Decido di provare questo locale, che avevo già in ...

Recensione di del 07/05/2007

Osteria dell'Acquabella

25 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 25 €

Recensione

Decido di provare questo locale, che avevo già in mente di visitare da un po’ dopo averne sentito parlare molto bene, in occasione di una cena con tre colleghi inglesi che sono qui in occasione di una delle tante fiere che si tengono a Milano.
Arriviamo in zona intorno alle ore 20, orario della nostra prenotazione, e ci vogliono almeno 20 minuti prima di trovare un posto libero decente (cioè non su aree riservate a residenti, marciapiedi, strisce ecc.). Già questo inizio diciamo che lascia un po’ a desiderare, ma siamo a Milano e siamo ben disposti a soffrire un pochino per godere di una cena di qualità, soprattutto visto che le premesse parlano di specialità milanesi cucinate come dio comanda e quant’altro.

All’ingresso del locale devo dire che l’accoglienza è molto calda e anche l’arredamento da tipica osteria, con muri di mattoni in parte a vista e tinte pastello, rendono l’ambiente molto accogliente.
Veniamo fatti accomodare al nostro tavolo e dopo pochi istanti una signora ci spiega che, in concomitanza alla fiera "Tuttofood" che si sta tenendo a Milano, in questi giorni è stato indetto un concorso al quale partecipano diversi ristoranti, tra cui ovviamente il nostro, per giudicare il miglior risotto alla milanese. Pertanto verrà offerto un piccolo antipasto formato da risotto alla milanese, una fetta di salame, una di prosciutto ed una di formaggio (ma il giudizio da esprimere in seguito è esclusivamente sul risotto) il tutto accompagnato da un bicchiere di vino di qualità abbastanza dubbia.
Devo dire che il risotto di mia mamma è di gran lunga migliore… ma, si sa, la mamma è sempre la mamma e come parametro di giudizio è alto. A parte le battute, devo però dire che questo risotto è abbastanza insapore e scialbo e non susciterà particolari emozioni non solo in me ma anche nei miei colleghi inglesi, abitualmente facili agli entusiasmi nei confronti dei nostri piatti tipici. Alla fine, più per cortesia che per altro, sulle cartoline della giuria ci limiteremo ad un discreto: il voto intermedio della scala.

Finalmente ci vengono portate le liste ed io devo produrmi in un’immediata quanto complicata traduzione in lingua inglese, che perlomeno riesca a rendere l’idea di ciò di cui si sta parlando.
Unitamente al menu ci viene portata una lista di vini che pur comprendendo molte proposte è presentata in modo un po’ particolare e nella quale mancano delle informazioni molto importanti, come l’annata del vino proposto. Poco male, chiederò suggerimenti e lumi al momento dell’ordine.
Decidiamo di comune accordo di saltare l’antipasto e ci buttiamo direttamente su i primi. Io, pur non entusiasta del risotto alla milanese provato come assaggio, cerco di dare fiducia alla cucina e scelgo un risotto al salto, mentre i tre colleghi di comune d’accordo optano per le pennette all’Acquabella (che se non ricordo male sono con pomodoro, pancetta e peperoncino), non certo un piatto tipico milanese, ma non me la sento di indirizzarli altrimenti (avevo già spiegato nella traduzione del menu che il piatto tipico da provare era il risotto con l’ossobuco, ma mi sa che era un po’ lontano dai loro gusti). Come vino mi fido del suggerimento del patron del locale e, stando in Lombardia, scelgo un Buttafuoco invecchiato in barrique per due anni, un vino di uva Croatina della quale non sono certo un fan, ma che mi incuriosisce. Devo dire un buon vino, ma certo non uno di quelli che vorrei riprovare a tutti i costi o per cui perderei del tempo a cercarlo in enoteca.

Arrivano i primi, i miei colleghi apprezzano le pennette, anche se, ripeto, sono una ricetta che avrei potuto tranquillamente cucinare io per loro data la semplicità del piatto, mentre il mio risotto al salto è discreto ma niente di più. Si presenta sotto l’aspetto di un tortino con una bella crosticina croccante, ma la materia prima è la stessa dell’antipasto, quindi come già detto niente di trascendentale.
Decidiamo di essere tutti ancora un po’ affamati e passiamo al secondo. I colleghi si buttano sul filetto, due lo scelgono alla Bonarda, uno alla griglia. Anche per i secondi vanno per cose piuttosto banali e certo non tipicamente milanesi e per questo devo dire che provo un po’ di disappunto. Probabilmente non sono stato del tutto convincente nel decantare la bontà di questa cucina.
Io, deciso fino in fondo ad una cena milanese al 100%, vado per i mondeghili alla verza, le tipiche polpettine di carne della nostra zona. Il tutto accompagnato da patate al forno ed una caponata che di milanese ha ben poco. Anche in questo caso il mio giudizio è abbastanza neutro, senza infamia e senza lode. Le patate al forno forse saranno la cosa che più mi lascia soddisfatto della cena, mentre i mondeghili sono buoni ma non esaltanti. Anche in questo caso quelli della mamma sono di un livello superiore.

Oramai sazi per quanto mangiato, decidiamo di saltare il dolce e chiudiamo il tutto con quattro caffè espressi ed un conto di119 euro, sicuramente ottimo.
Purtroppo ancora una volta però mi rendo conto che è molto difficile trovare a Milano dei locali che facciano veramente la differenza. Anche questa Osteria dell’Acquabella, di cui mi ero fatto forse troppe aspettative, mi lascia con un po’ d’amaro in bocca, sicuramente sarà difficile che ci ritorni.
Troppe cose non mi hanno convinto e la cucina è risultata essere discreta ma niente di più.

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