L'affectio maritalis, si sa, non deve venir meno n...

Recensione di del 17/04/2010

Da Giuseppe

40 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

L'affectio maritalis, si sa, non deve venir meno nel momento del bisogno e così, il mio saggio consorte, per lenire una mia temporanea sofferenza, mi conduce in quel di Montemarzino, caratteristico borgo affacciato sui colli tortonesi, dominato da quel che resta di uno fra i tanti castelli dei Malaspina.
Sotto la pioggia fredda e battente, ci rifugiamo con piacere nell'ampio salone del ristorante, accolti dal tepore del camino acceso e dal Signor Giuseppe Davico che ci accompagna al tavolo riservatoci.
L'ambiente è luminoso, con pavimenti in marmo, grandi finestre panoramiche, soffitto a cassettoni ed infissi in legno scuro che richiamano l'austerità  dello stile "vecchio Piemonte".
Anche i tavoli, ben distanziati, sono apparecchiati in maniera sobria e tradizionale con tovagliato chiaro non proprio immacolato e una rosa sgargiante a ravvivare il tutto.
L'acustica del locale regge bene le conversazioni dei commensali che l'affollano senza disturbarsi vicendevolmente.
Non c'è carta dei vini e neppure menu, il che finirà con il penalizzare la valutazione del servizio. Non è neppure agevole capire quali vini si possano degustare, poichè il Signor Giuseppe, dimostra indubbia abilità nell'orientare la nostra comanda verso il vino dell'Azienda Agricola Biologica Pomodolce di Montemarzino, di cui la famiglia Davico è proprietaria. Optiamo per una bottiglia di Croatina, anno 2007. Vino mosso, dal gradevole e caratteristico odore di cantina, 14 gradi all'origine, forte, ma vellutato, ci piace. L'acqua è una microfiltrata frizzante

Il Sig. Giuseppe ci propone "un antipastino" che comincia con salame crudo e cotto tagliato al coltello: discreto il salame crudo, non altrettanto quello cotto dal sapore poco definito. Anche i larghi grissini e la micca con cui gustiamo l'affettato non sono gran che, più secchi che friabili.
Si prosegue con gli antipasti caldi che esordiscono con un involtino di fiori di zucchina ripieno con crema al basilico. La presentazione fa la sua bella figura, grazie soprattutto agli accostamenti cromatici che spiccano sul piatto di porcellana bianca. Il sapore resta invece un mistero perchè la delicatezza della preparazione si spinge sino alla mancanza pressochè totale di sapore.
Nel ripieno si rileva la presenza di ricotta, e si intravede una microintrusione rosea, come di prosciutto cotto, che tuttavia non si avverte al palato, così come il basilico che non solletica neppure l'olfatto. Quasi sufficiente
Gli antipasti concludono la loro contenuta sfilata con un minuscolo tortino di verdure con salsa di Montebore. Fra le verdure si sentono gli asparagi che apportano un gusto più deciso, ma ben equilibrato, buona anche la fonduta di Montebore, non troppo liquida, sapida, ma non forte. Preparazione decisamente buona anche se un po' scarsa.

Nel frattempo scopriamo che il menu è unico per tutti i tavoli, e, senza far trasparire le nostre riserve su tale modalità , attendiamo fiduciosi i primi piatti: ovvero tagliolini ai funghi e ravioli di stufato. Buoni i tagliolini, fatti in casa, dalla sfoglia gialla e porosa; non si appiccicano fra loro, niente di eccezionale il sugo di funghi e prezzemolo con un leggero sentore di aglio. Semplicemente dei tagliolini ai funghi ben eseguiti.
I ravioli di stufato, conditi con sugo pure di stufato, sono di pezzatura media, dalla sfoglia spessa e consistente, hanno un ripieno di carne po' unto, a noi poco gradito, il sugo è invece piuttosto anonimo, non speziato, poco significativo. Nella mia personale classifica del raviolo si piazzano dopo il decimo posto. Primi piatti che, nel complesso, faticano a raggiungere la sufficienza

L'abbondanza dei primi e un ammiccante carrello di dolci che viene trionfalmente introdotto in sala, ci fa desistere dall'ordinare il secondo.
Come dessert optiamo entrambi per pesche al moscato in gelatina, mousse di vaniglia con scaglie di cioccolato per me e semi freddo al torrone per il consorte.
Le pesche, conservano il profumo ed il sapore intenso che richiama l'estate, e sono valorizzate dalla dolcezza del Moscato che si stempera nella delicata morbidezza della gelatina: un insolito aspic di tutto rispetto di cui chiediamo il bis.
Molto buona anche la mousse alla vaniglia, soffice, spumosa e ben amalgamata. Il consorte ha parole di apprezzamento anche per il semi-freddo al torrone. Conveniamo quindi che i dolci sono pienamente sufficienti.
Concludiamo con due caffè e una grappa di Moscato.

Il servizio, svolto da una signora molto gentile, è scandito da tempistica più che adeguata; piatti e posate sono stati sostituiti ad ogni portata.
La cucina propone piatti tipici della zona, non raffinati, piuttosto consueti ed anche un po' banali. E' un posto come tanti dove si gustano cibi semplici, a base di materie prime di buona qualità , ma di fattura poco significativa.
Ed ora il conto: 80 euro in due, senza che sia dato conoscere i singoli capitoli di spesa.
Come dire una formula un po' a forfait, e un po' a menu degustazione.
Usciamo con tutte le perplessità che ci hanno accompagnato durante la cena e con un certo qual sconcerto per un locale che si qualifica, non come agriturismo o trattoria, bensì come ristorante.

Gabriela Giunzioni

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