Nonostante il pessimo tempo che ha accompagnato qu...

Recensione di del 23/03/2008

Saraghino

120 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 120 €

Recensione

Nonostante il pessimo tempo che ha accompagnato questo ponte pasquale mi sono comunque avventurato in un giro poco impegnativo verso l’Adriatico con la mia ragazza, destinazione Numana, dove ho fatto visita a pranzo al ristorante “Il Saraghino”.
La riviera del Conero, sotto Ancona, offre un discreto litorale e con un meteo decente si trasforma in un bel posto dove trascorrere un soleggiato weekend. Purtroppo non ho trovato queste condizioni. Il ristorante è sul lungomare, a sud di Marcelli in direzione Loreto (pochi km da Numana, appunto).

Lo stabile è una struttura con la facciata in legno e un discreto spazio esterno circondato in parte da una siepe, l’ingresso avviene passando attraverso ad una porta in vetro scorrevole.
Subito trovo un ambiente arredato con gusto senza eccessi di sorta, con stile un po’ marinaro. Un primo ed ampio spazio è dedicato a zona “relax”, con panche bianche profilate come fossero divani, cuscini colorati e la parete esterna che guarda sulla strada è una bella vetrata che illumina il tutto regalando una rilassante sensazione. Sul lato opposto invece lo spazio è chiuso con un divisorio di legno colore tendente al chiaro dove balza all’occhio un grosso spacco destinato al piano bar.

Gustiamo un bicchiere di spumante (lo portano già versato, non conosco l’etichetta) come aperitivo prima di sedermi al tavolo.
Continuando si accede all’unica grande sala, pressappoco un quadrato, che accoglie tutti i coperti. Il soffitto è un telone bianco oppurtunamento tirato e legato, con pale per la circolazione dell’aria e un grosso aspiratore al centro ormai inutilizzato. Si raccorda bene con le pareti: troviamo un’altra grossa vetrata che si affaccia sulla corta spiaggia e sull’Adriatico, la quale viene aperta durante la bella stagione per i coperti sotto alla veranda esterna, mentre per tutti gli altri lati interni lo stile è il medesimo in legno dell’ingresso, quindi della stessa fattura. Al posto dello spacco del piano bar ce ne sono due ampi per la cucina.

Ci chiedono gli indumenti da riporre in guardaroba e ci “scortano” facendoci accomodare al nostro tavolo. Conto circa una cinquantina di persone (tavoli spaziati il giusto, ma siamo al limite), il locale era pieno data la festività ricorrente.
Trovo i camerieri elegantemente vestiti, alcuni in cravatta, anche se non avevano una divisa comune e nel contesto generale l’ambiente si presentava relativamente informale. Il ritmo che dovevano sostenere era alquanto frenetico.
Insieme al menu (un foglio stampato dal bel carattere ed incollato su un cartoncino azzurro con il logo del ristorante, molto semplice) e alla carta dei vini appoggiano sulla tavola, quadrata e di dimensioni generose, il pane fatto in casa e di vario tipo.

Noto subito proposte interessanti dalla discreta elaborazione, altrettanto per quanto riguarda i vini. Una carta che non impressiona per abbondanza ma le buone bottiglie non mancano, soprattutto nazionali, dopotutto perfettamente allineata al tipo di ristorante.
Scegliamo uno Chardonnay Lowengang 2004, cantine Alois Lageder, ottimo bianco dell’Alto Adige.
Viene servito con la solita e (in certi posti) dovuta accortezza, prima mostrano la bottiglia chiusa poi la ripongono dentro al cestello ghiacciato accanto alla tavola dopo l’assaggio, a portata di mano (alle volte verrà versato dal personale ma la tipologia del locale non implica questo gesto come obbligatorio).

Una signore elegantemente vestita, credo essere la titolare, prende nota della nostra ordinazione e poco dopo viene servita una piccola entrée nel mezzo di un piatto immenso, ma ho dimenticato di annotarla e non la ricordo correttamente, comunque un assaggio di pesce crudo, mi pare.

Cominciamo poi entrambi il pranzo con una degustazione di quattro antipasti. Nell’ordine:
- Tataki di tonno con insalatina di soncino, salsa acida, riso croccante a alga nori tostata.
- Baccalà mantecato su emulsione di ceci, nero di olive taggiasche, pomodorino confite e galletta di parmigiano.
- Involtino di sogliola e gorgonzola con crema di zucca gialla e nuvola soffiata di porro e tapioca.
- Polentina morbida al parmigiano con ragù di raguse, spuma di mais e il suo grissino.
Tutti gustosi e ben eseguiti con ingredienti e sapori mescolati in modo equilibrato. Particolarmente apprezzato il contrasto tra la polentina calda con la spuma fredda, e il tataki con un tonno appena scottato.

Il servizio non sbaglia una mossa anche se i tempi sono leggermente accelerati, senza comunque mettere ansia o fretta di finire quello che si ha nel piatto.
La sala è davvero gremita anche da un paio di tavolate numerose e parecchie famiglie con figli al seguito, anche se il volume generale si è sempre mantenuto entro limiti accettabili. Purtroppo l’ampio spazio in comune con tutti non regala una percezione di intimità ma neppure disturba.

Arrivano i primi e vengono serviti in un modo originale: due camerieri per due piccole padelle ramate tenute nel manico, mettono la pasta fumante dentro al piatto mentre descrivono la portata.
- Ravioli di gamberi, verdure e zenzero con salsa di vongole nostrane.
- Tagliatelle di grano saraceno con zuppa di pesce, fave piselli e finocchietto selvatico.
Preciso che la pasta era fresca, fatta in loco, in carta offrivano pure qualche piatto di pasta secca ad un prezzo di poco inferiore. Sono rimasto favorevolmente impressionato dai ravioli, meno esaltanti le tagliatelle. Comunque due buoni piatti.

I secondi invece vedono come protagonisti:
- Dentice arrostito, quinoa stufata, pioppini, salsa di funghi e zenzero, carbone vegetale.
- Coda di rospo avvolta nel porro e arrostita con fagottino di verza e purè di patate al tartufo estivo, salsa al tartufo.
- un assaggio ( mezza porzione) di fritto misto di scoglio con verdure in tempura.
Ottimi entrambi, il primo più particolare e dai sapori meno conosciuti. Intriganti al tartufo con la coda di rospo. Il fritto croccante e poco unto, comunque migliorabile.
Le porzioni non erano mai esagerate ma sempre sufficienti mentre il pescato è sicuramente un prodotto fresco che valorizza molto tutte le portate.

Il locale ha cominciato a svuotarsi al momento di ordinare i dolci. Ci portano la carta.
Le proposte sono varie e tutte già abbinate con vino appropriato, peccato che quella sulla quale poso gli occhi per prima non sia disponibile. Scegliamo entrambi:
- Zabaione ghiacciato con mandorle e nocciole caramellate, salsa al caramello e gelato di mandorle amare, abbinato con un bicchiere di Maximo Umani Ronchi (ottimo).

Tra una chiacchiera e l’altra il tempo passa e mi viene chiesto se desideriamo il caffè. Allora ci alziamo da tavola per accomodarci nel “salotto” all’ingresso dove mi faccio portare, oltre al caffè, un bicchiere di Rhum Zacapa per me accompagnato da cioccolatini e grissini croccanti al cioccolato, mentre per la mia dama un altro bicchiere di spumante.
Ho opportunità di scambiare due parole leggere con lo Chef, complimentadomi, beccato mentre usciva dopo avere finito il turno di lavoro e con la titolare su di tutto un po’. Dalle guide gastronomiche alla ristorazione italiana, fino alla sua attività.
Poi, pieni come due uova, imbocchiamo l’uscita per tornare a Senigallia dove un po’ di riposo mi aspettava… purtroppo pioveva ancora a dirotto.

Il conto:
vino Lowengang Alois Lageder: euro 35, acqua minerale: euro 3, degustazione antipasti per due: euro 60, primi piatti per due: euro 36, secondi piatti per due più mezzo fritto: euro 25+25+10 (60), due dolci più vino dessert per due: euro 13+13+10 (36), due caffè più liquori: euro 10.
Qualcosa credo sia stato offerto, i due calici di spumante bevuti come aperitivo di sicuro… totale: euro 240.
Un saluto.

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