Ogni tanto mi ricordo di essere stato allevato da ...

Recensione di del 16/01/2013

Sauris & Borc da Bria

32 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 32 €

Recensione

Ogni tanto mi ricordo di essere stato allevato da tate della bassa friulana e di essere stato un ufficiale degli Alpini nella Julia, a Tarvisio e Tolmezzo. Era il 1975, avevo 21 anni, mi volevo godere la vita, spendevo in ristoranti la maggior parte del mio stipendio. E ogni tanto, di conseguenza, mi viene voglia di riassaporare la cucina di quel felice periodo.

Il cibo, come insegna anche Proust, ha una fortissima capacità rievocativa. Così la nostalgia per il Friuli mi ha spinto, ieri sera, al Sauris & Borc da Bria. Via Toselli è una strada piccola, buia e a prima vista non molto rassicurante, che incrocia con il tratto finale di via Padova. Il posto per la macchina si trova abbastanza facilmente all'incrocio, in uno spiazzo che fa da parcheggio a un supermarket.
Siamo io e una mia amica che ha il marito friulano: anche lei, dunque, qualche legame con questa cucina ce l'ha. Abbiamo prenotato per prudenza.

L'ambiente è quello di una trattoria di campagna. All'ingresso il banco bar. Tre sale divise da archi, un camino, mattoni parzialmente a vista, scaffali con attrezzi rustici. Alle pareti fotografie della vecchia Tolmezzo. Vicino al nostro tavolo una foto del ciclista Bottecchia durante un allenamento in Friuli nel 1926.
Il pavimento in due sale è di palladiana, in stile ma moderna; nell'altra è originale antico, di piastrelle di cemento, bicolori, arancioni con figure a esagoni bianchi. Tavoli con tovaglie bianco panna, apparecchiate sobriamente e con gusto.

Ci portano subito la carta dei cibi e dei vini, dopo tre minuti ci chiedono se siamo pronti per ordinare. Abbiamo deciso: una porzione in due di orzotto con salsiccia e radicchio. Per la mia amica una coscia d'oca al forno, per me muset e brovada.
Ottimo davvero l'orzotto, leggerissimo e saporito, con la salsiccia tritata fine e il radicchio tenuto al dente. Abbiamo fatto bene a prenderne uno in due, perché la porzione è abbondante.

La coscia è talmente morbida che sembra cotta in uno slow cooker, il gusto è eccellente. Niente aglio o altri aromi (il sapore dell'oca ha già molta personalità), accompagnata da due listerelle di polenta leggermente abbrustolita. Piatto fantastico nella sua semplicità. Ed eccoci al muset, termine friulano che sta per cotechino e deriva dal fatto che una volta lo si faceva col muso del maiale. Buono, morbido, senza eccessi di grasso. Insieme c'è la brovada, altra specialità del Friuli. Da vedere assomiglia ai crauti, ma è tutt'altra cosa. Per farla si grattugiano le rape nei buchi grossi e si fanno marinare nelle vinacce; poi si tolgono e si mettono in aceto. Non credo che con quelle vinacce, poi, si farà la grappa. Oltre alla brovada, il muset ha come contorno una dose di polenta bramata a grana grossa, decisamente ottima.

Abbiamo bevuto, oltre a mezzo litro di acqua gassata microfiltrata, una bottiglia che ci siamo fatti consigliare dal cameriere: Schioppettino La Sclusa 2011. Ottimo vino, che si è sposato benissimo con i nostri piatti. Il prezzo in enoteca è poco meno di 10 euro, qui costava 16 euro e dunque il ricarico è onesto.
C'è spazio abbastanza nei nostri stomaci e ci possiamo concedere il dessert. Per lei un affogato al caffè (una particolarità: il gelato usato non è di crema ma è di fiordilatte), e per me il tiramisù (buono di sapore, ma con qualche leggera stopposità: forse i savoiardi sono stati imbevuti nel caffè troppo brevemente).

Il conto è di 63 euro: 2 euro per i due coperti (ragionevole); 7,90 euro l'orzotto; 15,30 euro la coscia; 11 euro il muset; 4,50 euro l'affogato al caffè; 5 euro il tiramisù; 1,50 euro l'acqua e 16 euro il vino. Sarebbero 63,20 ma il cameriere ha cancellato i decimali: coi tempi che corrono, ormai la mancia la prendono i clienti. Servizio rapido, discreto, gentilissimo. E pure competente, data l'ottima scelta del vino.

Accanto al banco bar c'è un cappello da alpino con il numero 6 nell'aquila. Strano: alla Julia, dal dopoguerra in poi, il reggimento era l'ottavo. Il proprietario, che era seduto con la famiglia al tavolo di fianco al nostro, mi ha precisato di essere stato nella Tridentina pur essendo di Cavazzo Carnico (vicino a Tolmezzo). Abbiamo scambiato qualche parola, lui ha accennato qualche frase in friulano: lingua che ancora oggi, dopo tanti anni, mi è familiare.
Devo dire che avere questa qualità di cucina a prezzi così abbordabili è difficile da immaginare. Forse la zona molto popolare ne è la spiegazione. Appena posso ci torno.

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