NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sed...

Recensione di del 19/01/2008

Osteria del Bastian Cuntrari

35 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sede (vedi scheda). Le notizie riguardanti l’ambiente non sono quindi più attuali


In occasione della consueta cenetta coniugale del sabato sera raggiungiamo agevolmente questo locale, situato a lato della statale della Valtidone nel Comune di Nibbiano. L’Osteria del Bastian Cuntrari ci richiama con la sua insegna e le luci natalizie ancora accese che delineano un vialetto ordinato che scende sino al parcheggio dal quale udiamo l’impetuoso mormorio del torrente sottostante.
L’edificio che ospita il ristorante è un bel cascinale con i muri in pietra di recente ristrutturazione.
La sala ristorante, non molto capiente, ospita un bel camino, ha larghe vetrate senza tendaggi che si affacciano sul giardino ed offre la vista della cucina dalla quale è separata da un’ampia vetrata. Possiamo così scorgere il cuoco, un uomo robusto e dall’aspetto mite, indaffarato a spadellare tra effluvi di sughi e di arrosti.

Veniamo accompagnati ad un tavolo posto di fianco al camino acceso di cui purtroppo non riusciamo a cogliere il tepore. I tavoli, con tovaglie verdi sormontate da coprimacchia bianchi come i tovaglioli, sono apparecchiati con sobria eleganza: sottopiatti verdi, due calici, belle posate in acciaio con coltelli ben affilati, piatti bianchi e un piccolo centrotavola con fiori essiccati.
L’ambiente dall’atmosfera rustica, ma raffinata, è valorizzato dall’altezza del soffitto mansardato e rivestito in legno e da una saletta soppalcata nella quale sono apparecchiati altri tavoli.
Un orologio da parete e il cartello con il divieto di fumo, appesi al contrario alludono scherzosi alla denominazione del locale.

Una ragazza gentile ci porge il menu e la carta dei vini. Le specialità della casa comprendono sia quelle della “Via del Sale (romana)“, sia quelle della cucina ligure, piemontese, lombarda ed emiliana.
Si può scegliere tra il vasto menu a la carte e il menu piacentino, e noi optiamo per quest’ultimo.
Ordiniamo quindi una minerale naturale e una bottiglia di Gutturnio dei Colli Piacentini: la Solitaria, gradi 13, che risulterà di nostro pieno gradimento.

Iniziamo le danze con un’apoteosi di affettati misti che sono a dir poco strabilianti sia per qualità che per quantità.
Ci viene dapprima servito un piatto di buon lardo con melata di bosco, seguito da un piatto di affettati misti con salame, pancetta e coppa, e da un altro grande piatto di prosciutto crudo accompagnato da ortaggi sottolio. Buona la coppa, ottimo il salame ben stagionato, eccellente il prosciutto crudo, tagliato a coltello, non molto saporita la pancetta, nella norma i sottoli. Gustiamo tutte queste delizie con pane integrale alle noci, fragrante e sfornato da poco.

A seguire i primi: tagliatelle al ragù e funghi per me, pisarei e fasò per mio marito.
Tutte le portate verranno servite su capienti piatti ovali che contengono porzioni molto abbondanti, pressochè doppie.
Le tagliatelle, fatte in casa, hanno una sfoglia sottile, porosa e sono un po’ arricciate, il sugo è buono con tanta carne e funghi misti, alcuni dei quali dal sapore un po’ forte, probabilmente dovuto al protrarsi della loro permanenza nell'olio di conserva. Sono comunque buone.
I pisarei e fasò vengono invece proposti in una versione per così dire, “minestrata“, quasi al limite del brodoso, con un sugo scuro preparato con fagioli borlotti e carne trita, presenza quest’ultima, piuttosto inconsueta e tuttavia gradevole. L'impasto è perfetto e dalla giusta consistenza. Buoni, anche se nel sugo colgo la nota quasi impercettibile di una lieve bruciatura, come se fosse leggermente “attaccato”. Personalmente preferisco la versione più asciutta dove il semplice sugo di pomodoro esalta il sapore dei pisarei avvalendosi dell'ausilio del rosmarino.

Dalla cucina lo sfrigolio della carne sulle piastre dei fornelli entusiasma il mio consorte che riesce persino a dominare il freddo ricorrendo ad una tecnica “di pseudo letargo” che mi illustra senza tuttavia convincermi. Di rimando provo ad assumere la posizione del “pinguino sul pack“ serrando i ranghi ed avvicinandomi al consorte, ma neppure questo escamotage mi sottrae al rischio di ibernazione, così che mi decido a recuperare il cappotto che drappeggio sulle spalle. Anche la commensale di un tavolo vicino segue il mio esempio, togliendomi dall’imbarazzo e confermandomi che il freddo c'è e si fa sentire. Il riscaldamento è decisamente sotto dimensionato.

Arrivano i secondi: coppa al forno con patate punteggiate da granelli di nocciole tostate per la mia filosofica metà, pancetta al forno cotta nel suo lardo per me. Entrambi gli arrosti sono ottimi, saporiti e teneri. Il lardo della pancetta forma una crosta croccante e gustosa che, lasciato tutto il grasso nel corso della cottura, avvolge una polpa morbida che si scioglie in bocca, conservandole l’integrità di un gusto deciso e sapido. Favolosa. Pregevoli anche i crauti che l'affiancano con lunghi filamenti.
La coppa denota anch'essa la particolare abilità del cuoco nella preparazione degli arrosti che certamente non passano inosservati. Buone anche le patate, ravvivate dalla presenza della granella di nocciole che conferisce un tocco originale.

Viene poi servita una grossa ciotola piena di cruderie con carote e finocchi tagliati grossolanamente adatti ad essere gustati in pinzimonio.

Come dessert vengono proposte crostata con marmellata di albicocche e tiramisù; siamo però più che sazi e gettiamo la spugna, passando direttamente al caffè.
Chiediamo subito il conto, desiderosi di rifugiarci nel tepore dell'auto. Spendiamo Euro 71, di cui Euro 9 per il vino, Euro 2 per l'acqua, Euro 4 per i caffè ed Euro 56 per i menu piacentini. Non è evidenziato alcun costo per il coperto, ma nulla viene scalato per non aver consumato il dessert. Infatti il menu piacentino è offerto al costo fisso di Euro 28.
E' indubbiamente un posto interessante, ubicato in un verdeggiante contesto naturalistico, maggiormente apprezzabile nella stagione calda.
Il servizio è stato attento e garbato, con tempi di attesa più che sopportabili. La cucina è valida, ottima la materia prima utilizzata e lodevoli sono anche gli sforzi per conferire ai piatti della memoria regionale e locale, qualche tocco di originalità con apporti personali azzeccati, senza alterarne il gusto tradizionale.
Cappellino blu se ci fosse stato qualche grado in più.

Santippe28

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