Dopo un'accurata ricerca di una trattoria nei pres...

Recensione di del 14/10/2007

Sacro Monte

40 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Dopo un'accurata ricerca di una trattoria nei pressi del Lago d'Orta, la scelta cade su un ristorante situato all'interno del Sacro Monte fra le cappelle votive, nel parco che sovrasta il lago e da cui si ammira un bellissimo panorama dell'isola di San Giulio.

Non trovando in internet né il sito del locale né recensioni di alcun tipo, mi fido delle due forchette Michelin di recente attribuitegli e prenoto la sera per il giorno successivo.

Arrivati a Orta San Giulio si prosegue con l'auto verso il Sacro Monte, si supera il primo divieto di transito che non riguarda gli avventori del locale e si raggiunge un piccolo posteggio riservato ai clienti, non lontano dal ristorante.

L'ambiente
L'impatto ambientale è molto positivo perché il locale è immerso nella tranquillità e nel verde del parco ed è ricavato da un'antica foresteria a ridosso di una delle cappelle di età barocca che punteggiano il monte. All'esterno c'è un bel pergolato con vista sul lago mentre l'interno è suddiviso in tante piccole salette abbellite con vecchi mobili di legno e oggetti della quotidianità contadina.

Prima di entrare dò un'occhiata al menu esposto accanto alla porta d'ingresso. La carta esordisce proponendo piatti tipici, ma ad una prima lettura questa tipicità non mi pare così evidente: risotto alla monzese, spaghetti alla portoghese, pollo con riso al curry. E già qui resto perplessa, poi l'occhio cade sul 10% per il servizio che stona un pò con l'immagine di trattoria "alla buona" con cui si propone.

L'ingresso funge da sala bar con un vecchio bancone di legno e un'antica dispensa con bottiglie in bella mostra, mentre ai lati si dipartono le salette disposte su vari livelli ai quali si accede per mezzo di gradini e scale a chiocciola.
La maître, con distaccata cordialità, ci lascia libertà di scelta su dove accomodarci. Optiamo per la saletta posta al piano inferiore, illuminata da un'ampia vetrata e che è un pò più tranquilla delle salette affollate del piano superiore.
Accanto al nostro tavolo c'è una vecchia culla in ferro battuto che contiene una pila di cuscini ad uso degli avventori, ma su ogni sedia ne è già collocato uno. La mise en place è piuttosto spartana, con tovaglie in tinte chiare, posateria essenziale, calici per il vino, grissini avvolti nei tovaglioli, cestino con fette di pane integrale e panini gommosi. Sul nostro tavolo un triste vasetto di vetro contiene due tristi fiori mezzi appassiti, e uno dei calici da vino ha la base sbrecciata. Questi dettagli danno l'impressione di trascuratezza, ma "siamo in trattoria" penso io e non bisogna fare i difficili.

In sala, oltre alla maître, sono all'opera due solerti e sorridenti cameriere in divisa blu che, distribuendoli a caso a due di noi quattro, ci portano soltanto due menu, uno con i prezzi e un altro senza.
Siamo costretti a consultare a coppie le proposte della carta e, leggendo più attentamente continuo a non trovare quel granché di tipico della zona, al punto che la scelta mi risulta un pò ardua. Effettivamente mi aspettavo di trovare una cucina di chiara impronta novarese, ma mi adeguo volentieri alle proposte della maître, le cui descrizioni dei piatti sembrano accattivanti.
Prese le comande ci chiede che cosa abbiamo scelto da bere e a quel punto chiediamo che ci venga portata la lista dei vini che era stata dimenticata.

La carta vini
La carta dei vini sembra un album di ritagli disordinato, un pò a causa dei caratteri e del mix di colori usati nella descrizione dell'etichetta, annata e produttore, un pò perché fra le pagine sono intercalate a caso schede organolettiche di alcuni vini e articoli di giornale a tema.
Sotto ai 30-40 euro c'è ben poca scelta e i ricarichi non sono proprio da trattoria; dopo una lunga consultazione, per rimanere entro un certo budget, scelgo una Vespolina del produttore Antichi Vigneti di Cantalupo, annata 2005, DOC Colline Novaresi, che, a parte una leggera punta di solforosa appena aperto, si è poi rivelato gradevole compagno per tutto il pranzo.

Nell'attesa, come appetizer, ci vengono portate delle fette di pane abbrustolito su cui spalmare un gradevole e dolce burro di montagna. Una buona partenza, almeno dal punto di vista gastronomico.

Primi piatti
Abbiamo scelto tutti un risotto alle punte di asparagi che ci viene servito dopo circa quindici minuti, quindi con tempi decisamente efficienti. Il risotto viene portato in sala dentro ad un tegame smaltato, evidentemente di lungo corso per via delle schegge del rivestimento sgretolate, ma che fa comunque la sua scena. Viene porzionato dalla sorridente cameriera in piatti Richard Ginori di ceramica bianca pesante con il filo colorato ormai stinto dall'usura e con qualche sbrecciatura qua e là. Forse il vintage nella stoviglieria è voluto e "fa antico", quindi ci passiamo sopra, tanto alla fine l'importante è quello che sta dentro al piatto.
Il profumo degli asparagi si sente, ma il colore dà un pò troppo sul giallognolo probabilmente a causa di una mantecatura con burro e formaggio troppo spinta. Il riso ha comunque una giusta cottura e nell'insieme è gradevole. Voto 6,5.

Secondi piatti
Per il secondo si può scegliere fra pesce di lago, lumache alla parigina, fondue alla bourguignonne, pollo al curry e altre portate di carne. Scegliamo la Mocetta di vitello ai funghi e pomodorini che si rivelerà una delusione rispetto alle aspettative generate dalla pomposa descrizione della maître, che come contorno ci ha proposto delle fette di polenta.
Su piatti identici a quelli utilizzati per il risotto sono adagiati due tristi e piccoli pezzi di carne di vitello asciutta, pallida e stopposa, conditi con un brodino stinto dove si percepiva solo il sapore del dado e si intravedevano quattro filamenti appena di funghi. Dei pomodorini non c'era traccia, e se non ci fosse stata proposta la polenta a completamento sarebbe stato un piatto degno di un self service dell'autogrill. Polenta oltretutto rigorosamente addebitata come contorno.
Voto 4.

Dessert
Assai delusi puntiamo a consolarci almeno con il dessert, ma anche questo si rivela al di sotto delle aspettative: plum cake al Grand Marnier con salsa di cioccolato fondente e gelato alla crema. Il plum cake era asciutto e secco, con pochi canditi e una goccia di liquore soltanto. Il gelato era nella media. Insomma un piatto di grande mediocrità. Voto 5.

Il caffè è buono e portato in tavola con due ciotole di legno dove attingere col proprio cucchiaino lo zucchero di canna o quello normale.

Il conto: quattro coperti 12 euro (!); una bottiglia di vino 16 euro; due bottiglie di acqua minerale 8 euro (!); quattro primi 30 euro; quattro secondi 44 euro; quattro contorni 8 euro; quattro dolci 22 euro; tre caffè 4,50 euro. Totale 144,50 + servizio 10% = 158,90.

Tra coperto e servizio abbiamo pagato a testa 6,50 euro, cosa che reputo assolutamente esagerata per il livello del locale e per la trascuratezza di molti dettagli. Fra l'altro l'unica carta di credito accettata, pur essendo luogo turistico, è l'American Express e poi faccio notare i 4,4 euro per una bottiglia di acqua minerale.

Insomma: un bel contesto ambientale, una cucina che non raggiunge la sufficienza, un rapporto qualità prezzo assolutamente negativo. Specchietto per le allodole per i turisti, esperienza da non ripetere.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.