In questa piovosa serata milanese di inizio autunn...

Recensione di del 15/09/2009

New Sempione 42

90 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 90 €

Recensione

In questa piovosa serata milanese di inizio autunno decidiamo finalmente di provare la cucina del Sempione 42, generalmente assai apprezzata dai colleghi Mangioni. Prenotiamo verso le 19:30; alle 20:30 suoniamo il campanello e veniamo accolti dalla moglie e dal suocero dello Chef Andrea Alfieri, i quali, dopo aver preso in consegna ombrelli e soprabiti, ci fanno accomodare nell'unica sala di cui consta il locale.
L'ambiente dona fin dal primo momento un'amena sensazione di avvolgente calore famigliare; per tutta la permanenza all'interno del Sempione 42 ci si dimentica di trovarsi nella frenetica città meneghina, avendo la sensazione di cenare in un piccolo locale di paese. La sala risulta intima e raccolta, presentante una decina di tavoli correttamente distanziati, con calde pareti tinteggiate in color ocra, il pavimento rivestito in parquet e la sovrastruttura con funzione di soppalco (alla sera inutilizzato) in ferro battuto e legno; alle pareti troviamo stampe d'epoca raffiguranti una Milano d'altri tempi e piccoli utensili da cucina in rame; un unico lampadario, in ferro battuto anch'esso, illumina sufficientemente i tavoli sottostanti.

Veniamo fatti accomodare sul fondo della sala proprio a fianco della grande finestra che dà sulla cucina, attraverso la quale si possono scorgere lo Chef e la fidata assistente Roberta lavorare alacremente, non fermandosi un secondo. Il tavolo che ci accoglie non è, purtroppo, molto grande (da ciò la mancanza del piattino per il pane), mentre la mise en place risulta semplice e senza fronzoli pur essendo dotata di un'indubbia eleganza: tovaglia marrone scuro in tessuto ruvido al tatto sormontata da una tovaglietta all'americana riprendente i colori delle pareti, tovagliolo en pendant con essa; cristalleria Spiegelau e Bormioli Rocco, con i preziosi bicchieri per l'acqua firmati Zafferano; porcellane candidamente bianche e posateria in acciaio Inox Forge dalle moderne fogge. La seduta è garantita da comode sedie in legno, perfettamente in sintonia con l'ambiente circostante.

Sul tavolo troviamo già pronto un bicchiere da Martini cocktail contenente una selezione di stuzzichini (tarallini, tegole di Parmigiano, sfogliatine di pane, bocconcini di pasta sfoglia) freschi e croccanti; abbiniamo alla degustazione delle suddette golosità e alla consultazione dell'interessante carta delle vivande due flûte di Franciacorta Brut Rosé Quadra non millesimato, gradevole, stappato al momento e servitoci dalla gentile Samantha ad una temperatura perfetta.
Il menu presenta una buona selezione di pietanze, con in più la possibilità di scegliere fra due menu degustazione di quattro o cinque portate proposti, rispettivamente, a 45 e 60 €; stasera ci orienteremo su una scelta totalmente à la carte.
Diamo quindi un'occhiata alla carta dei vini, di buona fattura e dai ricarichi corretti, e decidiamo per una bottiglia di Pinot Nero Selection, Oxenreiter, 2006. Un buon Pinot Noir altoatesino dalla soave rotondità ed apprezzabile finezza, capace di sposarsi in modo ottimale con tutte le pietanze che andremo a degustare.

Efettuata la nostra ordinazione ci vengono quindi serviti l'acqua minerale San Bernardo e il ricco cestino del pane, ancora tiepido e proposto in numerose varietà, tutte squisite: focaccina al pomodoro di Pachino, panino al lardo, alle olive Taggiasche, al burro e timo; nonchè degli ottimi grissini all'olio.

Ecco che giunge un piccolo benvenuto dalla cucina: Crema di patate con finferli e crudo di capesante. Una delicata, tiepida e cremosa purea di patate è arricchita da sottili listarelle di capesante crude e piccoli tocchetti di finferli leggermente spadellati, un giro di ottimo extra vergine completa il tutto. L'accento va subito sulla qualità elevatissima delle materie prime utilizzate, per un amuse bouche piacevole e leggero.

Ci vengono quindi serviti gli antipasti.
Terrina di fegato grasso d'oca con crudo di gamberi rossi di Sicilia e gelatina di uva fragola.
Nel piatto rettangolare compaiono tre sottili parallelepipedi, leggermente salati e pepati, di foie gras cotto en torchon; essi poggiano su tre fette di gelatina di uva fragola, di un bellissimo rosso cupo, e sono coronati da tre splendidi e profumatissimi gamberi rossi di Sicilia crudi; completano il tutto un fiammifero di pan brioche e delle stille di aceto balsamico di Modena. Preparazione giocata su un abbinamento di stampo classico, dove la dolcezza della gelatina e quella del crostaceo, estremamente diverse, contrastano la mineralità e la tendenza amara del fegato grasso; un piccolo appunto risiede nel fatto che il delicatissimo gusto del gambero sia leggermente prevaricato dalle altre componenti, se esso fosse stato scottato avrebbe senz'altro reso maggiormente.
Ottimo inizio.

Culatello di Zibello con piadina croccante, crème brûlée di Squaquerone e rucola.
Originale reinterpretazione di una piadina d'autore, con l'ottimo salume disposto a corona ad occupare metà del piatto, la piadina sotto forma di sottili cracker in un piccolo bicchiere e la piccola cocotte di crema bruciata al formaggio e rucola. Interessante piatto dove, oltre alla qualità del salume, scioglievolissimo e gustoso, si aggiunge la felice idea di proporre le restanti componenti del ripieno della classica piada in una crème brûlée, dove la dolcezza della crosta zuccherina contrasta, non completamente però, l'amaro della rucola e la grassa cremosità dello Squaquerone.
Gusto e sostanza.

Passiamo al primo piatto comune ad entrambi:

Risotto Carnaroli con porcini e castagne mantecato alla Fontina DOP.
Il bellissimo risotto si presenta fumante nei grandi piatti fondi emanante un profumo ricco e goloso, esso è già alla vista mantecato con perizia e generosità. In bocca conferma le attese, chicco perfettamente al dente, legatura perfetta, gusto ricco, suadente con un'amalgama di sapori decisamente azzeccata e un gioco sulle textures - farinoso, croccante, morbido, cremoso - degli ingredienti davvero interessante.
Un risotto da manuale. Applausi!

Dopo una consona attesa giungono i secondi.
"Il cervo dal crudo al cotto".
In un bel vassoietto individuale riscontriamo le tre preparazioni che compongono il piatto, in ordine di degustazione: Millefoglie di tartare di cervo e barbabietola, formaggio caprino e germogli di barbabietola (ottimo gioco di consistenze, con il dolce ortaggio a supportare il selvatico della carne e il formaggio a ripulire il palato); Tagliata di cervo scottata su purea di patate al pino mugo e riduzione ai mirtilli neri (scioglievole la carne e gradevolissime componenti a richiamo "alpino" i mirtilli e il pino mugo); Stracotto di cervo su polenta alla vaniglia (pura goduria!).
Emozionante trip dedicato ad una carne eccellente.

Trancio di ricciola cotta sott'olio su passatina di zucca, patate blu e cannolo alla Burrata pugliese.
La piacevolmente rustica passata di zucca fa da specchio alla preparazione, essa è coronata dal generoso trancio di pesce e da una piccola quenelle di densa purée di patata blu; completa il tutto un piccolo cannolo di pane ripieno di sofficissima burrata ed una chip della suddetta patata. La componente ittica è eccellente, cotta alla perfezione, con l'interno ancora gradevolmente crudo; ottima la passata di zucca a donare sostanza e il formaggio a ripulire egregiamente la bocca donando freschezza ed impalpabilmente leggera soddisfazione palatale.
Coreografica esecuzione.

Siamo sazi, ciononostante io mi concedo anche il dolce, preceduto da un predessert per entrambi: Sorbetto di ananas e zenzero con croccante di ananas. Una piccola pallina di profumato sorbetto è decorata con il delicato croccante di ananas per un insieme fresco e stimolante.

Ecco quindi il dolce prescelto.
Pesche leggermente caramellate su friabile alle mandorle e gelato all'amaretto, schiuma al latte di mandorle.
Quattro-cinque sottili spicchi di pesca gialla leggermente passati in padella con zucchero e burro sono poggiati un delicato tortino composto dal friabile di mandorle, dal sapore caratteristico, tra di loro una pallina di gelato all'amaretto, a tendenza piacevolmente amarognola; completa il dessert una delicata e schiumosa aria al latte di mandorla. Dessert classico ed ottimamente eseguito, dove contrasti termici, nelle consistenze, nonchè fra dolce e amaro rendono assai interessante la degustazione.
Buona conclusione.

Seguono un caffè per me, ottimo, e una grappa morbida Jacopo Poli, sempre una garanzia.

A questo punto abbiamo modo di conoscere finalmente il bravo Chef Andrea Alfieri di persona, venuto ai tavoli a sincerarsi dell'andamento della cena, e a palesare la mia identità "mangionica"; chiacchieriamo piacevolmente con tutto lo staff del Sempione 42 per una buona mezz'ora, accompagnati da due generosi balons di Bas Armagnac, ripromettendoci di replicare l'esperienza non appena possibile.
Infine il conto, riportante un totale pari a 180 €, così dettagliato: due coperti 5 €, due bottiglie di acqua minerale San Bernardo 6 €, due aperitivi 16 €, due antipasti 31 €, due primi 28 €, due secondi 46 €, un dolce 8 €, una bottiglia di Pinot Noir 32 €, una grappa 5 €, un caffè 2,50 €. I distillati ci sono stati gentilmente offerti.

Conclusioni.
Una piacevole conferma della bravura dello Chef, per così tanto tempo solo letta e sentita; cucina contraddistinta da idee innovative e tecnica collaudata, ma sempre con i piedi per terra e senza inutili - e dannosi - voli pindarici. Grande sforzo quello di "Chefalfio" e Roberta, a condurre un'intera cucina da soli! Prospetto - e nel contempo auguro - un roseo futuro per questo appassionato Chef.
Il servizio è ottimamente orchestrato dalla moglie di Andrea, Samantha, sempre pronta a soddisfare (e soprattutto ad anticipare) ogni più piccola richiesta del cliente. Professionalità e calore famigliare sono le caratteristiche fondamentali.
Il conto presenta un rapporto qualità/prezzo normale-buono, considerato il fatto che siamo a Milano nonchè la grande qualità delle materie prime.

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