Cena di sabato sera. Per una volta la mia dolce e ...

Recensione di del 12/12/2009

Osteria Porca Vacca

66 € Prezzo
5 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 66 €

Recensione

Cena di sabato sera. Per una volta la mia dolce e pigra Petulante ha espresso il desiderio di uscire a cena per mangiare carne. Stimolato da un topic sul forum punto il Porca Vacca. Non avevo mai esplorato il triangolo tra Viale Abruzzi, Buenos Aires e Porta Venezia, e devo dire che è stata davvero una bella scoperta… Uno scorcio di quella Milano ariosa, pulita e residenziale del tempo che fu. Il parcheggio non è agevole, ma ho imparato che di sabato sera, dopo le 21, nessuno storce il naso se si parcheggia negli spazi riservati ai residenti (a parte i residenti, ovviamente!).
Il locale ha un aspetto piuttosto gradevole e mescola sapientemente elementi tipici dell’osteria, pareti a rustico ed “pezzi” di design contemporaneo. La mise en place rispecchia la filosofia dell’arredo: piccoli tavoli di legno, grezzamente laccati e piuttosto ravvicinati, sono apparecchiati con tovagliette di carta all’americana, tovaglioli di stoffa color cremisi e posate “d’argentone”. La cucina è a vista, dietro il bancone. Altri coperti sono ricavati da un elegante soppalco. Nota estremamente negativa per il bagno, sito nell’androne del palazzo, non conforme alle mie aspettative.

Il servizio si dimostrerà piuttosto approssimativo durante tutto l’arco della cena, nonostante la presenza di almeno quattro persone in sala. Trovando giusto dettagliare il giudizio negativo sul servizio, specificherò i problemi riscontrati. Alla nostra richiesta di attendere qualche minuto per scegliere il vino, il maître ci invita ad ordinare comunque le pietanze; il risultato è che gli antipasti verranno serviti ben prima del vino.
Poiché l’Aglianico “Aia dei Colombi” 2003 è terminato, siamo costretti a ripiegare sull’annata 2006. Le liste sono costituite esternamente da eleganti cartoncini plastificati che sono ornati d’un sigillo in ceralacca; l’interno delle liste è invece costituito da fogli di carta, increspati per l’umidità e piuttosto consunti. Il menu consegnato alla mia signora riporta i prezzi. Il cameriere si scorderà di fornirci i coltelli per il filetto. Avendo ordinato verdure saltate, ci verranno invece servite delle verdure lessate. Alla mia richiesta d’un consiglio sul vino da abbinare al dessert (volevo rassicurazioni sul Marsala vergine in accompagnamento al budino in gabbia di zucchero caramellato), il maître mi indirizza, senza spiegazioni, su un dubbio moscato che rifiuterò. Intercettare il personale per saldare il conto risulterà difficile. Dopo aver pagato, la cameriera ci inviterà scherzosamente a riprenderci da soli le giacche, salvo ripensarci dopo essere stata fulminata con lo sguardo dalla mia petulante fidanzata. Prima, durante o dopo la cena, nessuno si è mai preso la briga d’accertarsi che la cena fosse di nostro gradimento.

Veniamo al cibo. Le proposte, cinque-sei per ogni portata, sono quasi interamente a base di carne; tuttavia (lode!) sono previsti anche dei piatti per vegetariani. La lista dei vini non è particolarmente ricca, comunque le proposte (prevalentemente etichette di medio e di alto livello) sono ben assortite con i piatti.
Prima della comanda, ci viene servito un vassoietto con sedano, carote e finocchi crudi in pinzimonio d’olio e pepe.

Antipasti.
Budino di stracchino con ratatouille di verdure di stagione.
Su di un grande piatto piano bianco, le verdure circondavano una frolla salata che racchiudeva lo stracchino, elegantemente distribuito col sac à poche. Purtroppo lo stracchino e la frolla erano freddi di frigo.
Gateau di patate con taleggio: in mezzo al piatto era disposta elegantemente una bellissima formina di gateau, decorata con pinoli e ricoperta d’una salsa a base di taleggio e parmigiano; anche all’interno del gateau c’era un “cuore al taleggio”. Intorno, ancora formaggio ed una salsa di pomodoro. Purtroppo il tortino era solo leggermente intiepidito e la salsa di pomodoro, seppur coreografica, squilibrava completamente il piatto.

Secondi piatti.
Filetto di angus: il piatto migliore della serata, nonostante la richiesta, non esaudita, di una preparazione al sangue. Peccato che non ci sia traccia dell’olio e del sale descritti nelle precedenti recensioni.
Gran filetto di angus bardato alla pancetta: un taglio di carne spesso due centimetri, lungo dieci e largo sette, è stato rifinito, dopo la cottura, in una ridotta di colore bruno. La ridotta presentava un grumo delle dimensioni di una moneta da due euro; la carne era servita a media cottura, nonostante la differente richiesta.

I dessert.
Una piramide di cioccolato, consistente in una crosta di cioccolato fondente a forma piramidale che racchiudeva una mousse al cioccolato. Dolce ben presentato, ma freddo di frigo.
Una “crema in gabbia di zucchero”; ovvero un budino alla crema, dalla consistenza finemente grumosa e saldamente ancorato al fondo del piatto grazie ad una bardatura di zucchero caramellato. Il tutto contornato da una salsa ai frutti di bosco, la cui nota acida ed aspra mal si sposava con la sensazione amara del caramello e con la dolce grassosità della crema.
Concludiamo con un caffè che viene servito senza alcun accompagnamento.

Il conto: due antipast 27 €, un filetto d’angus 22 €, un gran filetto d’angus 25 €, un piatto di verdure di stagione 7 €, due dessert 19 €, due coperti, mezza minerale ed un caffè 10 €, vino 22 €. Totale 132 €.
Concludendo, si tratta di un locale con un discreto ambiente; adatto a cene di coppia o di lavoro. Il servizio è piuttosto approssimativo, se rapportato al prezzo. La cucina presta grande attenzione all’impiattamento ed utilizza buone materie prime; tuttavia ci vorrebbe maggior cura anche nella preparazione. Il rapporto qualità/prezzo è molto basso; non discuto sul prezzo dell’angus, tuttavia antipasti e dessert hanno prezzi da stellato; il nostro vino presentava un ricarico nell’ordine del 120%; sparagnine anche l’imposizione del coperto di tre euro e l’idea dei contorni separati.
Letteralmente, richiamando il nome del locale, viene da esclamare “Porca Vacca”!

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