Dopo una giornata trascorsa a Eataly Lingotto e ne...

Recensione di del 27/11/2010

Cascina Martini

75 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 75 €

Recensione

Dopo una giornata trascorsa a Eataly Lingotto e nel centro di Torino, rientriamo per cena nella nostra provincia, Alessandria, nella sua estrema parte settentrionale. Siamo a Murisengo, frazione Corteranzo, in alta Val Cerrina, la strada stretta che si inerpica verso l'ex canonica (ora sede di un delizioso e curatissimo relais) ci conduce al ristorante dello chef Gianluigi Giachino, sito in una bella casa di campagna, con antistante dehors che permette nelle giornate estive di godere del panorama delle colline monferrine.
Veniamo accolti da una gentile cameriera, che poi ci seguirà per l'intera serata, e da un gatto sornione che dorme acciambellato sul divano che, insieme al tavolo del ricevimento, arreda l'ingresso del locale.
Il ristorante si articola in un'unica sala, sulle tinte del rosa e del pervinca, mobili di servizio in legno scuro, tavoli apparecchiati con tovagliato di fiandra che scende fino ai piedi, posateria in argento, calici per il vino Bormioli e bicchieri colorati per l'acqua. Ci sediamo sulle comode poltroncine del nostro tavolo, l'atmosfera è rilassante e tranquilla e accanto a noi fa bella mostra il vassoio dei tartufi bianchi, al quale in carta troviamo un menu dedicato, al prezzo di 45 euro ai quali si aggiunge il costo del tartufo che l'ospite chiede sia aggiunto alle singole portate, in base al proprio gusto.
Appena accomodati ci viene domandata la preferenza per l'acqua e contemporaneamente ci viene porta la carta delle vivande. Il cestino del pane, di fattura casalinga, comprende pane bianco, pane integrale ai pistacchi e squisiti grissini.

Insieme ad un bicchiere di prosecco Valmarone, ci vengono serviti come appetizer dei fagottini di pasta fritta con una fettina di pancetta, delle buonissime frittatine con porri e verdure e delle polpettine impanate di carne.
Dalla bella carta dei vini scegliamo un Alto Adige Cuvée Bianco D.O.C. "Stoan" 2008, Cantina Termeno, uvaggio Chardonnay, Pinot bianco, Sauvignon blanc e Gewürtztraminer, molto fresco, equilibrato e dal profumo fruttato, che ci accompagnerà per tutta la cena.

Antipasti.
L'antipasto che ho scelto era indicato solamente nel menu per il tartufo, ma viene ugualmente soddisfatta la mia richiesta di poterlo avere anche senza optare per quel percorso. Si tratta di un ottimo cotechino artigianale su emulsione di rapa rossa e castagne spadellate. Il cotechino è tenero e saporito, bene si sposa con il dolce dell'emulsione di barbabietola. Le castagne, spadellate intere, guarniscono il piatto e lo completano con armonia.
Per il mio fidanzato invece, una grandiosa interpretazione del foie gras, una sorta di trilogia che si compone di fegato grasso ripieno di tartufo nero con caviale al tartufo nero; crème brulée di fegato grasso e confettura di pere profumata alla vaniglia; millefoglie di lingua salmistrata e foie gras. Piatto splendidamente presentato e materie prime d'assoluta eccellenza.

Primi.
Tutti e due scegliamo i ravioli verdi all'ortica con ripieno di fonduta di toma d'alpeggio, con mandorle tostate conditi al burro di malga. In una fondina, ci vengono serviti i ravioli fatti di una pasta perfetta, che ben si amalgama con la fonduta che la riempie, senza essere troppo forte, neppure da sovrastare il condimento del burro. Un ottimo primo piatto, molto apprezzato da entrambi.

Secondi.
Per me, guanciola di vitello cotta a 70 gradi, schiacciata di patate di montagna e cipollotti in agro. Tenerissima e di grande qualità la carne di vitello, cottura ineccepibile, un secondo di notevole leggerezza, ben accompagnato dalla morbida e saporita schiacciata di patate e dai cipollotti.
Per lui invece una scaloppa di merluzzo del Cantabrico su passatina di ceci e verdure invernali ai sentori mediterranei. Altro secondo ben riuscito, alla cui base vi è una materia prima storicamente "povera", il merluzzo, rivalutata e recuperata ormai da tempo agli onori delle nostre migliori cucine.

Dessert.
Il mio fidanzato sceglie una daquoise di nocciole Piemonte, cioccolato amaro e gelato alla nocciola. La daquoise (femminile dell'aggettivo "daquois", cioè abitante della cittadina del sud-ovest francese Dax) è un dolce fatto con strati di meringa alle nocciole, delizioso e di bella presentazione. A rinfrescare il tutto, il buon gelato alla nocciola.
Per me, sablé breton con crema al limone, arance caramellate e sorbetto al mandarino. Super rinfrescante dessert, tutto incentrato sull'acidità degli agrumi e la dolcezza mai eccessiva dei sablé (biscottini molto friabili e leggeri), inframezzati dalla delicata crema al limone e guarniti dalle arance caramellate. Accanto ad essi, il sorbetto al mandarino, digestivo e ben calibrato per pulire la bocca a fine pasto.
Concludiamo la cena con due caffè, che vengono accompagnati da ottime friandises, tra cui piccoli plum-cakes, scorze d'arancia candite e ottimi cremini.

Dalla nostra seconda esperienza a Cascina Martini (la terza per il mio fidanzato), usciamo decisamente soddisfatti. L'ambiente è quello di un'elegante e calda casa di campagna, il tono del servizio è professionale e cordiale, sempre puntuale e mai invadente e la cucina dello chef Gianluigi Giachino riesce a coniugare al meglio la tradizione monferrina con la creatività e l'adeguamento dei piatti più classici ai gusti ed alle esigenze della vita moderna. Il rapporto qualità/prezzo è in linea con il tono del locale e comunque buono, considerato il livello della cucina, del servizio e dell'ambiente. Ci sentiamo di consigliarla come sosta imprescindibile per chi volesse conoscere la cucina del Monferrato.

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