Stasera ci volevamo concedere un film e una cena. ...

Recensione di del 17/11/2012

Osteria del Cinema

41 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 41 €

Recensione

Stasera ci volevamo concedere un film e una cena. Io e mia moglie siamo andati all'Anteo, un cinema d'essai dotato di una libreria e di un ristorante.
Dopo aver guardato con condiscendenza quelli che facevano la coda al botteghino (noi i biglietti ce li eravamo comprati nel primo pomeriggio), ci siamo messi a curiosare fra i libri per un buon quarto d'ora. Naturalmente non parlo del film, dico solo che non mi sono divertito molto e che voglio consolarmi a tavola.

L'Osteria del Cinema è all'interno dell'Anteo, si esce dal buio della sala e si è subito lì. All'ingresso c'è un pianoforte verticale col coperchio alzato e, sul leggio, il menu. La sala è piena, ma per fortuna ce n'è una anche al piano di sopra. Arredamento moderno, tavoli o di legno o di formica, tovagliette di carta da macellaio, stoviglie quadrate con angoli smussati, bicchieri e posate piuttosto eleganti ma tutto sommato normali. Sedie di plastica color rosa antico, ergonomiche e comodissime. Tavoli ben distanziati.
Ci guardiamo intorno: più delle bottiglie di vino (che certo non mancano) ci colpisce la serie di immagini, tutte sul tema del cinema. In cima alle scale campeggia una gigantografia di Totò e Peppino De Filippo; alle pareti ci sono un sacco di fotografie con scene di film famosi. Quella più pertinente (e che meriterebbe maggiore risalto) è il finale de "Il Pranzo di Babette", un commovente inno all'arte della cucina e ai piaceri della vita in generale.

Seduti comodamente, studiamo brevemente la lista e notiamo che alcuni piatti sono contrassegnati da un punto verde: sono quelli più rapidi. Infatti la cameriera ci chiede subito se abbiamo fretta di scappare in sala. No, anzi: ne siamo appena usciti.

Per lei la tagliata di manzo con carciofi e patate alla griglia; per me polipo lessato con patate e capperi, poi i testaroli con porcini.
Nell'attesa (più lunga del normale) ci viene offerto un piattino con del pane e quattro fette di un prosciutto crudo eccezionale.
Arriva prima il polipo: è stato modellato, insieme alle patate lesse e ai capperi, con uno stampo cilindrico. Al di là della presentazione elegante, è ottimo. C'è sul piatto una salsina verde che ci sta benissimo.
Poi la tagliata: eccellente, ottime anche le patate. La cottura è quella che ci avevano fatto scegliere.

Per chi non lo sapesse, i testaroli (tipici di Pontremoli) sono la pastasciutta più antica d'Italia: ricavati da grosse crespelle fatte solo con acqua e farina, si tagliano a losanghette e si condiscono semplicemente. Quelli che mi hanno portato sono conditi con molto burro fuso e porcini brevemente saltati in padella. Impeccabili.
Il pane a fette, con cui abbiamo anche ingannato l'attesa, è superiore alla media e sarebbe perfetto se non avesse la crosta un poco bruciacchiata.

Ho chiesto un calice di vino rosso, lasciando a loro la responsabilità della scelta. Mi hanno portato un Bordeaux Reserve Jean Degaves 2011: bravi, ottimo vino, e gliel'ho detto subito. Allora me ne hanno offerto un secondo calice.

Non contenti, abbiamo preso due dessert perché ci hanno detto che li fanno tutti loro e volevamo provarli: la Sacher e la pannacotta con crema di cioccolato. Buona la pannacotta, servita in un bicchiere largo. Quanto alla Sacher, è fatta con due dischi di pasta e in mezzo la farcitura. A Vienna qualcuno li bacchetterebbe: "Nein! Die Sachertorte wird nicht gefüllt!". Infatti, secondo la ricetta originale (cfr. "Das große Sacher Kochbuch"), la pasta dovrebbe essere abbastanza morbida da assorbire completamente la gelée di albicocche. Tagliare in due dischi la torta e farcirla potrebbe essere un espediente per rimediare a un impasto non accurato. Ma qui non siamo a Vienna: Milano sulla Sachertorte non è così perfezionista. E, infine, la Sacher che mi hanno portato - anche se non è filologica - è buona, si scioglie in bocca, ha tutte le caratteristiche positive del dolce fatto in casa. Un tocco di classe: ai dessert hanno abbinato un Moscato passito greco (Tsantali Samos) offerto da loro, ben freddo. Molto gradevole (non solo il vino, anche il gesto).

Un buon caffè e il conto. Sono 82 euro. 14 € per i testaroli, 22 € per la tagliata, 14 € per il polipo, 14 € per i due dolci, 2 € per il caffè, 4 € per 0,75 litri di acqua minerale, 6 € per il calice di Bordeaux, e (ahi, ahi…) 6 € di coperto.
Il parcheggio è quello che si deve affrontare andando al cinema Anteo: decisamente non facile.
Il locale non è rumoroso (nemmeno quando si riempie), il servizio è stato attento e cordiale. Abbiamo aspettato più del dovuto, sì, è vero. Ma è anche vero che continuavano a scusarsi, l'hanno fatto anche agli altri tavoli. Questo mi fa pensare che abbiano avuto qualche incidente in cucina, che non siano abituati a fare aspettare i clienti e che si siano sentiti imbarazzati. Comunque non è stato affatto male il loro modo di scusarsi dell'inconveniente: il prosciutto che ci hanno offerto è stato memorabile.
La cucina è ottima. Non conosco altri cinema dotati di un ristorante. Già è buona in partenza la sola idea di offrire un dopocinema gastronomico così immediato, così a portata di mano e frequentabile, beninteso, anche senza bisogno di vedere un film. Ma offrire questa qualità (in sintonia con la ricercatezza dei film da cinema d'essai) è davvero qualcosa di più.

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