Giornata calda di agosto e si approfitta di una pa...

Recensione di del 04/08/2010

Osteria dei Girasoli

32 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 32 €

Recensione

Giornata calda di agosto e si approfitta di una pausa pranzo per una scappata sulle colline dell’Oltrepo, per godersi un piacevole break al fresco. Mi dirigo con mio padre nei dintorni di Stradella, per andare a provare un locale di cui ho sentito parlare molto bene, ma che mancava nella mia “personale collezione” di ristoranti oltrepadani. Trovo indicazioni per l’Osteria dei Girasoli già dalla provinciale e non ho problemi a trovare il ristorante appena imboccata la direttrice per Montù Beccaria. Non fatico a trovare parcheggio per la totale assenza di altri avventori, anche se potrebbe essere non immediato lasciare la macchina in altre situazioni normali di traffico o affluenza. La porta è chiusa ed è richiesto suonare il campanello: ne approfitto per dare uno sguardo all’ambiente esterno, dove – in una situazione estremamente bucolica, con presenza di animali e ampie distese di terreno– si nota la possibilità di apparecchiare un notevole numero di coperti esterni.

Ci accoglie molto gentilmente il patron, che sfoggia un grembiule blu su cui spicca il suo nome serigrafato, Marco Bonfico. Siamo i soli clienti e ci fa sedere di fianco ad una finestra, ben protetta da zanzariere: purtroppo il fastidio delle zanzare è migrato anche in collina.

Siamo nella saletta principale, da cui si intravede una scala che porta in basso ad una tavernetta dove suppongo ci siano altri tavoli. L’ambiente è molto “caldo” con pareti di un bel giallo intenso, che si fonde bene con i tanti rimandi ai girasoli - da cui trae nome il locale -, che appaiono su quadri o in boquet. È una sensazione di "pieno", ancor più enfatizzata anche dal modo in cui i tavoli sono apparecchiati. Su tovaglia blu, un coprimacchia a quadri di fondo blu fa da sfondo al posto tavola, dove una tovaglietta supporta un sottopiatto, diversamente colorato di tinta molto calda. Il tovagliolo è raccolto in un porta tovagliolo di metallo con incastonate delle pietre marroni. Calice per vino con sottobicchiere e bicchiere per l’acqua rosso porpora completano il tutto, dirimpetto ad una bottiglia decorata, che funge da portacandela. La sensazione è piacevole, pur essendo in solitaria: ed immagino come l’ambiente mantenga lo stesso calore anche in serata, magari ravvivato da musica, vista la presenza in un angolo di un amplificatore per chitarra e di una cassa.

Lo chef ci declama il menù, lasciandoci ampia offerta di primi e secondi. Per i primi – dove c’è tanta offerta di pasta fatta in casa -, ci lasciamo tentare da tagliolini con sugo di pomodoro, guanciale e olive, che preferiamo ad una classica overture di salumi oltrepadani. Non c’è la carta dei vini e ci lasciamo a questo punto consigliare su un bonarda vivace autoctono, Cabella di Rovescala, che ci viene servito appena stappato e si dimostra all’altezza.

In attesa dei primi, ci viene portato un piattino con due assaggi di salame e pancetta nostrana che spengono i morsi della fame e si fanno gustare da companatico al buon miccone stradellino, che campeggia in pezzi nel cestino del pane.

Arrivano i primi con ottima presentazione. I tagliolini – in quantità più che soddisfacente – sono sormontati da alcune scaglie di grana e da una spolveratina di pepe e parmigiano. Un filo d’olio di qualità da sapore e aiuta a mantenere l’amalgama del sugo con la pasta. Perfetta la punta di sapore delle olive – verdi e nere – che non coprono in ogni caso la presenza del guanciale. La pasta fresca si fa apprezzare per un risultato complessivo assolutamente positivo.

Come secondo, non ci lasciamo tentare da delle orate al forno (che non si sposerebbero in ogni caso col bonarda, sebbene già in via di estinzione..), ed al posto della tagliata, andiamo con dei rotolini di manzo, scottati al forno. Il piatto è presentato con spicchi di pomodoro fresco e limone, con rucola a guarnizione. All’interno dei tre singoli rotolini, ancora rucola e formaggio danno sapore e morbidezza. Gradevole al gusto anche la pepatura che da tono al gusto complessivo.

Come dolce, andiamo per una fetta di torta cioccolato pere, accompagnata da una pallina di gelato al latte, che denota manifattura casalinga sia per compattezza sia per particolarità di sapore.

Chiudiamo con due caffè e digestivi, per un totale di 65 euro.

Ottima esperienza, favorita probabilmente dalla possibilità di essere serviti con il massimo dell’attenzione. Gusti mai banali con ingredienti tradizionali ma di buona qualità. Da riprovare per il risotto, tanto declamato dallo chef che lascia rammarico di non essere stato assaggiato.

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