Si approfitta di una visita ad un produttore di Bu...

Recensione di del 24/09/2010

La Locanda dei Beccaria

38 € Prezzo
7 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 38 €

Recensione

Si approfitta di una visita ad un produttore di Buttafuoco di qualità sulla collina di Canneto Pavese, per proseguire la gita e salire all’ora di pranzo alla volta di Montù Beccaria, perseguendo il consiglio di mio padre di pranzare in un "bel" ristorante, da lui provato in occasioni di incontri conviviali con diverse associazioni della zona.
La Locanda dei Beccaria è un locale situato al piano superiore dell’edificio storico sede di una delle prime cantine sociali italiane, la Cantina “ Il Montù ” aperta sin dal lontano 1902: il ristorante ha trovato con le interpretazioni in cucina dei due “locandieri”, Franco e Luisa Casella, la valorizzazione definitiva di un sito, che di suo ha molto da offrire da un punto di vista ambientale. In questo venerdì a mezzogiorno, non abbiamo problemi per parcheggiare ai margini della strada principale, che si sviluppa sul tornante dove si trova il ristorante.
Suoniamo alla porta e nel frammentre in cui veniamo accolti abbiamo modo di dare uno sguardo al menu appeso in bacheca sotto la tettoia d’ingresso: l’offerta è vasta ed interessante con divagazioni anche su pesce, in alternativa a piatti fortemente incentrati sugli ingredienti locali e di stagione. Siamo temporaneamente i soli ospiti della giornata e veniamo fatti accomodare in un tavolo adiacente alla finestra nella sala principale, vicino alla cucina.
L’ambiente dà una piacevole sensazione di calore grazie all’alternanza di colori pastello, con le tovaglie a riprendere le tonalità di cui sono tinteggiate le pareti. I tavoli, per la maggior parte rotondi, sono ben distanziati ed apparecchiati in modo essenziale con tovagliolo abbinato alla tovaglia ocra, singola posateria e doppio bicchiere. Il menu è presentato stampato sul retro di un pieghevole con il logo del ristorante. Siamo attratti dai primi, per poi optare per due antipasti a seguire.

Non essendoci stata proposta la carta dei vini, ci lasciamo consigliare dal cameriere, che ci offre, alla richiesta di un rosso giovane e brioso, il Bonarda autoctono della Cantina il Montù. La bottiglia ci è stappata al momento e fatta assaggiare: il Bonarda ha una buona vivacità’, con struttura e tannicità. Il cestino del pane, servitoci da lì a poco, offre fette di "micca oltrepadana", accompagnate da grissini sottili probabilmente industriali.

Ci aiuta ad ingannare l’attesa una entrée interessante e di bella presentazione: si tratta di un panigazzo accompagnato da un fondo di pomodoro su cui è appoggiato un caprino, annunciato di produzione propria. La decorazione del caprino con trito di basilico regala la cromaticità del tricolore: buono, ma l’equilibrio dei sapori si perde un poco nella sapidità importante del pomodoro, che prevale sulla delicatezza del formaggio.

Di lì a poco arrivano i primi. Ancora una volta la presentazione è di grande impatto, valorizzata anche dalla scelta di fondine dalle geometrie diverse che danno quel tocco in più che non guasta. La mia scelta è caduta su “Gnocchi di zucca con salsa di noci e ricotta di Carnia”. La ricotta è grattugiata sugli gnocchi che sono appoggiati in un piatto di forma romboidale. Il sapore è molto bilanciato, con il sugo di noci ad amalgamare gli ingredienti: l’equilibrio e la delicatezza sono gli elementi preponderanti, ma forse anche il limite di questa proposta, che perde di personalità verso la fine.
Mio padre preferisce dei “Tortelli di anatra al burro di erbe aromatiche”, presentati su un piatto rettangolari dove "sei" tortelli sono schierati come soldatini a contrapporsi a una “pista” di parmigiano: buoni, molto buoni e forse per questo sembrano un po’ troppo limitati in quantità.

Dopo un giusto intervallo, si prosegue con una “Frittatina di finferli e porcini con cipolla di Tropea in agrodolce”. Anche in questo caso, impeccabile la presentazione con il rosso della cipolla, tagliata a fette sottili, a contrapporsi a sinistra col giallo della frittata. Ottimo l’abbinamento, con punte di sapidità della frittata, che non coprono il sapore dei funghi.
Mio padre si lascia tentare da un affettato, “Culatello di zibello”, accompagnato da focaccia con i ciccioli. Niente da dire per il salume, mentre ci si sarebbe aspettato di più dalla focaccia, forse un po’ troppo secca.

C’e spazio per il dolce e ci lasciamo tentare per un “Tortino di fichi” con mousse/sorbetto di uva fragola. Ancora una volta un piatto curatissimo, con due spicchi di fichi freschi a campeggiare in mezzo ai protagonisti del dessert. Ottimo il tortino, anche se la dolcezza del sorbetto è difficile da compensarsi, sebbene la presenza di frutta fresca.
Con due caffè chiudiamo per un conto di 83 euro, ridotti a 75 con la causale apprezzatissima “sconto pranzo”: la distinta originale avrebbe chiamato 12 euro per primi e antipasti, 6 euro per il dolce, 12 euro per il vino, con coperto e caffè caricati a 5 euro complessivi.
Nel complesso una buona esperienza, in ambiente in cui l’occhio è appagato dal primo momento all’ultimo e dove il servizio è preciso anche se non impeccabile (probabilmente per la poca tensione dell’ora di pranzo). La ricerca di soluzioni di impatto a tutti i costi lascia a volte spazio a qualche stucchevolezza o peccato veniale, forse evitabili se si tende all’eccellenza assoluta.

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