Ieri sera una coppia di nostri amici ci ha propost...

Recensione di del 21/10/2010

NU - Pure Asian Cuisine

32 € Prezzo
4 Cucina
8 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 32 €

Recensione

Ieri sera una coppia di nostri amici ci ha proposto di cenare al NU, ristorante giapponese ma anche asian fusion, a nord di Milano, vicino a Lambrate. Tra palazzoni moderni cresciuti un po' come funghi dappertutto nel quartiere, spicca una bassa cascina ristrutturata e ben tenuta, che a prima vista sembra completamente chiusa, serrande abbassate e solo la luce delle insegne accesa. Sul lato corto dell’edificio si apre un ampio ingresso, decorato da piante di bambù in vaso e leoni di pietra (che sanno tanto di tempio cinese). Nel cortile interno, chiuso su tre lati da quella che sembra una bassa casa di ringhiera, si erge maestoso un gazebo completo di fontana di finta roccia e panchine di legno.

Il ristorante si articola su due piani: per la cucina fusion bisogna prendere la sinistra e salire al primo piano, per il cibo giapponese si resta al livello del cortile, subito dopo il gazebo, dove una porta a vetri introduce in uno spazio accogliente, con pareti di mattoni e cemento e inserti rettangolari o quadrati di ferro, forse refusi di un passato in cui la cascina veniva utilizzata come fabbrica. A sinistra dell’entrata un imponente bancone rivestito con frammenti di bottiglie di birra nasconde in parte una parete completamente occupata da barche di legno per il sushi e piatti di portata in lacca rossa. L’ambiente è caldo e abbastanza raffinato: ogni tavolino quadrato con ripiano dorato e gambe di ferro è sovrastato da un sottile tubo di metallo che sorregge delle piccole lanterne colorate che illuminano fiocamente le pietanze. Noi veniamo fatti accomodare nella verandina che si affaccia sul cortile, probabilmente la stanza più intima e carina.
La mia prima impressione è che il locale non sia molto ben insonorizzato, perché faccio fatica a sentire la mia amica che siede a meno di un metro di distanza da me.
Intorno a noi solo coppie, di tutte le età, e forse un paio di cene di lavoro.
Il menu è vario e abbondante, ma non specifica il numero di pezzi di sushi contenuti nelle barche.

Io e il mio compagno ordiniamo un sushi misto speciale in due, una tempura mista e lui aggiunge per sé un riso saltato con pesce. I nostri amici prendono una tempura di gamberi, un’insalata di alghe, ravioli al vapore e sushi misto speciale. Io e il mio fidanzato siamo astemi, ma i nostri amici ordinano una bottiglia da mezzo litro di vino bianco del Sud Africa, unica scelta possibile per quel quantitativo, e storcono il naso non appena lo assaggiano.

Purtroppo, nel momento in cui il piatto di tempura mista tocca il piano del tavolo di fronte a noi, noto il foglio di carta assorbente impregnato di olio sul quale verdura e gamberi sono adagiati. La pastella è intrisa di olio e lo si capisce soppesando le “crocchette” che dovrebbero essere leggere e friabili, ma che sono belle pesantine, oltre che dal fatto che le dita con cui tocco le code dei gamberi si ungono seduta stante. Non mi era mai capitato di assaggiare la tempura di patate (che a mio modesto giudizio non ha molto senso) e la trovo piuttosto indigesta: le rondelle tagliate a mezzo centimetro di spessore sono “deep fried”, e come se non bastasse impanate nella pastella tipica della tempura e fritte ancora.

Quando arriva il sushi misto speciale rimaniamo delusi dalla quantità e dalla varietà: qualche minuscolo rotolino di salmone o tonno avvolto nell’alga e qualche canonico pezzo di sushi di dimensioni normali, ma niente di più, a parte un unico boccone di riso ricoperto da uova di salmone.
Il riso saltato con pesce non è niente di speciale, un po' troppo unto per i miei gusti, e il mio compagno mi fa notare che ha un retrogusto affumicato che lui non apprezza.

Per finire decidiamo di ordinare il dessert: la mia amica prende una mousse al cioccolato che non commenta, io una macedonia scondita di ananas, arancia e melone con una crema di fagioli azuki dolci, il mio compagno una pallina di pasta di riso ripiena di fragole fresche e crema di fagioli dolci e il nostro amico una grappa alla prugna.

Il servizio non è stato molto solerte, cosa che in un ristorante giapponese non mi era mai successa (anzi, di solito si rischia il contrario) e il rapporto qualità/quantità/prezzo non mi è sembrato equilibrato, contando che abbiamo speso circa 32 euro a testa. Non credo che ci torneremo.

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