Finalmente sono riuscito a prenotare: questa tratt...

Recensione di del 19/01/2013

Trattoria Sabbioneda

30 € Prezzo
9 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

Finalmente sono riuscito a prenotare: questa trattoria è sempre piena. Sarà perché si mangia bene o perché i prezzi sono bassi? O forse per entrambe le ragioni? Vedremo. Io e il mio amico Camillo siamo proprio curiosi. Qui la cucina è prevalentemente mantovana: "Sabbioneda" è la pronuncia dialettale di Sabbioneta.
Il parcheggio in via Tadino ce lo si deve togliere dalla testa: ben che vada si trova posto in via Vitruvio, come abbiamo fatto noi. Dall'incrocio si fanno quattro passi e si arriva abbastanza in fretta.
Il locale è come ce lo aspettavamo: una trattoria alla buona. All'ingresso, nella prima saletta, ci sono pochi tavoli e sulla destra il banco bar con la cassa. Di fronte c'è la cucina. In fondo a destra c'è un'altra saletta, dove ci sistemano in un tavolino d'angolo. Lo spazio è angusto, i tavolini sono quasi attaccati fra di loro, non c'è quasi niente per appendere i cappotti. Le pareti sono rivestite di legno tipo cembro, lucidato con una mano di flatting. Ci sediamo: coltello seghettato con manico di plastica e forchetta sono tutti e due sulla destra, appoggiati su un tovagliolo di carta. Piatti bianchi con il logo del ristorante.
Per qualche minuto nessuno ci considera, anche perché il locale, come ho detto, è strapieno e le cameriere, tre gentilissime signore, fanno quello che possono. Poi, improvvisamente, ci mettono sul tavolo una carta dei cibi (solo quella dei cibi). Ci sono una ventina di primi e una ventina di secondi, niente antipasti. Prima vogliono portarci da bere e scegliamo mezzo litro di rosso (non c'è la carta dei vini, o vino della casa o niente). Ordiniamo, programmando di fare assaggi incrociati. Per me ravioli di zucca alla mantovana, per lui tortelli ripieni di radicchio e fontina. Poi coniglio alla ligure per lui e gulasch di manzo per me. Per ingannare l'attesa ci facciamo portare un tagliere di salumi: un prosciutto poco stagionato ma buono, un salame anch'esso buono.
I primi piatti sono eccellenti e molto casalinghi: sia i ravioli sia i tortelli sono stati a lungo spadellati nel burro con salvia. La dose di burro è generosissima.
I ravioli mantovani, se proprio devo trovare un difettuccio, hanno una dose di amaretto un pochino abbondante, che tende a coprire il sapore della zucca. I tortelli fontina e radicchio vincono di una lunghezza; comunque sono due piatti molto ben riusciti e appetitosissimi. I secondi hanno come contorno una polenta morbidissima e quasi vellutata. Il gulasch è ottimo di sapore, pur con qualche fibrosità della carne, e con una giusta dose di paprika. "Ziemlich scharf", direbbero in Austria, magari precisando che là il gulasch di solito non è uno spezzatino ma è una minestra: "Gulaschsuppe". Qui a Milano, però, anche quando governavano loro, è sempre stato uno spezzatino. Il coniglio alla ligure (in padella con olive, pinoli, salvia e rosmarino) è saporitissimo e morbidissimo: il piatto migliore della serata. Da applausi.
Un dolce? Due: la sbrisolona e le frittelle di mele. Evitati con cura i vari affogati e tartufi bianchi o al cioccolato, abbiamo scelto la produzione della casa. Frittelle di mele poco croccanti ma saporitissime, sbrisolona impeccabile. D'altra parte, se non è buona qui…
Unica nota stonata il vino della casa: allappa da morire. Abbiamo provato ad aggiungere dell'acqua gassata ma, anche così allungato, niente da fare: ci fa sempre venire la lingua ruvida. Il pane è bianco, senza infamia e senza lode: con questa cucina ci saremmo aspettati un buon pane rustico.
Mentre mangiavamo abbiamo sbirciato piatti degli altri avventori, vedendo passare un ossobuco con polenta e una trippa alla fiorentina che ci ispiravano moltissimo.
Il servizio è sufficiente, da trattoria alla buona. Discreta organizzazione, cortesia e simpatia ma mai sopra le righe. Il locale è talmente piccolo che anche riempiendosi non riesce a diventare rumoroso.
Passando con fatica fra i tavoli, ci siamo alzati per pagare il conto alla cassa. "Dunque, cos'avete preso? Un tagliere, due primi, due secondi, due dolci, una minerale e mezzo di rosso, giusto?". Cifra tonda: 60 euro. E ci fanno regolare ricevuta ma senza specificare prezzi delle portate. Ho l'impressione che siano andati a spanne, anche se sulla carta i prezzi per ogni piatto erano diversi. Ma, euro più euro meno, i conti tornano. Per la cronaca: i primi sono sotto il 10 euro, i secondi vanno da 8 euro (es. coscia di pollo alla diavola) a 15 euro, i dolci costano 3 euro. Meglio non pensare a quanto costa il vino. Quando tornerò, magari berrò birra.
Se siete alla ricerca di un bel posto, con servizio inappuntabile e magari una buona cantina, allora questo non è il ristorante che fa per voi. Ma se vi piace assaporare piatti fatti con cura, godere di sapori veri e sentirvi quasi a casa, allora andateci.

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