Gennaio 2005: ivi tentavo d’organizzare, ero allor...

Recensione di del 14/07/2007

Parizzi

158 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 158 €

Recensione

Gennaio 2005: ivi tentavo d’organizzare, ero allora cliente piuttosto assiduo, un dopocena assortito di pregiati vini da meditazione, liquori e cioccolato, per festeggiare, (maledire) in compagnia di un malinconico gruppo di aficionados del sigaro, la fatidica introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici. Di rimando la risposta ch’ottenni, invero splendida, ho tuttora impressa nella mente: “Questo non è mica un bar!”. Al ché, molto lento a digerire qualsivoglia contrarietà, trovai altrove chi mi ospitasse, iniziai e seguitai a disertare per ripicca un indirizzo valido; per mia fortuna, prima o poi si cresce.

Il tragitto.
Uscita A1 “Parma Centro”, un lungo tratto (Via Moletolo, Via Europa) seguitando in direzione della città; così giunti alla rotonda posta tra il Ponte delle Nazioni alla destra, Viale Bottego alla sinistra, imboccate quest’ultimo, sfilando il Piazzale della Stazione ferroviaria parimenti alla vostra sinistra. In rapida sequenza, al terzo semaforo svoltate a destra su Strada Garibaldi, per poi immettervi a sinistra, poche decine di metri oltre, su Viale Mentana; percorretelo sino alla rotonda di Piazzale Vittorio Emanuele II, riconoscibile per la fontana circolare posta al centro. Non resta che cercate uno spazio di parcheggio nell’immediate vicinanze: Strada Repubblica sfocia pure in detta rotatoria, l’insegna del locale attende a poca distanza.

Il luogo.
Sin dalla soglia appare evidente come il passaggio di consegne generazionale si sia interamente completato: spazi interni resi indubbiamente più ariosi ed attuali in ragione di tinte neutre, silenziose porte scorrevoli di vetro opaco, luce naturale filtrata da lucernario centrale, ulteriore apporto di luminosità conferito da pavimentazione bianca; imponente (finta) cappa di camino rivestita in cuoio, all’uopo ruotabile assieme alla base, in luogo del sempiterno mobile multi funzione di centro sala. L’immagine di un conciliabolo femminile d’intorno al desco, vaghi riferimenti al tema “Ultima cena” di concezione Leonardesca, cattura lo sguardo e l’attenzione; tinta dorata all’intera parete di contr’altare.

Amarcord.
Rimane ben poco dell’impostazione paterna: sparito pure il bancone di ricevimento, permangono solo le due salette a latere dell’ingresso, e i tre tavoli con panchette imbottite sul fondo della sala principale; all’esterno, l’edicola muraria d’esposizione per i piatti del “Buon ricordo” occupa la consueta, rinfrancante locazione. Ragioniamo: pur se reputo indubbi il pregio e la bontà d’opera dei suddetti ammodernamenti, solo un architetto dal cuore di ghisa avrebbe cancellato, come pare avesse proposto, pure quest’ultimi riferimenti cari agl’ospiti di lungo corso, gli stessi che magari, fissando per un istante l’attenzione su un dato particolare, saprebbero rivivere o riassaporare le piacevoli occasioni ivi trascorse. Pazienza: panta rei, passiamo oltre…

La tavola.
Scelgo e siedo al tavolo che prediligo: al pari degl’altri è tondo, ampio, presenta due tovaglie, bianca ben stirata su grigia sino a terra. Priva di braccioli, la seduta in pelle nera è d’apparenza sospetta, si rivelerà per contro d’adeguato confort; piccolo tabouret di cortesia per le borse delle Signore. Lo chef Marco Parizzi uscirà dalla cucina per inquadrare l’ospite e prendere la comanda: personalmente gliel’ho sempre visto fare, ho letto per contro non sarebbe sempre così; chissà, magari alla sera. Di concerto, una rapida occhiata della Carta: oltre ai consueti menu degustazione di terra (55 euro) e di mare (60 euro) in sei portate, ritrovo taluni cavalli di battaglia, quali la composizione di manzo crudo di Paolo Parisi, i fiori di zucca ripieni di zucchini e Parmigiano, il cono croccante di porcini di Borgotaro (PR); quanto a me, tre portate canoniche più dessert, ovviamente comprensivo di formaggi. Pane e grissini caserecci: morbidi e tiepidi, li ricordavo più gustosi, ma tant’è. L’etichetta dell’acqua è Plose.

La cantina.
Prevalenti le referenze italiane e francesi, presenti rarità, grandi annate e Formati, un’interessante selezione di Champagne e una corposa sezione AAA. Menzione a parte per la fruibilità della Lista: suddivisa e strutturata come si conviene, ponderosa ma scibile, finanche piacevole la qualità della pergamena utilizzata; complimenti vivissimi a chi v’attiene. Perso in tale tonificante lettura bisso lo Champagne d’aperitivo, un sempre elegante Philipponat Brut Royale, mentre a tutto pasto preferirò per un Ribolla Gialla Anfora ’02 di Gravner: vino secco, timido, finanche avaro d’emozioni, atto comunque a sparigliare la connotazione “mediterraneo tout court” della mia comanda. A mio dire bottiglia discreta, non è valsa il costo: scelta d’impulso, senza chiedere lumi, mal me ne incolse. A parte ciò, i ricarichi applicati rendono la scelta mediamente accessibile; credo non sia contemplata la possibilità di gradire vini al calice, di ciò non ho certezza.

La cucina.
Fatto un sol boccone, quale Benvenuto della cucina, d’un Raviolo di faraona dalla sfoglia sottile e farcia omogenea, chiuso compatto e servito a temperatura tenue assai gradevole, si principia poi in grata freschezza, Sgombro con burrata pugliese e ricci di mare; presentazione in veste classica, i tagli di pesce adagiati sul formaggio, estrema la pulizia di gusto che s’ottiene da tale connubio, il cui carattere rimane ahimè inafferrabile: sì delizioso, ma diafano al palato. In un’eventuale prossima occasione mi premunirò di chiederne una doppia porzione, per tentare di goderne appieno.

Risotto ai gamberi rossi di Sicilia, verdure e olio allo zenzero. Morbido di cottura e steso in superficie ad espandere i profumi, il riso sottende ai sottili carpacci di gambero sovra adagiati; condimento d’olio dolce, a legare i frutti della terra a quelli dell’acqua. C’è dell’impegno, se n’avverte distintamente il concetto, in questa preparazione: scelta pertanto doppiamente felice, me ne compiaccio.

Poche considerazioni, tutte di lode, per l’Astice arrostito con patate e zucchine. Rivolto il doveroso plauso per il prodotto ittico servito, un elogio pure alla cucina, per non averlo rovinato con aromi insoliti, cotture insensate; infine, n’apprezzo il pronto consumo, la polpa interna delle chele ad abbracciare la base croccante del tortino di patate. Piatto d’equilibrio e sostanza, davvero un buon mangiare; a livello di composizione eliminerei il carapace anteriore poggiato a cupola, ornamento immancabile, duro a morire: posto che si sappia cosa si sta saggiando, perché renderla ridondante?

Consueto l’assaggio di Parmigiano Reggiano in tre stagionature: discreto il 2006 (Collecchio), eccellente l’Aprile 2005 (Fidenza), d’impronta greve, coerentemente sapida, il Gennaio 2005 (Berceto). Un piccolo appunto all’esiguità delle relative porzioni, aumentarle un poco non guasterebbe affatto. Alfine, scelto dall’apposita Carta, un dolce già apprezzato in svariate occasioni, la Cialda di tre mousse in armonica fusione: cioccolato, caffè e nocciola in delicata amalgama, racchiusi in un cilindro croccante da spezzarsi, i diversi sapori indi a fondersi; in abbinamento a tale tourbillon un Muscat de Rivesaltes domaine Sarda Malet, vino “d’ambra” che non conoscevo, piuttosto delicato, forse troppo. Intendiamoci: sì apprezzabile, ma non ne conserverò particolare ricordo.

Un cremoso caffè Karnataka accompagnato da petit patisserie secca e morbida, parimenti godibile, conclude il pasto. Declino la gentile offerta di un liquore conclusivo, pure visiono la relativa lista: bei prodotti, nulla da dire, ma fuori mi attendono 32° all’ombra.

Il servizio.
Mi presento privo di prenotazione, oltretutto in perfetta tenuta Preppy style, vale a dire meno convenzionale possibile: manco un accenno di dubbio, sono accolto da due Inservienti di sala con cordialità e cortese mestiere. Quanto al resto: vassoio di portata, giacca nera e farfallino annodato stretto pure a metà Luglio, risposta pronta alle classiche curiosità su particolari di cucina e ambiente, reattivi sulle gambe e propositivi verso ogni esigenza; Bene. Essendo nell’occasione unico ospite in sala, reputo corretto non sbilanciarmi oltre al voto assegnato.

In summa.
Una recensione in cui non “accade” nulla: un pasto filato liscio, poco da aggiungere. Siate comunque ben consapevoli di come il presente sia il punto di vista di un ospite già rodato; come tale, l’otto attributo alla cucina è pure da intendersi nell’accezione di compendio al nutrito carnet di visite che negl’anni si sono succedute. Difatti, sia che fossi in solitaria, in coppia o in comitiva, fosse la Sala affollata o deserta, mai m’è occorsa la ventura di una pietanza la cui piacevolezza fosse meno che discreta; inoltre, mai un vino presente in Carta è risultato poi esser esaurito in cantina, mai un Inserviente incapace o una sistemazione infelice. Vaglio due possibilità: o sono ospite particolarmente benvoluto, ciò può essere ma mi accade di rado, oppure questa è una Stella Michelin che gode di buona salute, dedita a servire una cucina di polso, diritta come un fuso; bandita ogn’inutile stravaganza, poche le spume, niente le arie.

Il conto.
Cucina 68 euro; formaggi 6 euro; aperitivo 14 euro (due); cantina 60 euro; acqua 6 euro; caffè 4 euro. Totale: 158

In itinere.
Proseguono i lavori d’ampliamento sul versante dell’accoglienza: camere per gli ospiti previste per l’anno venturo, corte interna a cielo aperto ricavata nell’androne del palazzo, il corridoio d’ingresso al locale a smistare il tutto; sulla carta il progetto è bello ed ambizioso, attendo di vederne gl’esiti una volta realizzato.
Beninteso, l’edicola muraria coi piatti non s’ha da toccare...chiaro?!

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