I miei colleghi amano il Trotter; il motto è "si m...

Recensione di del 26/07/2006

Trotter

30 € Prezzo
6 Cucina
5 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

I miei colleghi amano il Trotter; il motto è "si mangia bene e si spende poco".
L'occasione di testare la fondatezza di questo motto è una cena con due amici, che mi invitano proprio qui, nel locale di via Rembrandt.
Arrivo per le 8:15 e c'è già una discreta fila di persone in attesa lungo il marciapiede. Sembra una scena da aperitivo sui navigli più che da ristorante.

Un rapido sguardo all'interno rivela un locale piccolo, pareti in legno su cui fa bella mostra una collezione di articoli e foto legati al mondo dell'ippica.
Il tavolo a noi riservato è all'esterno; posizionato lungo il marciapiede e schiacciato in una selva di altri tavoli, tutti di metallo verde con una semplice tovaglia bianca. Le stoviglie, anch'esse bianche sono decorose.
I tavoli sono così vicini che per accomodarci dobbiamo far alzare una coppia già intenta a consumare la cena.

Mentre leggiamo la lista ci viene offerta focaccia "pugliese"; sapore, aspetto e consistenza sono per me non dissimili da quanto si può trovare in una focaccia surgelata all'Esselunga.
Spulcio solo la carta dei vini, abbiamo già deciso di prendere birra; è presente un buon numero di etichette, con ricarichi elevati.

Dal menu scegliamo:
Antipasto di mare gratinato per tre.
Su un ampio piatto da portata ci vengono servite quattro capesante molto polpose, quattro cannolicchi discreti e una grande quantità di cozze. La gratinatura è gustosa, il piatto nel complesso semplice e appetitoso.
Non abbiamo ancora terminato l'antipasto che un cameriere si fa avanti spronandoci perchè i primi sono pronti.

Proseguiamo quindi con:
Torcoli alla piripicchio per due.
Proposta come la specialità del locale si rivela la delusione della serata: la porzione è enorme, sufficiente al bis di tutti i commensali; la pasta fatta in casa è però poco cotta, il sugo (cozze, vongole, un po' di astice e pomodorini) è slegato, con un velo gelatinoso (cattiva scolatura della pasta?) che guasta il sapore peraltro fresco del pesce. Un piatto quantitativo, non certo qualitativo.
Linguine alla nuorese per due.
Un piatto banale, con un sugo pomodoro e olive, tanto basilico e qualche sparuto pezzo di spada. Gusto sufficiente, manca quel tocco che elevi il piatto dall'anonimato. Anche qui porzione enorme.
Ancora una volta il cameriere fa "pressing" perchè scegliamo un secondo (invito declinato) o un dolce. I toni sono di eccessiva confidenza, seppur non sgarbati.

Il dolce proposto è una crema catalana, a giudizio dei mie commensali ben fatta. Io mi astengo e opto per il caffè.
A questo punto un altro cameriere si fa avanti e ci invita due volte a lasciare il posto ad altri clienti.
A questo punto pretendo una spiegazione, mi si risponde che il locale funziona così, a turni.
Paghiamo il conto (90 €) e ce ne andiamo. La cena è durata 45 minuti.

Forse il locale si chiama Trotter per la caratteristica di far "trottare" i clienti; il giudizio sulla cucina è vincolato ai pochi piatti assaggiati, ma per il momento è appena sufficiente. Si punta molto sulla quantità e mi pare meno sul contenuto. In lista ho visto antipasti e secondi interessanti.
Ma non credo che tornerò, mangiare stipati e di fretta non coincide con la mia idea di "buona cucina".
Di fast food ce ne sono già troppi. E le gare di velocità si fanno in pista, non a tavola.

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