Bisogna prenotare con largo anticipo per riuscire ...

Recensione di del 03/01/2010

Maison Rosset

25 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 25 €

Recensione

Bisogna prenotare con largo anticipo per riuscire a mangiare in questo autentico agriturismo valdostano. Dico autentico perché i cibi proposti - dalle carni ai salumi, dai formaggi al vino al pane - sono il frutto del lavoro di una filiera assolutamente familiare, come si evince da una visita alle cantine guidata dal patron Camillo Rosset. Due belle sale nella solida casa padronale nel centro di Nus - più una dépendance ricavata nell'ex stalla dall'altro lato del cortile - dalle cui pareti occhieggiano severi i ritratti degli antenati della famiglia Rosset (risalgono al '700) che forse mai avrebbero immaginato una evoluzione in senso ricettivo della grande casa, accolgono i clienti, per lo più tavolate di persone dall'appetito robusto.
Qui non si ordina. I piatti arrivano sul tavolo secondo una collaudata impostazione con piccole e giuste variazioni dovute alla stagionalità.

Si viene accolti da un ricchissimo tagliere di salumi fragranti (salami, boudin e saucisses), fette di lardo adagiate su pane nero spalmato di miele, castagne bollite irrorate di grappa e incendiate sul momento, delizioso flan al cavolo e formaggio, reblec (formaggio bianco) con bagnetto verde, frittelle di mele, crostini di patè di fegato.

Come primi seguono la polenta integrale cotta al fuoco di legna e cosparsa di abbondante fonduta (il consiglio è di conservarne una parte per accompagnare gli splendidi formaggi) e un piatto di gnocchi (freschissimi) al pomodoro in cui a trionfare sul palato è il gusto della patata. Se è stagione, di solito c'è ancora un mestolo di passato di verdure ed erbe di montagna e qui tra i commensali si apre la disputa per riconoscere quali sapori sono entrati nella pentola.

Per secondo ci è toccata la "viande salée", carne bovina valdostana conservata sotto sale e fatta cuocere a lungo. E' accompagnata da patate bollite. Un piatto povero della tradizione di montagna che è diventato un'autentica ghiottoneria. Segue il vassoio dei formaggi, la cui composizione non può che variare a seconda della stagione (trionfano le tome e le fontine d'alpeggio). Se avete lasciato da parte un po' di polenta o qualche patata bollita la conclusione del pasto è veramente sublime.

Ottimo gelato al fiordilatte cosparso di cioccolata calda conclude il pasto. Salvo il caffè della moka. Salvo la grappa della casa. Ma ciò che chiude in bellezza è la tisana di erbe di Esterina, la mamma di Camillo. Gli ingredienti sono top secret. L'effetto digestivo è favoloso. Qui il bis non manca mai.
Si beve del buon rosso di Aymavilles, ma se il patron è di luna buona può arrivare una caraffa di raro e vigoroso "Vien de Nus", autoprodotto da un vitigno autoctono.

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