Classico ristorante/pizzeria di paese in un tentat...

Recensione di del 09/05/2008

Harambee

17 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 17 €

Recensione

Classico ristorante/pizzeria di paese in un tentativo di riproduzione di tipico ambiente montano: in ocalità così piccole è difficile trovare ristoranti dall'ambientazione curata. Essendo a conduzione familiare si punta più, giustamente secondo i miei gusti, sulla sostanza, cioè il cibo.

Situato al di fuori della strada principale, è immerso in un'oasi di silenzio. Offre due parcheggi per una decina d'auto circa, più la possibilità di lasciare comunque la vettura sulle vie d'intorno.

Entrando, sulla sinistra c'è una veranda chiusa che, la sera in cui abbiamo cenato noi, non era utilizzata. Sulla destra si stende il corto bancone alla cui sommità si trova il forno a legna con relativo pizzaiolo; dirimpetto il bancone l'ingresso alla sala principale, che tiene una quarantina di coperti. Pareti listate in legno con una serie di maschere stile veneziano del tutto fuori luogo, probabilmente facenti parte di una qualche collezione dei proprietari. Climatizzazione affidata ad una ventola ma anche ad un vero e proprio climatizzatore. Niente musica di sottofondo, il che crea un ambiente riservato che richiama il consiglio a non strepitare nella prima pagina del menu.
La tranquillità di questa serata però non è la norma di sabato; le altre volte che vi sono stata ho trovato spesso pieno, e non sempre i commensali mantengono un educato tono di voce.
Coperto da pizzeria, nulla da dire.

Cucina
Piatti tipici locali con qualche escursione piuttosto banale sul pesce di mare. Interessante la scelta di selvaggina - cervo, cinghiale, capriolo, lepre preparata prettamente in salmì, con la possibilità di avere spezzatino di cinghiale o braciole di cervo.
Non troppi secondi piatti ma decisamente orientati sulla carne, com'è giusto che sia in montagna.

Iniziamo con
- pasta cüsò: mezze penne rigate con formaggio filante, burro versato, lardo sciolto e pestöm, il nome che dialettalmente viene dato al macinato per fare il salame. Porzione molto abbondante, tenendo anche conto dell'importanza calorica del piatto. In ogni caso il mio compagno resta piacevolmente stupito all'assaggio, in particolare perché il burro -in combinazione con il lardo- non rende il piatto fastidiosamente unto.
- gnocchetti d'ortica con speck e panna: piatto che da solo è sufficiente a saziarmi per l'intera cena, nonostante sia una buona forchetta. Gnocchi molto buoni e dal deciso sapore di ortica, non coperto, come spesso purtroppo accade, dal sapore di farina e patate. Tipico speck montano tagliato grossolanamente a julienne, saporito e non troppo croccante. Panna non invasiva, si mescola agli altri sapori senza coprirli.

Dopo una pausa riflessiva il mio compagno non sa resistere alla tentazione peccaminosa della gola e chiede una porzione di cinghiale ai profumi alpini. La cameriera si scusa e ci avvisa che la selvaggina è disponibile solo il sabato e la domenica. In altre occasioni io ho avuto comunque modo di assaporare dell'ottimo cinghiale, accompagnato con generose dosi di polenta, e il salmì di capriolo, saporito e deliziosamente frollato.
Per placare la delusione decidiamo di proseguire la cena a ritroso e ricominciamo con un antipasto a omaggio del vicino lago d'Iseo
- sardine essicate di Montisola con polenta: qui lo chiamano antipasto, in parecchi posti a Milano sarebbero due secondi. Tre sardine più lunghe di una mano adagiate su un letto di polenta scura, quella vera, a grana grossa. Abbinamento nuovo per il mio compagno, ma tipico della zona. Pesce molto saporito ma non smodatamente salato, dalla morbida carne dal color bordeaux (frutto dell'essicatura al sole), portate il giorno stesso da Montisola, come ci viene riferito.
Riusciamo a fatica a finirlo in due.

Dopo aver declinato il gentile consiglio che ci indirizzava verso una crostata di marmellata ai frutti di bosco e una torta allo yogurt e crema chantilly, optiamo per un altro dolce di produzione casalinga
- sacher: strana rivisitazione della celebre specialità austriaca, ci aspettavamo la classica fetta di torta e invece ci arriva un piccolo tortino all'interno di una ciotola tonda in ceramica. Lo strato superficiale di cioccolato è più pronunciato rispetto ciò a cui si è abituati solitamente e ruba forse un pò spazio all'impasto della torta. La confettura di albicoccche, fatta in casa e si sente, si trova sul fondo e, calda, crea un contrasto inatteso e piacevole. il mio compagno, che della sacher ama l'equilibrio tra cioccolato e confettura, apprezza ma ritiene che l'ago della bilancia fosse troppo inclinato verso il cioccolato, peraltro molto buono e fuso nello strato sottostante la superficie dal contatto con la confettura calda.

Un litro di acqua naturale, 1/4 domus vini (cabernet) dal gusto onesto, buona comunque la scelta di vini, soprattutto rossi, zonali (Franciacorta, Val Camonica) e non.
Chiudiamo con due caffè e spendiamo 34 euro.

Servizio
Niente da ridire. Cortese, educato, discreto, mai invadente ma attento alle esigenze della clientela. Senza mai mettere fretta ci lasciano tutto il tempo che occorre per decidersi tra una portata e l'altra, solerti non si fanno attendere nel servire a tavola.

Non è la prima volta che vado in questo semplice ristorante/pizzeria di paese. Il sabato c'è spesso gente che attende anche solo per mangiare una buona pizza, ma questo non cambia la gentilezza del servizio, come invece m'è capitato in altri posti.
La combinazione tra genuinità dei piatti, pochi sapori ma curati, e onestà di prezzi, lo rende un posto degno d'essere consigliato. Più godibile per una cena informale che per un appuntamento romantico, perfetto per far pace con la propria parte ingorda e poco sofisticata.

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