Mercoledì ore 21:00, cena in sei.

Arriv...

Recensione di del 07/02/2007

Nicola Cavallaro

55 € Prezzo
7 Cucina
9 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 55 €

Recensione

Mercoledì ore 21:00, cena in sei.

Arriviamo in leggero anticipo sugli altri. Suoniamo e vengono ad aprirci la porta, si offrono di sistemare i cappotti in guardaroba e chiedono se preferiamo aspettare all’ingresso o salire in sala. Decidiamo di rimanere nell’ingresso a curiosare tra i molti prodotti esposti, oli, vini, risi, diverse qualità di pasta, sali (Maldon e rosa himalayano). In pochi minuti arriva il resto della tavolata e, mentre ci accingiamo a salire le scale che conducono alla sala, incontriamo lo Chef Nicola Cavallaro che ci dà il benvenuto.

La sala è ampia, spaziosa e dipinta in un tenue color verde, tovagliati lunghi sulle tavole e sedie comode e leggere. Apparecchiatura di livello con posateria Sambonet e cristalleria Spiegelau, molto belle le stoviglie in ceramica chiara a microdisegni ton-sur-ton.

Scelgo di cenare con il menu degustazione mini che, al pari degli altri menu guidati in lista, non è vincolante per tutto il tavolo. Iniziativa lodevole.
Come appetizer viene offerto un gambero rosso crudo con una brunoise di melone invernale in abbinamento al calice di Prosecco d’aperitivo. Già da questo piccolo assaggio si comincia a capire la base della cucina: una materia prima impeccabile.

Il mio antipasto è la terrina di bollito con cremoso di salsa peverada e insalatina invernale, diversi bolliti assemblati in terrina e poi tagliati un una spessa fetta accompagnata da una pallina, tipo gelato, di peverada e qualche foglia di insalata. Sapori forti e consistenze non sempre ottimali nella terrina, leggermente troppo nervose le carni rosse e un pochino asciutte le bianche. Molto buona la peverada, incisiva e curiosa.

Proseguo con gli spaghetti Senatore Cappelli con olio extravergine Pianogrillo e selezione di peperoncini, rispunta la ricerca sulle materie prime, abbinata a un paio di “trucchetti” per trasformare quello che è un piatto semplice in una preparazione ottima. La pasta è molto mantecata, probabilmente scolata molto prima della cottura e finita in padella quasi “a risotto” per sfruttare la cremosità dell’amido, la selezione di peperoncini dona un grado di piccante che ingolosisce ma non disturba.

Come secondo le cosce di faraona ripiene di animelle con radicchio tardivo di Treviso e salsa alle castagne, un buon piatto che, però, nella sua normalità stride con l’eccellenza degli spaghetti. Buon sapore della carne, buono il ripieno, forse troppo poca la salsa che ha accompagnato giusto un paio di bocconi. Un piatto che in sé non ha niente di sbagliato, forse una discesa troppo ripida dopo il picco del primo.

Si risale, in arrampicata spaventosa, con il dolce: spuma di yogurt, salsa e sorbetto al mango, ancora la semplicità degli abbinamenti che trova nell’eccezionalità degli ingredienti la forza per stupire. Lo yogurt da solo è semplicemente delizioso, arricchito dalla crema di mango cresce ancora, ottimo anche il sorbetto al mango.

Chiudo con un buon caffè.

Abbiamo bevuto una bottiglia di Champagne Billecart-Salmon Brut Réserve e una di Pinot nero che non ricordo, probabilmente delle cantine San Michele Appiano.

Il servizio è impostato, professionale e cortese. I piatti sono portati in tavola e assegnati ai commensali con precisione, senza chiedere. Spicca però la mancanza di spiegazione e/o descrizione degli stessi. Una piccola sbavatura anche ad inizio pasto quando il maître non ricordava il vino scelto, dimenticanza che stupisce un po’ quando si è ordinato Champagne. Da evidenziare il fatto che lo Chef abbia offerto tre porzioni di crema di zucca con mascarpone e polvere di caffè ai commensali che non avevano ordinato il menu degustazione, per allinearli ai nostri ritmi, un accorgimento molto elegante.

L’ambiente è piacevolissimo, rilassante ed elegante. Molto lo spazio tra i tavoli a garantire ottima privacy. Già descritta l’ottima mise en place, di tono anche la toilette.

La cucina stupisce per il livello delle materie prime, vi è però poca costanza nei piatti, si passa dall’eccellenza alla normalità troppo repentinamente. Il livello veramente alto dei picchi fa sembrare la normalità una caratteristica quasi negativa. Una pecca evidente nella preparazione ha caratterizzato i ravioli ripieni di zuppa e crostacei di alcuni commensali: il ripieno di un buon numero di essi era mancante, probabilmente a causa di aperture della pasta durante la cottura.

La piacevole serata si è conclusa con una visita nelle cucine, illustrate da Nicola Cavallaro con simpatia.

Il prezzo della cena è stato di 282 euro, scontati a 260. Mancano da questo conteggio le bottiglie di vino, che sono state offerte da un commensale.
Scegliendo il menu degustazione mini, proposto a 45 euro, e un normale vino, si può ragionevolmente ipotizzare una spesa intorno ai 55 euro. Un rapporto qualità/prezzo soddisfacente che è penalizzato dalla discontinuità della cucina ma rafforzato da un livello elevatissimo, come già sottolineato, delle materie prime.

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