Sempre molto milanese

Recensione di del 16/01/2019

Trattoria Arlati

42 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 42 €

Recensione

Cena di gruppo a Milano dove ospitiamo delegazione di Developer Bergamaschi e di Sales romani per cui mi viene imposto di trovare un posto di cucina tipica non lontano dall’ufficio, onde per cui la scelta di Arlati che frequento con soddisfazione da anni è praticamente obbligata.

Nulla cambia nella location rispetto alle precedenti descrizioni, siamo solo nella cantina dove l’area è riservata alle tavolate che corrono lungo la parete dove sono ammucchiate le bottiglie di vino e la solita parafernalia di oggetti, comunque luminoso e per niente rumoroso malgrado l’affollamento di comitive. Tavoloni lunghi, coprimacchie in cotone chiaro come pure i tovaglioli, da segnalare le posate, lunghe, strette, con una estremità molto piccola e panciuta, sia per le forchette che per i cucchiai, simpatiche ma anche funzionali.

Arriviamo scaglionati, molto scaglionati, qualcuno non ha ancora capito che in Italia i treni fanno ritardo ed arriverà addirittura per il secondo, comincio almeno ad ordinare del vino per tenere la gola lubrificata. Bella carta, molto nordica, da segnalare i ricarichi bassi e la presenza di veramente tante bottiglie sotto i venti euro, una cosa che a Milano oramai si è dimenticata. Ho voglia di partire leggero, scelgo un paio di bottiglie di Dolcetto d’Alba 2017 di Aldo Clerico, un prodotto interessante, molto profumato, speziato, leggermente amarognolo con tanta frutta matura al naso ed in bocca.

Arrivati al numero legale ci facciamo portare i menù, di cui parleremo dopo, per cominciare ad ordinare ma nel frattempo decido che si devono educare i colleghi al mangiare Lombardo e faccio portare tre baslot da Nervit ( ciotole di Nervetti ) da sbocconcellare mentre si legge e si decide.

Arrivano dei bei ciotoloni che sono messi in comune, i nervetti sono dei lunghi parallelepipedi sottili, forma che non avevo mai visto ma che risulta molto piacevole in bocca, accompagnati da mini cetriolini e peperoni. Buoni, molto buoni, morbidi ma mantenendo il giusto livello di croccantezza, sapore inconfondibile, giusto livello di aceto, sottaceti d’accompagnamento molto gustosi.

Mancherebbe della cipolla per essere nel binario giusto della tradizione ma il vantaggio è che sono sicuramente più facili da digerire. I colleghi li trovano buoni ma la consistenza e l’aspetto sono un po' troppo borderline per le loro abitudini conservative e quindi si limitano ad una piccola forchettata a testa. Risultato finale è che mi mangio ben due ciotole da solo e non me ne pento.

Venendo al menù giustamente Milanese con qualche divagazione per chi ha gusti più mainstream, tanta carne, ovviamente. Dominano la carta i piatti unici, ossobuco, spezzatino, Rustin Negàa, luganiga coi chiodini tutti accompagnati dal riso al salto.

Personalmente non amo i piatti unici, una mia fisima e meno ancora mi ispirano col riso al salto a cui rovinerebbe la croccantezza (altra mia fisima ) e quindi riesco ad ottenere di avere prima il riso e poi il Rustin Negàa. Non mi riesce di avere i chiodini da soli, probabilmente perché sono cotti assieme alla salsiccia e la voglia di chiodino ( che una volta abbondantissimo sembra oramai essere sparito ) mi rimarrà. Fra le pietanze che avrei voluto orinare ma che a cui ho dovuto rinunciare segnalo anche l'insalata di coniglio tiepida e le lumache alla bourguignonne

Un paio di colleghi si prendono il Gran Misto della casa integrato dalla Mortadella al tartufo. Arrivano Cipollotti sottaceto, fagioli, affettati vari, la Mortadella di cui mi dicono un gran bene.

Soddisfazione generale. Unica vittima di questa mancata educazione culinaria è il Paté alla milanese con crostini che viene snobbato nel momento stesso in cui dico che è di fegato e che mi viene prontamente rifilato.

Ho fatto colazione alle cinque di mattina ed ho saltato il pranzo, posso forse esimermi da fare la fogna del tavolo e mangiarmelo tutto ? Assolutamente no, anche perché è molto buono, ruspante ma buono. Scuro, informe, con una bella consistenza, il sapore è carico, quello forte della carne mitigato dal dolce del marsala e delle spezie. I colleghi non sanno cos’hanno perso e non sta certo a me insistere più di tanto perché se lo riprendano.

Colgo al volo dei piatti che passano, Fettuccine con ragù di salsiccia, Pisarei con speck e scamorza affumicata ( strana combinazione, più piacentina anche se con strani compagni di letto ).

Entrambi piacciono.

Veniamo al mitico Risotto al salto alla milanese , la specialità del locale e che ai colleghi ho descritto come forse il migliore di Milano. Piatto piano di portata. Una grossa fetta triangolare gialla, sottile, alta meno di mezzo centimetro, con una lieve crosticina superficiale più scura.

Chicchi che mi danno l’impressione di essere più piccoli del solito, forse ( sparo la cavolata del giorno ), un vialone. IN bocca è un piacere, croccante al punto giusto senza che nessun chicco risulti duro mantenendo anzi la giusta morbidezza, il sapore dello zafferano che ti riempie la bocca. Successo in tutto il tavolo.

Non ci sono grossi bevitori al tavolo, mi limito ad ordinare un’altra bottiglia e deciso di stare in Lombardia prendendo un Sassella Valtellina Superiore di Nino Negri, un ottimo Nebbiolo ( Chiavennasca ), complesso, ciliegia, tabacco, fragole acerbe, pepe. Tutti soddisfatti.

Arrivano i secondi, vedo passare una Tagliata di manzo al rosmarino ed una con rucola e grana, un Osso buco alla milanese che viene servito con il riso al salto. SU quest'ultimo i feedback sono positivi, sia per l’ossobuco che per la combinazione con il riso. L’unica osservazione lato mio è che il colore mi sembra troppo scuro, la mia gremolada è più chiara, forse loro ci mettono il vino rosso.

Io mi gusto il Rustin Negà con la polenta, per i forestieri cominciamo a specificare che sono nodini di vitello con l’osso che vengono cotti a lungo ( qui cinque ore, un record ) dopo averli annegati ( da qui il nome ) nel vino. Sughetto chiaro per una Carne con l’osso che si taglia con la forchetta, si vede che la cottura è stata lunga ed a fiamma bassa sia per la tenerezza che per il colore chiaro che ha mantenuto. Il gusto non tradisce, lombardo, carico di tradizione, diretto ma senza esagerare, con una gremolada che avvolge di sapore la carne. Contorno di polenta un po' troppo molle per i miei gusti con un forte sapore paesano.

E sempre a proposito di paesano, non rinuncio al dolce e prendo la Torta Paesana, che sarebbe una torta di pane al cioccolato che viene servita col gelato alla vaniglia. Torta buona, equilibrata nel sapore ma un po' asciutta se mangiata da sola: qui entra in gioco il gelato che porta la dose di freschezza necessaria.

Bilancio finale positivo, ho fatto una bella figura sia con la colonia Bergamasca in trasferta che con il gruppo Vacanze Romane, cucina tradizionale sempre uguale a se stessa che si riscopre sempre volentieri, con un bonus per la carta dei vini e le sue proposte sotto i venti Euro che a Milano sembrano essere diventate una sorta di araba fenice.

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