Ho cenato al Nu Cube oramai due settimane fa, ma c...

Recensione di del 15/10/2006

Nu Cube

45 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 45 €

Recensione

Ho cenato al Nu Cube oramai due settimane fa, ma confesso che ancora ho qualche difficoltà nel recensire questo locale: questo perché non vorrei farne un ritratto che non corrisponde alla realtà, condizionata dal fatto che ciò che io e Giacomo avevamo in mente per la serata era qualcosa di diverso.
Ma cominciamo dal principio.
Decidiamo di cenare giapponese… dove andiamo? Proviamo un posto nuovo? Fra i tanti, la mia attenzione è rapita dal Nu Cube, il “fratellino” minore del bellissimo Nu, uno dei templi milanesi della cucina fusion, che a suo tempo mi aveva lasciato molto soddisfatta.

Effettivamente c’è da dire che la famiglia Gao non sbaglia un colpo: il nuovo locale, gestito da Susanna Gao (sorella di Massimo, impegnato al Nu) è architettonicamente opera di Simone Nisi Magnoni, ed è un vero capolavoro: porte in vetro scorrevoli, due sale separate per un totale di sessanta/settanta coperti in totale, pavimento in linoleum grigio-verde-petrolio, soffitti a volte e pareti di mattoni a vista originali, il tubo dell’aerazione che corre facendo bella mostra di sé snodandosi lungo tutto il soffitto, ed un impianto d’illuminazione spettacolare: semplici tonde lampadine del diametro di una quindicina di centimetri circa appese a tubi di ferro posti non sul soffitto ma sulle pareti, di color ruggine e differenti lunghezze, che, alternandosi fra loro completano il perimetro del locale: un effetto scenico strepitoso.

I tavoli sono completamente a mosaico, le sedute in cuoio ed acciaio, bicchieri, sottopiatto, ampolla e ciotoline per la soia tutto quanto in pesante vetro semitrasparente.
Musica fusion di sottofondo.
Il frutto di tutto ciò è un’alternarsi continuo di rustico e moderno che colpisce per la sicuramente non facile realizzazione ed al contempo l’innegabile perfetto risultato finale.

Il cameriere che ci accompagna al tavolo si mostra da subito molto solerte, forse addirittura eccessivamente, visto che ancora prima di lasciarci accomodare ci domanda se gradiamo dell’acqua: arriverà ben presto così sulla tavola ½ litro di acqua naturale microfiltrata, nella classica brocca di vetro con al collo le caratteristiche del prodotto.
Il menu rappresenta ai nostri occhi la vera delusione della serata: i piatti giapponesi sono veramente pochi, sushi, sashimi chirachi e temaki ed uramaki: il resto, è un mix di ingredienti sì usati nella cucina giapponese, ma mischiati in modo molto creativo; ad esempio fagiolini di soia arricchiti da salsine varie, insalata d’alghe con “salsa dello chef”, asparagi peperoni e pancetta, pomodoro e rucola con granchio e gamberetti e salsa esotica... Ed accanto a queste innovative creazioni, proposte cinesi, tataki alla coreana, piatti di curry indiano.

Sicuramente preparazioni degne di nota (fra le altre cose spicca il famoso prelibato manzo Kobe, carne di animali massaggiati quotidianamente e nutriti di prelibatezze) ma, per chi come noi va cercando lineare e pura classica cucina giapponese, la scelta è ridotta al minimo.
Ordineremo, ostinatamente fermi sulle nostre intenzioni iniziali “uramaki al philadelphia e pelle di salmone” per me, ed “uramaki ebitem” per Giacomo come antipasti: i piatti non arriveranno insieme, ed a me verrà portata subito una “zuppa di miso” che avevo espressamente richiesto come accompagnamento alla portata successiva.

Comunque… porzioni esigue, quattro rotolini di riso e sesamo con all’interno alga e gambero fritto per Giacomo, la soia è forse un po’ salata ma il sapore è decisamente buono; così come ottima la zuppa di miso, dal sapore deciso, ricca di alghe e pezzetti di tofu e ottimi i miei uramaki, dove forte è il contrasto fra la salata pelle di salmone e la delicatezza del formaggio, che fra l’altro lega il boccone e da una notevole sensazione di morbidezza.
Peccato che, mentre ancora ci deliziavamo dell’antipasto, il solerte cameriere (sempre lui) ci porta al tavolo la portata successiva, ovvero “sushi misto” per entrambi.

Ora, io non voglio essere eccessivamente polemica ma primo, il locale era praticamente vuoto, ragione per cui non vedo come non si possa prestare un minimo di attenzione in più ai tempi del servizio; secondo, i piatti da noi ordinati hanno la caratteristica d’essere freddi e crudi, pertanto avrei giudicato una buona mossa quella di fare dietro front ed aspettare a metterli in tavola dopo aver notato che ancora non avevamo finito gli antipasti.
Chiusa parentesi, per onore di verità devo comunque riportare che il sushi era perfetto: tre uramaki misti, tre nighiri, e sei pezzi di sushi con pesce freschissimo e tenerissimo, fra cui un delizioso calamaro, una morbida piovra, un fantastico gambero rosa, ventresca di tonno e salmone gustosissimi e morbidi ed una vellutata impalpabile ricciola; riso dalla consistenza impeccabile, nemmeno un chicco nella ciotola della soia, bella ed originale la presentazione sulla classica tavoletta di legno.
Un’altra volta peccato che, anche con tutta la buona volontà da parte nostra, in quarantacinque minuti scarsi la nostra cena è cominciata e finita.

Conto totale euro 91,50, arrotondato a 90, e così suddiviso:
due coperti euro 7, due birre Kirin 500ml euro 14, ½ acqua euro 2 (la microfiltratura si sa che costa…), due caffè euro 5, un uramaki euro 7, un ura ebitem euro 7, due sushi misti euro 46, una zuppa di miso euro 3,50.


Il ristorante, da me lungamente descritto all’inizio, è effettivamente bellissimo; la cucina… beh, l’errore è stato nostro, che non abbiamo considerato quanto quel fusion accanto a giapponese potesse effettivamente pesare sul menu.
Il servizio però, ahimè, è da “limare”, e parecchio… concediamo forse l’attenuante del locale aperto da poco il cui personale deve ancora “ingranare”?
Può starci… ma non possiamo comunque considerare che i prezzi non sono affatto bassi: vada per il locale, sicuramente di tendenza, e questo già si sa che rappresenta un costo; vada per la cucina, è buona e particolare, e ciò mi giustifica ancora una volta il costo… ma a questo punto pretendo un servizio che sia anch’esso adeguato in virtù di quanto anch’esso mi costa.

N.B.: il rapporto qualità prezzo è stato inevitabilmente influenzato dal servizio.

Cinzia

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