Servizio non all'altezza del cibo

Recensione di del 15/05/2016

Locanda di Orta

120 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 120 €

Recensione

La locanda Orta si trova nell’incantevole comune di Orta San Giulio nella principale Via Olinda in prossimità di Piazza Motta, centro del paese dalla quale partono anche le imbarcazioni per l’Isola San Giulio.

Oltre alle camere dispone di due ristoranti, “Gourmet” e “La Terrazza”.

Con un gruppetto di 6 amici appassionati di cucina abbiamo fatto visita in una soleggiata domenica a quello Gourmet che gode di una stella Michelin.

La scelta ha privilegiato la cucina rinunciando alla location migliore che con la bella giornata di sole era senz’altro quella della Terrazza, posta al quarto e ultimo piano e dal quale si gode una bella vista sul lago.

Il ristorante Gourmet è al primo piano dell’edificio in una sala adiacente alla reception. Pochi tavoli per un totale di 14 coperti tutti occupati.

Il nostro, preparato in seguito alla prenotazione, è in un angolo del locale adiacente alla finestra. La posizione, addossato alla parete, ha costituito un problema per il servizio in quanto il mio posto al centro dei tre a ridosso della parete, non risultava accessibile dai camerieri. Le portate, il ritiro dei piatti e il cambio delle posate è avvenuto sempre passando davanti al mio vicino di sinistra, circostanza che costringeva anche a mettere entrambe le posate alla mia sinistra.

Situazione, pur nella ristrettezza della sala, facilmente superabile spostando di mezzo metro il tavolo verso il centro del locale e permettendo così di poterci girare attorno.

Francamente una situazione non all’altezza del livello del ristorante. Servizio carente anche su altri aspetti quali la mancanza di rispetto della priorità alle signore nel servire e una certa freddezza nel dialogo con la signora che prendeva le ordinazioni anche nella scelta dei vini che abbiamo fatto completamente in autonomia senza un benché accenno ad un’eventuale assistenza o, ancora meno, un commento.

Volendo completare con le pecche, prima di passare al cibo per fortuna decisamente meglio del servizio, sbagliate le temperature di servizio di due su tre vini. Il primo bianco troppo caldo, cui si è sopperito con il cestello del ghiaccio, il rosso troppo freddo, cui ha posto rimedio il passare del tempo grazie alla temperatura più che primaverile.

La carta contempla due degustazioni una con i cibi in chiaro comprensiva di tre portate più pre dessert, dessert e piccola pasticceria a 75 euro più 30 con vini abbinati e l’altra più articolata, alla cieca, denominata “mani libere” a 90 euro, più 50 (che mi sembra esagerato) per i vini.

Scegliamo questo menù più ricco con i vini a nostra scelta.

Nella chiacchierata, molto stringata, prima di ordinare, ci viene detto che i menù degustazione sono per tutto il tavolo diversamente da quanto scritto dove si recita “preferibilmente” come faccio notare, ottenendo la rettifica di quanto precedentemente affermato. Comunque finiamo per scegliere tutti e 6 lo stesso menù.

Si parte con il benvenuto costituita da una crocchetta di baccalà, una piccola tartare di salmone e una focaccetta tonda e piatta riposta nel piattino del pane in aggiunta a quello servito nel cestino proveniente dal “mitico” panificio De Pol.

Panificio sperduto nel paese di Fobello nell’Alta Val Mastellone che utilizza solo farine di grani antichi arricchite con ingredienti talvolta anche “stravaganti”.

Nella fattispecie ci sono due varietà entrambi con delle erbe che non riusciamo a definire completamente nemmeno con l’aiuto del ristoratore he ci dichiara che il De Pol fornisce il pane a suo piacimento. Comunque ottimo accompagnato da burro salato della Normandia.

Salmone buono ma banale, come banale la crocchetta, troppo salata la focaccetta.

La prima portata: Capesante su scamorza affumicata in sugo di pomodorini arrostiti che rimarcano il gusto piacevole dell’affumicatura.

Un buon piatto armonico.

A seguire tuorlo d’uovo croccante con mousse di patate. Niente di esaltante. Leggendo il menu c’è un piatto simile con aggiunta di “spezzatino tiepido di astice”, che non ricordo aver visto nel nostro piatto.

Si continua, ancora Capesante, scelta che ci lascia perplessi per via della ripetizione di un ingrediente base in due piatti di un menù degustazione. In ogni caso, capesante scottate con una cialda di riso al nero di seppia con crema di topinambur con leggera bagna cauda. Una leggera variante di un piatto inserito nella lista che recita: Capesante in foglia di verza, topinambur, leggera “bagna caöda” e chips di radici amar.

In ogni caso aldilà della ripetitiva, anche questo un piatto riuscito, non esaltante, ma piacevole e ben amalgamato.

A questo punto comincia a venirmi il dubbio che il menù degustazione “mani libere” sia usato anche per soddisfare esigenze di efficienza nell’uso degli ingredienti in base al consumo dei piatti scelti alla carta e non per esaltare le doti dello chef. Se è così è, lo trovo disdicevole e sarebbe la prima volta che mi capita. Gli indizi ci sono, la doppia portata con capesante, l’assenza dell’astice nell’ultimo piatto.

Arriva il primo, raviolo ripieno di seirass, latticino fresco del Piemonte, con colatura di pomodoro. La colatura di pomodoro come sapore assomigliava ad un gazpacho. Nel complesso piatto banale con qualche difetto. Raviolo un po’ duro con consistenza dalla pasta, a mio avviso, troppo spessa, servito oltretutto ad una temperatura non ottimale, appena tiepido.

Per secondo uno scamorzino di vitello con glassa all miele e cipolle. Molto tenera la carne.

Per predessert una gelatina al frutto della passione seguita da un tiramisu, confezionato con un tocco di originalità ma pur sempre un dolce di pasticceria noto e non una creazione propria, e della piccola pasticceria.

I nostri tre vini:

“Quartz” dell’azienda Terlano della provincia di Bolzano, che fa parte della loro linea denominata selezioni. Un ottimo suvignon.

“Crue” una doc di Timorasso delle Colline Tortonesi prodotto dall’azienda Pomodolce di Montemarzino. Una bella azienda che produce vini di qualità.

“Pomorosso” una Barbera d’asti dell’azienda Coppo di Cannelli che gode di cantine storiche scavate nel tufo dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Un vino d’indubbia qualità.

Conto finale 714 euro, 119 a testa, per i menù a 90 euro cui aggiungere 140 per i vini, 14 per l’acqua e 20 per 4 caffè a 5 euro ciascuno.

Complessivamente un pranzo con luci e ombre. Posto bellissimo ma non è merito del locale peraltro in posizione ottima. Servizio, come ampiamente detto a mio avviso non all’altezza di una stella Michelin. Piatti tutti indubbiamente buoni ma che non accendono scintille di esaltazione e qualche perplessità sul percorso scelto dallo chef.

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