Splendido tuffo in una città che ormai non esiste ...

Recensione di del 04/05/2009

Donna Teresa

11 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 11 €

Recensione

Splendido tuffo in una città che ormai non esiste più, in un accoglienza che appartiene a quella sana ospitalità di un tempo, in una cucina che riesce ad entusiasmare nella sua semplicità e nella sua riscoperta di sapori perduti nel tempo che fu.
Napoli, Quartiere Vomero, "basso" in via Kerbaker, si entra e ci si catapulta in un mondo diverso, migliore o peggiore a questo punto non ha importanza, sala stretta e lunga al cui termine si intravede la cucina, pochissimi coperti incastrati in circa otto tavolini che permettono appena il passaggio.
Sono le 14:30 e veniamo fatti accomodare come se non ci fosse nulla di più naturale che entrare in un’Osteria (con la O maiuscola nel senso arcaico del termine) a un’ora del genere. Ormai abituato, anzi oserei dire assuefatto, alla rigidità oraria che contraddistingue la ristorazione del Nord d’Italia, mi capita di stupirmi della normalità napoletana.
Veniamo accolti con estrema gentilezza dal titolare, dalla figlia che serve ai tavoli e dalla Signora che è padrona assoluta della cucina coadiuvata da un ragazzo. La tavola è coperta da un incerata, tovaglioli di carta, posate, piatti e bicchieri “di casa”.

Dopo che ci sono state illustrate le proposte (tra le quali “pasta e piselli fatta con i piselli freschi”) io decido per un piatto di scarole e fagioli, buonissimo, freschissima la verdura e cucinata in maniera ottimale con la giusta “brodosità” che permette anche una scarpetta con uno spettacolare pane casereccio, croccante all’esterno, morbido dentro e dal sapore incredibile.

Proseguo con la carne alla genovese, piatto tipico della tradizione culinaria partenopea del 1400, che era caratterizzato da un doppio utilizzo: il sugo come condimento per la pasta e, per la precisione, per gli ziti (rigorosamente spezzati a mano), la carne come secondo.
La carne alla genovese consiste in un taglio di carne di manzo (a scelta purchè mantenga cottura lunghe) che viene messo a cuocere lentamente per circa tre ore con tantissime cipolle (il rapporto medio è di uno a tre) fino a quando la carne diventa morbida e le cipolle non divengono una crema. Insomma tutte queste parole per dire che la portata era al top, carne morbidissima, saporita e le cipolle che esaltavano quello che è un vero per proprio viaggio nel sapore e nel gusto.
Come contorno ho preso le melanzane a funghetti, anche su queste nulla da dire, esecuzione ottimale rispettosa al massimo della tradizione culinaria partenopea, melanzane a tocchetti fritte con olio aglio e pomodorini.

Eravamo in tre, una bottiglia d’acqua ed il conto finale di ben 33 euro. In chiusura mi è stato offerto anche un bicchiere di vino di produzione propria proveniente dai vigneti di proprietà nella zona di Roccamonfina (CE). Cosa dire? Io lo consiglierei a chiunque abbia voglia di mangiare napoletano, nel senso più vero possibile, come si sarebbe mangiato non in un ristorante, osteria, trattoria o pizzeria napoletana ma in una vera famiglia napoletana. Lo consiglio a chiunque si trovi a passare di lì anche solo per un pasto veloce. Posti del genere andrebbero preservati contro tutto e contro tutti. La visita val bene il tuffo in una realtà dimenticata della quale spero che resista sempre qualcuno a ricordarcela in modo che questa cucina e questa cultura non si perda mai.
Voto: complimenti.

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