo zafferano con pesche sciroppate al miele ed il suo sorbetto” (idem come sopra).
Per me scelgo “il cielo in una stanza” piatto formato da delle sfere di cioccolato bianco, fondente ed al latte ripiene di mousse di cioccolato diversamente aromatizzate. Niente male ma avevo già lasciato il cuore ed il palato sulla zuppa inglese.
Non prendo il caffè. Vi è una bella lista che comprende anche il mitico kopi Luwac, caffè prodotto con le bacche ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme, una specie di ratto indonesiano. Caffè curioso anche per il prezzo: una tazzina costa più di una ottima bottiglia di spumante italiano, ma mi gusto un bicchierino di sherry Pedro Ximenez Murillo che accompagno a della stupenda piccola pasticceria: baci di dama, nocciole tostate e caramellate, microassaggi di crème brûlée e panna cotta al lampone.

Giudizio complessivo decisamente positivo. Cucina di alto livello laddove la sperimentazione va di pari passo con il rispetto della cucina della tradizione. Ho l’impressione che ogni piatto venga studiato nei minimi termini con occhio attento ai gusti della clientela. Non ho visto piatti autoreferenziali. Ho notato con piacere una ricerca estetica nel piatto che soprattutto per quanto riguarda i dolci raggiunge ottimi traguardi.
Servizio perfetto tranne per il grave errore di servire nel bicchiere l'ultima parte del vino carica di fondo. Ambiente stupendo.

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